Quello che sarebbe potuto essere un semplice caso disciplinare si sta rapidamente allargando fino a diventare uno scontro politico tra le due principali organizzazioni del calcio internazionale. Dopo che domenica la Fifa ha sospeso, in maniera del tutto irrituale, la squalifica di Folarin Balogun degli Stati Uniti, lunedì la Uefa è andata all’attacco, definendo la decisione «senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile».

L’intervento dell’associazione del calcio europeo è motivata dalla necessità di difendere uno dei propri membri, il Belgio, prossimo avversario degli Stati Uniti al Mondiale. Già nelle ore precedenti, Politico aveva anticipato che la Uefa aveva dato il proprio supporto alla Federcalcio belga, e non ci si può non chiedere chi sia stato quell’anonimo vice presidente della Fifa che ha detto al giornalista tedesco Tim Röhn che il caso Balogun rappresenta «una vergogna assoluta». I vice presidenti della Fifa sono in tutto otto, e tre di essi sono parte della Uefa: l’inglese Debbie Hewitt, l’ungherese Sándor Csányi e, soprattutto, lo sloveno Aleksander Čeferin.

Čeferin presiede la Uefa dal 2016, ovvero dallo stesso anno in cui Gianni Infantino è asceso ai vertici della Fifa. Nonostante la loro carriera si sia sviluppata in parallelo - anzi, forse proprio per questo - tra i due non scorre propriamente buon sangue. Infantino aveva infatti inizialmente appoggiato il progetto della Superlega, nella speranza di indebolire la Uefa, prima di tutto sul fronte economico.

Oltre la questione economica

Il conflitto tra le due istituzioni, infatti, dipende molto dai rispettivi guadagni: nel quadriennio che si chiuderà dopo questo Mondiale, la Fifa prevede ricavi record per circa 13 miliardi di dollari, mentre la Uefa guadagna quasi 6 miliardi in una sola stagione. La differenza la fanno le competizioni: Čeferin può contare su tre eventi annuali (tra cui la ricchissima Champions League) più uno quadriennale (l’Europeo), mentre la principale fonte di guadagno per Infantino è il Mondiale maschile. È anche per questo che la Fifa sta spingendo tanto, in questi anni, per aumentare il numero di partecipanti al torneo e ha introdotto il nuovo Mondiale per Club, così da poter ridurre il divario economico con l’Europa.

Queste due organizzazioni si contendono da sempre il dominio del calcio globale, ma di recente il loro scontro si è fatto più acceso che mai. Gioca un ruolo, sicuramente, anche l’approssimarsi del limite di mandati di Infantino: se dovesse essere rieletto nel 2027 resterebbe in carica fino al 2031, senza potersi più ricandidare.

Čeferin ha probabilmente delle mire sulla presidenza della Fifa, ma non si può più escludere che il dirigente sloveno non stia pensando di bruciare le tappe e presentarsi già l’anno prossimo per sfidare Infantino. D’altronde, l’occasione è decisamente propizia: il controverso legame con Trump sta avendo un effetto boomerang sulla popolarità del capo della Fifa, e la sua leadership non è mai stata così in discussione quanto oggi. Il caso Balogun non sta demolendo solo la credibilità di Infantino, ma anche la fiducia che avevano in lui le federazioni che lo hanno tradizionalmente sempre appoggiato.

Giornalisti come il francese Romain Molina sottolineano che il malcontento verso Infantino è in crescita, tra le federazioni europee. È un sentimento che è sicuramente maturato ai tempi dei Mondiali in Qatar, ed è noto che soprattutto la presidente della Federcalcio norvegese Lisa Klaveness sarebbe favorevole a un cambio ai vertici della Fifa. Altre federazioni, come quella irlandese e quella turca, hanno invece disapprovato l’inazione di Infantino nei confronti di Israele per le violenze in Palestina.

Čeferin ha così iniziato a prendere posizioni sempre più in disaccordo con quelle del suo rivale. Nel 2025 fece pubblicare sui canali social della Uefa un ricordo del calciatore palestinese Suleiman Al Obeid, ucciso in un attacco israeliano, e durante la Supercoppa europea del 2025 fece portare in campo un messaggio contro le uccisioni di bambini e civili, che alludeva indirettamente a Gaza. Lo scorso aprile, ha congelato i prezzi dei biglietti per l’Europeo del 2028, dopo le polemiche per quelli del Mondiale di quest’anno. Poi, a giugno ha annunciato che l’arbitro somalo Omar Artan, estromesso dal Mondiale per decisione delle autorità statunitensi e con l’assenso della Fifa, avrebbe diretto la Supercoppa del prossimo agosto.

Si tratta, però, di mere strategie politiche, per trarre vantaggio dalle difficoltà dell’avversario: laddove Infantino perde consensi, Čeferin cerca di inserirsi per farli propri. L’aspetto più propriamente etico attorno al calcio non fa parte di questa battaglia, se non in maniera molto superficiale. «La Uefa ha avuto numerose occasioni per dissociarsi dalle azioni della Fifa, ad esempio riguardo al genocidio in Palestina perpetrato da Israele, un suo membro, ma ha ripetutamente mancato di farlo» ha commentato Ashish Prashar, attivista esperto di Medio Oriente che coordina la campagna Game Over Israel. «La Uefa dovrebbe esigere le dimissioni immediate di Infantino. Ogni paese e federazione dovrebbe interrogarsi su ciò che sta avallando, continuando a partecipare a questo circo».

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