La squadra di Rino Gattuso elimina i coraggiosi (ma modesti) avversari grazie alle reti di Tonali e Kean e accede all’ultimo atto dei playoff. Un primo tempo difficile e pieno di tensione, una ripresa giocata con un altro ritmo. Il ct: «Andiamo a giocarci ‘sta finale». Nell'altro spareggio il Galles si arrende ai rigori
Magari senza lustrini e colpi di genio, con qualche momento di stanca e un primo tempo decisamente no. Va bene tutto per questa notte azzurra. L’Italia batte 2-0 l’Irlanda del Nord e adesso è a un passo dal sogno. Quello vecchio, che accendeva le estati azzurre, con le pizze, le birre, gli amici, i maxischermi nelle piazze, e che manca da troppi anni (dodici).
Tra gli azzurri e il Mondiale ora c’è una sola avversaria: la Bosnia, che nell’altro spareggio ha eliminato il Galles ai rigori dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. Siamo a tanto così dal back to the future. E non era scontato. Soprattutto perché la squadra di Rino Gattuso doveva mettere ko i nordirlandesi. Ce l’ha fatta con i gol di Sandro Tonali e Moise Kean, ma non senza fatica. Quarantacinque minuti very strange. Una ripresa iniziata malino e poi cresciuta grazie agli uomini di maggior intensità, Politano e Tonali su tutti.
Questa semifinale playoff a Bergamo, tra 23mila sciarpe italiane, gli azzurri se la sono conquistata con voglia, il merito maggiore è quello. La vera sfida era ritrovare un po’ di entusiasmo. In uno sport, il calcio, che l’appeal lo ha perso a discapito di nazionali più vincenti. Ma questa è un’altra storia. Quello che conta qui, e adesso, è vedere i giocatori dell’Italia tirare un sospiro di sollievo. Lo fa anche Gattuso: «Non è stata per niente facile. Ci hanno pure sorpresi. Nel primo tempo potevamo fare meglio. Locatelli si è abbassato troppo, veniva a schiacciarsi. Siamo stati però bravi, non era scontato».
E ancora: «Ci siamo anche complicati la vita. Nel secondo tempo abbiamo dato più ritmo, la palla circolava più veloce. Andiamo a giocarci ‘sta finale. La tensione che sentiamo noi la sentono anche gli altri. Adesso ci godiamo questa vittoria e poi vediamo da domani. Ringraziamo Bergamo per l’ennesima volta, dopo il primo tempo ho sentito pochissimi fischi».
PRIMO TEMPO NO
Doveva essere un primo tempo arrembante. Anzi, all’arrembaggio. Perché se vuoi andare a prenderti la gloria, fallo almeno a testa bassa. E con coraggio. Invece è stata un’Italia fiacca, prevedibile, sciapa. Con Locatelli mai nel gioco e nelle azioni. E con un’unica soluzione: il lancio per la punta - Kean o Retegui, fate voi - con preghiera di miracolo incorporata.
«L’Italia non ha più Totti o Del Piero», aveva detto il ct O’Neill. Sì, la verità ci fa male. Giocatori così non li ha (mai avuti) neppure l’Irlanda del Nord, una squadra che è sembrata un grande classico, un usato sicuro, una cosa già vista: cuore, grinta, polmoni, interventi decisi. Poco pressing. Nessuna frenesia. Politano il migliore. Basti una parola: catenaccio. Un’identità che l’Italia ha evidentemente rinnegato nel tempo. Per evolversi (ma in cosa, poi?). Una specie di mutazione antropologica ancora da comprendere davvero. La squadra di O’Neill, invece, ne ha fatto manifesto per tutto il primo, impalpabile tempo. Movimentato da un paio di colpi di testa (al 5’ e al 34’ Bastoni) e da alcune sortite di Dimarco sul lato sinistro.
Troppo poco davvero per mettere sotto pressione una squadra che sognava un copione così: tenere gli avversari inchiodati sullo zero a zero per i primi 45’. Addirittura la prima vera (e unica) conclusione è di Kean allo scoccare dei 38’. Un tiro alto e spaventato. Gattuso aveva già iniziato a sbirciare il cronometro che ancora non era suonata la mezzora. Anche perché l’Irlanda ha avuto pure momenti di slancio con un paio di contropiede ad altissima tensione azzurra. Ma non era una vera partita.
BENE LA RIPRESA
Quella si è vista nel secondo tempo, quando il fiuto della qualificazione alla finale playoff si è fatto sentire. E in tre minuti l’Italia quella finale è andata a prendersela. Non prima di vedere (8’) Retegui fallire un gol dopo un errore della difesa nordirlandese. Mentre due minuti più tardi è toccato a Kean vedersi respingere un bel diagonale in angolo. L’Irlanda lì ha vacillato. Infatti quello buono per gli azzurri è stato il terzo tentativo: cross di Politano (sempre il più presente), respinta della difesa, palla a Tonali che al volo ha calciato in porta per l’1-0.
Non è stata una liberazione. Ma certo da lì in poi gli azzurri hanno avuto maggiore convinzione di sé. Vedi i tiri di Kean (bello quello in rovesciata), il colpo di testa di Pio Esposito (entrato al posto di Retegui) e persino una conclusione di Barella. Minuti in cui l’Italia ha saputo anche gestire. Sono mancate la creatività e il bel gioco, però. Anche nel secondo tempo. Malgrado tutto, la squadra di Gattuso ha spinto di più, e meglio. E quando l’Irlanda del Nord ha alzato il baricentro, dando ai nuovi entrati Smyth (fuori Devlin) e Magennis (per Doyle) compiti offensivi, gli azzurri hanno trovato il raddoppio. Lo ha segnato Kean finalmente con una giocata di qualità tra lancio di Tonali (bello), dribbling e precisione di mancino, insomma un palo-gol che vale il 2-0.
Per Gattuso c’è stato anche il tempo di mandare dentro Palestra (cresciuto nell’Atalanta) e Pisilli. Felice anche Tonali, l’autore del vantaggio, che alla fine ha detto la sua: «Avevamo contro una squadra molto fisica. Siamo stati bravi a sfruttare i nostri momenti. Non ne abbiamo avuti tanti, ma li abbiamo sfruttati bene. Eravamo un po’ nervosi, poi piano piano col passare dei minuti è cambiata la partita e dopo il vantaggio abbiamo iniziato a essere liberi di testa. Ora la finale. Dobbiamo vincere, non abbiamo altre scelte».
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