In tempi di magra per noi italiani, che da 20 anni non possiamo sognare con la vera Coppa del mondo, ecco un fantastico surrogato: ne I Mondiali immaginari l’autore costruisce un torneo impossibile che attraversa epoche, dittature, miti sportivi e fantasmi collettivi. Più che una sfida tra campioni, è un viaggio narrativo in cui il realismo magico incontra la storia e trasforma il pallone in una lente per osservare il mondo
Non potendo noi italiani sognare da vent'anni con i Mondiali veri, tra mancate partecipazioni e precoci eliminazioni, ecco che in soccorso arriva un fantastico surrogato, frutto estremo della passione di Angelo Carotenuto per la penna e per il pallone. Dal felice combinato disposto sono usciti I Mondiali immaginari (Sellerio) in cui un onirismo fervido ha potuto realizzare i desideri più sfrenati dei tifosi o dei semplici appassionati, disposti a ogni giro di bar a discutere su chi sia stato il più grande, quale la squadra migliore per estetica o per pragmatica.
Ma il tutto avviene in un contesto così sfuggente e rarefatto che alfine ciò che conta non è il risultato ma il percorso, il viaggio attraverso il tempo e lo spazio che incrocia, certo, i destini degli dei degli stadi, ma li immerge in un ambito così profondamente letterario da trascenderli ed eccederli, tanto da catturare l'attenzione anche di chi del calcio in senso stretto non sa che farsene (ma esistono?).
Innocente felicità bambina
Lo sport in questione lo avranno pure inventato gli inglesi, sarà pure diventato un business per l'Europa tutta, ma se dovessimo scegliere l'idioma che lo rappresenta si deve cercare in Sudamerica, tra il portoghese e lo spagnolo, laddove il calcio non ha ancora raggiunto i limiti parossistici dell'invasione di campo della finanza, e richiama piuttosto l'innocente felicità bambina delle braccia al cielo per un gol qualunque. Non per caso il narratore dei mondiali immaginari ha nome Orazio Pànama, un nome che evoca quelle latitudini, un radiocronista che parla tutte le lingue del mondo, «e forse non ne sa scrivere alcuna» e che insegue l'amore in un volto di donna sbirciato sugli spalti.
Non per caso il linguaggio richiama il realismo magico, la corrente letteraria che ebbe la sua sublimazione proprio in quella fetta di continente che gli Stati Uniti considerano il giardino di casa. Non per caso si respirano echi di Macondo, la città inventata da Gabriel García Márquez, pure presente in spirito, dove può capitare, per sovrapposizione di libri oltre che di epoche, di collocare nella mente le partite del più improbabile tra i campionati. E sono così ricche le suggestioni che, leggendo, a Márquez si accavallano Soriano, Fellini, Kusturica, il meglio di coloro che hanno deformato la realtà per restituirla a un livello più alto di sensibilità.
Una sfida ai lettori
Siccome siamo dove l'incredibile diventa vero, personaggi che conosciamo con familiarità si muovono a loro agio tra elementi sovrannaturali o fantastici perché è la magia stessa che fa parte della vita quotidiana. Dalle biografia di ciascuno di loro si traggono dettagli che li muovono sulla scena, alcuni noti, altri patrimonio di un sapere così settoriale che costringe Carotenuto a dilungarsi in note esplicative. Non sempre, non in tutti i casi, tanto che viene da pensare alla sfida con i lettori: provate un po' a capire a cosa mi riferisco!
L'autore si diverte. Mette in campo all'inizio il Brasile del 1970 con l'Inghilterra del 1990, maestri per acclamazione i primi, maestri per autocertificazione i secondi. E siccome qui tutto è possibile Pelé gioca contro sé stesso e contro Maradona (e come finirà la tenzone in cui è in palio lo scettro di re del gioco? Niente spoiler...).
La dittatura di Mussolini sfida quella di Videla. La scuola danubiana si confronta con il futbòl bailado. Una colonia, L'India, si misura con i colonialisti inglesi suoi occupatori. Viene concessa una riparazione agli Esclusi, campioni che per uno scherzo del fato i Mondiali li hanno visti soltanto in tv. Si mescolano i generi e Le Americane si permettono di eliminare la Germania del 1974, forse una punizione trasversale alla squadra di Beckenbauer per aver osato sfilare il titolo alla magnifica Olanda che rubava gli occhi e il cuore, la versione calcistica del '68. Compaiono anche I Digitali, nati dopo la Rete e perciò portatori del nuovo.
Domina lo sport, ma si mescolano politica, società, costume, diritti, la storia stessa del Novecento e di questo scorcio di secolo, perché si sa, lo sport, il calcio in primis, non è mai solo sport. Il racconto è intriso soprattutto dei sentimenti degli umani, quelli sì invariabili e immutabili in ogni epoca. Si potrebbe essere felici del poco/tanto che una partita trasmette in fatto di emozioni.
Se non fosse che c'è sempre un'Ombra scura che trama alle spalle e se ne fotte dell'entusiasmo popolare perché rappresenta il business di chi vuole il calcio non perché è la cosa più importante tra le cose superflue, ma per arricchirsi. E qui non siamo nel realismo magico, siamo nel realismo e basta.
I Mondiali immaginari
di Angelo Carotenuto
Sellerio
406 pagine, 17 euro
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