Quando l’anno scorso Gabriella Papadakis e Madison Hubbell sono scese insieme sul ghiaccio di Art on Ice, il più importante gala di pattinaggio di figura, hanno offerto un’immagine destinata a diventare rivoluzionaria: quella di una coppia formata da due donne. Entrambe hanno concluso la loro carriera agonistica: Papadakis vanta un oro olimpico a Pechino 2022 e cinque titoli mondiali con Guillaume Cizeron, Hubbell ha vinto il bronzo olimpico nel 2022 e quattro medaglie iridate con Zachary Donohue.

La loro disciplina è la danza su ghiaccio, specialità che deriva dal ballo da sala e non prevede salti e lanci (come nelle coppie di artistico), ma si concentra sui passi e sull’aspetto coreografico.

Questione di sopravvivenza

Per il regolamento internazionale una squadra di danza è composta da una donna e un uomo: è così da sempre e nessuno ha messo in discussione questo assunto fino al 2022, quando la federazione canadese è diventata la prima a parlare di «due pattinatori», indipendentemente dal sesso. Tre anni dopo, l’esposizione di due stelle come Papadakis e Hubbell ha acceso definitivamente i riflettori sul tema. Il loro obiettivo era dimostrare che un futuro diverso per il pattinaggio di figura non è solo possibile, ma addirittura necessario.

Non è solo una scelta artistica, ma un tentativo di rompere le regole per proporre una strada nuova e dare risposta ad alcune questioni che minacciano la sopravvivenza stessa del loro sport. Un primo problema è che in questo settore le ragazze sono in netta maggioranza rispetto ai ragazzi e la loro necessità di reperire un uomo per gareggiare crea una concorrenza spietata e un enorme squilibrio di potere. Chi non trova un compagno finisce per abbandonare il mondo del ghiaccio, chi lo trova è considerata fortunata e, per questo, rischia di accettare anche condizioni fortemente penalizzanti pur di avere una carriera.

In questo ambiente i cambi di nazionalità strumentali sono all’ordine del giorno e spesso sono dovuti al fatto che i partner vanno cercati anche in paesi molto lontani. Lo ha spiegato Papadakis: «I ragazzi hanno tutta la scelta del mondo, mentre le ragazze sono spesso considerate sostituibili. I nostri partner hanno più facilità a individuare un’altra compagna e nel nostro caso le abilità contano, ma sono ugualmente importanti anche l’età, l’altezza, il peso, l’aspetto fisico. Non sorprende che molte di queste relazioni possano sfociare in abusi psicologici».

C’è chi si è già adeguato

Sulla scia di queste osservazioni, recentemente anche la federazione finlandese ha seguito l’esempio di quella canadese e ha concesso la partecipazione ai campionati nazionali di Emma Aalto e Millie Colling nella danza su ghiaccio. Le due atlete hanno spiegato di essere due amiche che vogliono pattinare insieme e che, dato che questa specialità non si basa sulla forza fisica, ma sulla precisione dei movimenti e sull’interpretazione musicale, non ci sono particolari vantaggi nell’essere uomo. L’ultimo paese a essersi adeguato è il Regno Unito, a partire dalla prossima stagione.

Autorizzare la presenza di coppie dello stesso sesso non servirebbe solo a risolvere una questione numerica e bilanciarla in favore delle donne, ma permetterebbe anche di rivedere i ruoli di genere nella disciplina. «Il pattinaggio così come è oggi limita la creatività e l'autonomia di ogni atleta», racconta ancora Papadakis. «Sia gli uomini che le donne sono confinati in rigide aspettative di forza e bellezza e permane l'idea obsoleta che le figure maschili siano i leader e quelle femminili semplici estensioni del loro corpo».

Questi stereotipi sono parte del motivo per cui così pochi ragazzi scelgono di praticare la danza su ghiaccio e incidono anche nei canoni fisici, rendendo necessari uomini statuari e donne minute, escludendo un’ampia fetta di atleti con corpi diversi. Tanti pattinatori, però, sono ormai sempre più lontani da questi modelli. 

L’International skating union (Isu) finora ha negato qualsivoglia modifica nel regolamento internazionale. Kaitlyn Weaver, ex pattinatrice canadese tre volte medagliata mondiale e membro del comitato tecnico di danza sul ghiaccio dell'Isu, ha spiegato che il tema è complesso in uno sport conservatore e lento ad adattarsi ai cambiamenti, ma che la priorità è trovare spazio per tutti: «Se vogliamo che più persone si appassionino a questa splendida disciplina, dobbiamo considerare chi non la pratica e renderla più accessibile. È un modo semplice per risolvere il problema».

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