Non ha ancora raggiunto i vent'anni d'età (li compirà il prossimo 24 settembre) ma Paul Seixas rappresenta già la speranza più concreta del ciclismo francese per i decenni a venire. Il giovanissimo talento di Lione promette di incarnare il ruolo di fenomeno generazionale.

Alla recente Strade Bianche, Seixas ha sfoderato la sua prima prova di forza ad alti livelli, rivelandosi l'unico corridore capace di opporre resistenza all'attacco di Tadej Pogačar sul Monte Sante Marie. Mentre il gruppo si frantumava sotto i colpi dello sloveno, Seixas si è lanciato al suo inseguimento assieme a Isaac Del Toro. Il messicano, compagno di squadra di Pogačar, agiva strategicamente come "stopper", vanificando ogni sua speranza di recupero.

Seixas si è tuttavia rifatto sullo strappo finale di Santa Caterina, sbarazzandosi di Del Toro con uno scatto fulmineo e conquistando un secondo posto che trascende il semplice valore numerico della piazza d'onore.

Arrivare subito dietro un atleta considerato "alieno" come Pogi, in una classica così logorante, è uno statement di coraggio e intraprendenza. Non a caso Seixas, che come tutti i grandi campioni porta un po' di sana spavalderia nel suo Dna, dopo il traguardo ha dichiarato: «Non sono stato molto lontano dal rinvenire su Tadej, mi mancavano circa 500 metri», per poi aggiungere: «Lavoro ogni giorno per arrivare al suo livello». Un obiettivo che riflette perfettamente le ambizioni di Seixas.

Un corridore totale 

Negli ultimi dodici mesi l’enfant prodige ha collezionato risultati che delineano un profilo completo. Lo scorso mese si è classificato secondo nella Volta ao Algarve, trionfando nella tappa col duro arrivo in salita a Foia; ha poi vinto la Faun-Ardèche Classic con un attacco da lontanissimo (oltre 40 chilometri all’arrivo); lo scorso anno, invece, ha esordito nelle Classiche Monumento, ottenendo il settimo posto al Giro di Lombardia, oltre a conquistare una medaglia di bronzo nella prova in linea agli europei e un argento mondiale nella staffetta mista a cronometro.

Seixas appartiene alla nuova scuola dei corridori "totali", sulla scia dello stesso Pogačar o Remco Evenepoel, capaci di esprimersi ad alti livelli su ogni terreno.

Per comprendere la portata del suo talento occorre scavare nelle sue origini. Il suo primo allenatore Mickaël Buffaz ha raccontato che all'età di nove anni Seixas - che ha provato addirittura ottantacinque sport prima di passare al ciclismo, secondo suo padre Emanuel - riscontrava difficoltà nella coordinazione dei movimenti.

Tuttavia, a dieci anni la sua comprensione tattica del ciclismo superava quella di molti adulti del settore. Questa precocità intellettuale, unita a una crescita fisica prepotente, lo ha trasformato in un atleta che vede la corsa prima degli altri. Nel processo di crescita, Seixas è passato attraverso il ciclocross: un’esperienza formativa forgiante che gli ha permesso di affinare le capacità di guida e gestione del mezzo anche in situazioni critiche.

Due istantanee recenti confermano quanto il mondo del ciclismo sia consapevole del suo potenziale. La prima riguarda la gestione tecnica nel suo team, la Decathlon Cma Cgm.

Inizialmente la squadra aveva programmato per lui un debutto graduale nei grandi giri, con la partecipazione alla Vuelta a España per il 2026. Tuttavia, le prestazioni impressionanti delle ultime settimane pare stiano spingendo i dirigenti a stravolgere i piani: Seixas potrebbe essere al via del Tour de France. Con quali mire e doveri ancora non si sa, ma di certo si tratta di una decisione carica di responsabilità: in Francia Seixas è visto come l’uomo capace di interrompere il digiuno di ciclisti francesi a non aver vinto la Grande Boucle, che attualmente va avanti da quarantuno anni (l’ultimo propheta in patria fu Bernard Hinault nel 1985).

Difficile immaginare che ciò possa avvenire nel breve termine, ma l’orizzonte è già proiettato verso la storia. Non è solo la Francia a riporre speranze in lui: molti appassionati neutrali vedono nel ciclista la grande speranza per detronizzare Pogačar, oramai da anni figura egemone del ciclismo internazionale.

Il messia francese

La seconda istantanea proviene da un ambiente storicamente rivale. Marc Madiot, fondatore e team principal dell’altra squadra francese World Tour, la Groupama-FDJ, ha sentenziato: «Seixas è il prescelto. Possiede qualcosa che gli altri non hanno, è già oggi tra i cinque o sei corridori più forti del mondo. Sarà l'atleta che la Francia aspetta per tornare a vincere il Tour: in questo senso lo considero il Messia». Un'investitura di questo tipo pesa più di qualsiasi analisi.

Seixas è mosso da una determinazione feroce. In un'intervista a Le Monde ha spiegato come l'ambizione di vincere il Tour de France è ciò che lo anima quotidianamente. A questo ha unito, in un'intervista a The Athletic, un altro obiettivo ben preciso: la vittoria del mondiale in linea in Haute-Savoie, che si correrà nel 2027 sulle pendenze dove vive il nonno materno, colui il quale gli ha trasmesso la passione per il ciclismo quando da piccolo seguiva il Tour assieme a lui.

Ora Seixas è chiamato alla prova: nei prossimi mesi dovrà gestire le immense pressioni mediatiche che si stanno scatenando su di lui. La pressione di un intero Paese immerso nella cultura ciclistica che attende la venuta di un nuovo profeta da quarant'anni peserebbe sulle spalle di chiunque, figurarsi su quelle di un adolescente. Che, però, sembra costruito apposta per sostenere questi macigni, e non vuole altro che scrivere la storia.

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