C’è un week-end all’anno, quello della 24 ore, in cui a Le Mans si ferma tutto. Nel 2026, però, saranno due e uno è appena passato. Non tanto per la MotoGp che nella Loira è di casa: ha fatto tappa sabato e domenica scorsa. Il Le Mans Fc, la squadra della città, è infatti tornata in Ligue 1, il massimo campionato francese, dopo 16 anni.

Nel mezzo c’è stato il fallimento, la ripartenza dalla sesta serie e un cambio di proprietà che, per tornare grande, si è ispirato al progetto del Como, puntando sui giovani e sui vip. Ma andiamo per ordine.

La parabola prima della rinascita

Il Le Mans è sempre stato una squadra di culto. Basti pensare al fatto che gioca le partite in casa alla MMArena, nello stesso immenso parco del circuito di La Sarthe, a quattro km dalla zona del paddock, tanto che domenica la classica parata con il pullman scoperto è stata organizzata in pista, una volta finite le gare del motomondiale.

Per risultati e tradizione, il Le Mans è un club medio piccolo: un continuo yo-yo tra la prima e la seconda divisione e al massimo un nono posto in Ligue 1, nel 2007/08, con in panchina Rudi Garcia, che tre stagioni dopo vincerà il titolo con il Lille.

Nel 2013 i giallorossi hanno toccato il punto più profondo dei loro 126 anni di storia, il dissesto finanziario. Bisognava ricominciare da zero, o meglio dai dilettanti. Nessuno si voleva prendere la responsabilità di riaccendere il motore del calcio nella città dei motori.

Eppure Thierry Gomez, presidente della Stimulation marketing communication ed ex presidente del Troyes, ha fiutato l’affare, capendo che la Loira poteva essere un posto geograficamente adatto allo sviluppo del pallone: abbastanza lontano da Parigi per crearsi una rete di scouting e un bacino da cui pescare talento, abbastanza vicino per non rimanere fuori dai circuiti commerciali in caso avesse voluto rivendere.

Scelta decisamente azzeccata, dato che nell’agosto del 2025 ha ceduto la maggioranza a Outfield, società brasiliana di private equity specializzata nel settore sportivo. «Le due aree più fertili al mondo per lo sviluppo di calciatori sono lo Stato di San Paolo e la periferia di Parigi - ha spiegato alla BBC il co-founder Pedro Oliveira -. Per questo motivo abbiamo ristretto la ricerca a club situati entro 250 chilometri dalla capitale francese».

La nuova ricetta: giovani e testimonial

L’idea del management è abbastanza semplice: puntare sui ragazzi e diventare il miglior settore giovanile di Francia. Certo, la concorrenza non manca, dato che in quella zona operano Rennes e Nantes, due tra i vivai più strutturati del paese, ma a Le Mans ci credono, consci di voler crescere gradualmente, senza fare follie. Il bugdet non mancherebbe, anche solo a guardare la fila di personaggi famosi che ha investito nella società.

Fin dal suo insediamento Outfield ha cercato di aumentare il valore del brand richiamando dei vip che facessero parlare del club. Una strategia molto simile a quella attuata in Italia dal Como, anche se con un impegno economico meno oneroso. A Le Mans, però, non c’è uno stadio sul lago ad attrarre leggende del calcio come Fabregas e Henry, o attori come Keira Knightley e Benedict Cumberbatch. Allora Oliveira ha deciso di puntare sul fascino dei gran premi e della 24 ore.

Il primo nome contattato non poteva che essere un ex pilota brasiliano, Felipe Massa. Poi è stata la volta del danese Kevin Magnussen, in sella a una Formula 1, la Haas, fino al 2024. Nel progetto sono entrati anche il portiere del Real Madrid Thibaut Courtois e Novak Djokovic, coinvolto grazie a Georgios Frangulis, socio di Outfield, e soprattutto promesso sposo della numero uno del tennis femminile, Aryna Sabalenka.

Società e squadra sono cresciute insieme a gran ritmo. Negli ultimi due anni sono arrivate due promozioni consecutive che hanno fatto del Le Mans una delle realtà più interessanti della provincia calcistica francese. Molto del merito va Patrick Videira, allenatore praticamente semisconosciuto che prima di arrivare nella Loira aveva lavorato solo all’AS Furiani, una piccola squadra della Corsica mai andata oltre la quarta divisione.

Il ritorno in Ligue 1

In qualche modo l’isola di Napoleone ha chiuso questa storia. Per salire in Ligue 1, infatti, domenica il Le Mans avrebbe dovuto battere il Bastia che, in caso di sconfitta, sarebbe sceso in Ligue 3. Una di quelle partite dove senti subito l’aria pesante, resa più leggera per i Ligériens dal gol di Erwan Colas dopo 16 minuti.

Nel frattempo il Laval, terzultimo e in lotta con il Bastia per la salvezza, stava vincendo in casa con il Boulogne. Una situazione che ha scatenato la rabbia degli ultras locali che al 92’, subito dopo la rete dello 0-2 di Milan Robin, hanno cominciato a lanciare dei fumogeni in campo. Il match è stato interrotto definitivamente e il tempo rimanente non verrà mai recuperato. Nei giorni scorsi si è parlato di un possibile intervento del giudice sportivo, che però in caso penalizzerebbe gli avversari. La vittoria del Le Mans, dunque, non appare in pericolo.

Giocatori e staff de Le Mans sono corsi nello spogliatoio, dove è partita una festa forse un po’ sottotono ma poco importava, perché li attendeva la parata sul circuito. E quando ti ricapita di guidare un pullman scoperto su una pista di Formula 1 che ha fatto la storia del motorsport? Mai, solo nel fantastico mondo del Le Mans.

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