Elevazione, il romanzo del poeta statunitense, interseca la storia della pallacanestro negli Stati Uniti a una profonda riflessione sul senso di appartenenza, partendo da Michael Jordan e giungendo fino a Lebron James
Essere circondati quotidianamente da filtri e strumenti digitali per comunicare ed entrare in relazione con gli altri e con il mondo non aiuta di certo a comprendere il luogo in cui si è e si vive e lo sforzo che le persone compiono quotidianamente per resistere, per stare in careggiata, per crescere, adattarsi e magari anche per inseguire qualche possibile successo o qualche legittima ambizione. Si perde lo sguardo sullo sforzo e sulla fatica che pure chiunque ogni giorno compie su di sé. In generale si perde la scena e la sua azione. E questo avviene in particolare con lo sport, da sempre pietra di paragone esistenziale in particolare per la cultura americana.
Oggi lo sport è universalmente tradotto in televisione, raccontato ovviamente sui giornali, ma soprattutto in trasmissioni televisive, documentari e podcast. In parte è praticato, ma più per la sua accezione salutista che per la dimensione agonistica, e resta Il fatto che dal vivo è molto meno visto e partecipato di un tempo, ovviamente in relazione alla gran cassa che accompagna ogni evento sportivo oggi. E sull’esperienza della lotta esistenziale e sportiva si concentra l’ultimo lavoro del poeta e scrittore Hanif Abdurraqib con Elevazione (Neri Pozza, traduzione di Gianni Pannofino).
Elevazione, tra il romanzo e il reportage
Abdurraqib, uno degli intellettuali americani più rilevanti e curiosi di oggi, riesce a tracciare la pratica del vivere, soprattutto per un uomo afroamericano negli Stati Uniti di Trump (e non solo) e lo fa partendo sia da se stesso che da uno dei più grandi campioni della storia del basket, Lebron James, nato anche lui come l’autore in Ohio a un anno di distanza. Elevazione affianca le due biografie, i successi di James e le cadute di Abdurraqib che lo portano da giovanissimo a scontare una pena in carcere per piccoli furterelli, salvo poi negli anni riscattarsi vincendo borse di studio e diventano uno dei protagonisti della scena culturale americana. Ma Abdurraqib non dimentica da dove viene e cosa significa soprattutto andarsene.
Elevazione è infatti un libro, un romanzo e un reportage al tempo stesso sul "genius loci”, sull’appartenere a un luogo per nascita e per destino e al tempo stesso sulla capacità e sul desiderio di forzare quel luogo ad essere altro. Una piega che porta inevitabilmente a dover andare a cercare altri luoghi, altre case e città portando però sempre con sé un pezzo di quel mondo intimo e una parte di quel lessico familiare che segna inevitabilmente la vita di chiunque.
Hanif Abdurraqib offre un racconto obliquo degli Stati Uniti, capovolge le ovvietà e mostra i limiti e gli inganni di uno sogno americano che, nonostante tutto, resiste nel cuore delle sue generazioni più giovani, anche perché una via d’uscita in qualche modo va sempre cercata e inseguita.
Il basket e la poesia del movimento
Il parallelo è con il basket che ha favorito l’emancipazione di molti ragazzi talentuosi afroamericani, ma Abdurraqib non si ferma semplicemente al fatto del successo, del denaro e della fama, al disegno di una favoletta perfetta. Si concentra invece sullo sforzo, su quella capacità che ogni campione ha avuto, da James a Jordan fino a quelli più dimenticati, di generare movimento. Non è infatti nella loro vita che si possa trarre ispirazione ed esempio, ma in quella poesia che è il loro corpo in azione, che non è traducibile se non con un’emozione straordinaria di felicità e di gioia, di dramma e potenza.
Non mancano poi in Elevazione i riferimenti alla musica e al cinema, due campi lungamente esplorati dall’autore di Columbus. Ma non si tratta sempre e solo di leggere la cultura nera attraverso il basket. Si tratta di mostrare come lo sport e il basket in particolare contengano quell’insieme di esperienze esistenziali e di talento che liberano una diversità sempre irriducibile. Se in parte Elevazione è un canto dell’America, lo è nella sua capacità di contenere mondi diversi, spesso opposti l’uno all’altro, e di liberarne poi la forza espressiva sui campi di legno d’acero dei palazzetti sportivi.
La forza degli afroamericani è così nella capacità di avere memoria di sé, del ghetto da cui provengono, della periferia in cui sono dovuti crescere. È una consapevolezza che dovrebbe appartenere a chiunque, perché è solo con quella memoria che è possibile agire per rivelare a se stessi, e poi agli altri, il proprio talento. Elevazione è il diario intimo e pubblico in cui Hanif Abdurraqib si mette in gioco non per stare al centro, ma per evidenziare le infinite possibilità di emancipazione anche là dove sembra che non ci sia alcuna possibilità di riscatto.
Hanif Abdurraqib, Elevazione
Traduzione di Gianni Pannofino (Neri Pozza)
334 pagine - 22 euro
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