Un anno fa, per la giustizia sportiva francese, l’Olympique Lione era una squadra di seconda divisione: colpa di un debito di 175 milioni riconducibile alla gestione Textor. Una volta ridotto il buco in bilancio, l’ex allenatore dle Milan ha ricostruito la squadra puntando su Sulc ed Endrick. E adesso è terza in classifica
Di questi tempi, lo scorso anno, l’Olympique Lione era una squadra di Ligue 2. Non sul campo, dato che in campionato si trovava in settima posizione, ma per la Dncg, uno degli enti più importanti della giustizia sportiva francese. La Dncg è la Direction nationale du contrôle de gestion, l’organizzazione responsabile del monitoraggio e della supervisione dei conti delle squadre di calcio professionistiche.
A novembre 2024 l’OL si era dovuto presentare davanti alla commissione della Dncg per colpa di un debito di circa 175 milioni di euro. Un buco riconducibile alla Eagles football holdings limited, società proprietaria del club e presieduta dal businessman americano John Textor, già a capo del Crystal Palace in Inghilterra, del Botafogo in Brasile e del Molenbeek in Belgio.
Il club ha provato a raccogliere quanto meno parte della cifra a titolo di garanzia, ma non tutti i soldi sono arrivati entro la fine della stagione e lo scorso 24 giugno la Direzione nazionale per il controllo di gestione ha ufficializzato quello che già riteneva sicuro in autunno, la discesa in seconda divisione.
Eppure un via d’uscita c’era ancora, il ricorso in appello. Per validarlo, però, serviva un bonifico di 100 milioni entro luglio e un altro dello stesso importo da spalmare nei mesi successivi. Textor, anche solo come gesto simbolico, si è dimesso dal ruolo di presidente, lasciando la gestione del processo a Michele Kang, già presidente del Lione femminile e membro del consiglio di amministrazione.
Nel frattempo, tutti i giocatori più appetibili sul mercato sono stati venduti: Cherki al Manchester City, Mikautadze al Villerreal, Perri al Leeds, Benrahma in Arabia, Kumbedi al Wolfsburg e Sarr al Verona, Lepenant al Nantes e Adryelson negli Emirati Arabi. Totale? 112 milioni di euro ricavati, esattamente quelli di cui la società aveva bisogno per questa stagione.
Partenze e frenate
Il grosso lavoro di riduzione del debito ha avuto successo. L’OL ha scongiurato la retrocessione, ottenendo anche la possibilità di giocare in Europa League, conquistata sul campo grazie al sesto posto in Ligue 1. Il prezzo però è stato carissimo. Il valore tecnico della squadra si è decisamente abbassato e l’allenatore Paulo Fonseca ha dovuto ricostruire un intero sistema.
Il lavoro è ancora lungo: l’OL resta una squadra lunatica che quest’anno ha viaggiato a momenti, basta dare un’occhiata al percorso in campionato. Prima una super partenza da cinque vittorie nelle prime sei, tutte e cinque senza subire gol, poi una lunga fase di flessione, che capita spesso a Fonseca, tra inizio ottobre e inizio dicembre: in nove match i rossoblù hanno raccolto appena nove punti, scendendo verso la zona Europa League.
Eppure fuori dai confini hanno voltato, chiudendo la league phase proprio di Europa League al primo posto, a pari merito con l’Aston Villa. Per carità, il calendario metteva davanti avversari non impossibili come Utrecht, Salisburgo, Go Ahead Eagles, Maccabi Tel Aviv e Young Boys, ma 21 punti in otto gare bisogna sempre metterli lì.
Il cammino europeo dello scorso anno aveva lasciato dei fantasmi terribili. Troppo dolorosa quell’eliminazione ai quarti di finale all’Old Trafford contro il Manchester United, in vantaggio di due gol a sei minuti dalla fine dei supplementari. Eppure Fonseca ne ha saputo prendere l’aspetto migliore, la consapevolezza di avere un gruppo forte su cui costruire un futuro, indipendentemente dalle inevitabili cessioni estive.
Il ruolo di Endrick
Su quella base ha cominciato a plasmare il Lione versione 2026: una squadra solida, la seconda miglior difesa in campionato, magari non spettacolare per 90 minuti ma dagli strappi potenti che ha in Sulc, un trequartista che a settembre era in fondo alla panchina, il suo miglior marcatore con 11 reti e distribuisce i gol tra Moreira, Yaremchuk e soprattutto Endrick.
Il brasiliano, arrivato in prestito dal Real Madrid, è l’uomo che in primavera ha fatto svoltare il Lione. Non è tanto per gli otto gol e i sette assist in cinque mesi, comunque decisivi per fare 30 punti nel girone di ritorno, ma più per l’ascesa di status che ha garantito. Ha riportato l’OL al periodo in cui in città si vedevano i campioni veri, da Juninho a Pjanic, da Thiago a Benzema.
Il Lione è tornato a essere un club scelto da un giocatore del Madrid. Per affermarsi e giocare con continuità, vero, ma pur sempre uno che al Bernabeu ci sapeva stare eccome. Proprio qui sta la rinascita di una società che in meno di un anno è passata dalla Ligue 2 al terzo posto, che significa qualificazione in Champions League, a due giornate dal termine del campionato. E pazienza se in Europa League è arrivata un’eliminazione, non particolarmente meritata, contro il Celta Vigo.
Nel mercato invernale sono stati presi in prestito solo Endrick e l’ex Atalanta Hateboer. La rosa è ancora piuttosto ridotta e sarebbe stato difficile portare avanti il doppio impegno. A volte sono i giocatori a cambiare la storia di un club, a volte gli allenatori, a volte i buoni periodi, a volte la sorte. A Lione non è stato nessuno di questi fattori. O forse tutti quanti insieme.
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