A volte il talento batte la logica: a 3 km dal traguardo il cronoman fiammingo Segaert stacca il gruppo e ottiene la vittoria più importante della sua giovane e promettente carriera. La tappa arriva a Novi Ligure, cittadina del Piemonte famosa per il suo intreccio indissolubile con il ciclismo. Qui sono nati e si sono formati grandi professionisti come Fausto Coppi che da “rider” è diventato campione
Non (solo) la gara, ma l’Italia che le scorre accanto. “Il Giro in Italia” racconta ogni giorno i luoghi, le storie e le curiosità dietro ogni tappa della 109esima Corsa rosa. Tra geografia e memoria, il Giro diventa il pretesto per raccontare i territori che attraversa. Qui tutte le altre puntate.
Doveva essere volata, che strana una tappa che finisce in volata nella città dei Campionissimi, ma il ciclismo non può essere aritmetica tutti i giorni: il talento qualche volta può battere la logica. E così a 3 chilometri dal traguardo il fiammingo Alec Segaert, 23 anni, ottimo cronoman, fa una sparata e lascia lì il gruppo. Ottenendo così, con la più classica delle azioni da finisseur, la vittoria più importante di una carriera cheè appena agli inizi ma sarà certo prestigiosa.
Un successo speciale per la Bahrain, che ha ancora il portoghese Eulalio in maglia rosa (sempre di più, visto che si prende 6 secondi a un traguardo intermedio). Niente volata, nonostante il lavoro immane che aveva impostato la Movistar (con il solito, gigantesco Lorenzo Milesi) per tagliare fuori i velocisti puri e dare la chance migliore possibile a Orluis Aular, il venezuelano che al principio della sua carriera europea faceva le consegne per Glovo per le strade di Madrid. Perché bisogna pur campare.
Una pensata riuscita a metà: sul Colle Giovo sono andati in difficoltà Jonathan Milan e Paul Magnier, e sul Bric Breton si sono staccati definitivamente. Quando ormai uno sprint di un gruppo limitato sembrava sicuro, ecco il numero di Segaert su un traguardo non banale per il ciclismo.
Novi Ligure, dove tutto è cominciato
La tappa arrivava infatti a Novi Ligure, la cittadina del Piemonte famosa per il suo intreccio indissolubile con il ciclismo. Negli anni Trenta contava poco più di ventimila abitanti, ma Carlin Bergoglio, direttore di Tuttosport, avrebbe scritto che questa era l’Università del ciclismo.
Di Novi era il primo Campionissimo, Costante Girardengo. Di Novi era il suo amico Sante Pollastri che avrebbe ispirato Il bandito e il campione, la canzone di De Gregori. Di Novi era Luigi Giacobbe che vinse una tappa al Giro nel 1931 e Pietro Fossati che trionfò al Lombardia nel ‘29. Di Novi era Biagio Cavanna, il leggendario massaggiatore cieco di Coppi. E poi gregari finché volete, e che gregari: di Novi erano Ettore Milano, Sandrino Carrea, Luciano Parodi, Franco Giacchero, Mario Gervasoni, Pierino Zanelli, Carlo Campora.
Anche il cantore delle loro imprese era di Novi. Mario Ferretti, amico di Coppi da quando Fausto era garzone di salumeria, diventò per caso (Vittorio Veltroni lo aveva chiamato per sostituire un collega appena licenziato) il radiocronista di una delle più grandi imprese della storia del ciclismo, la mitica tappa del Giro del ‘49 da Cuneo a Pinerolo: Coppi scalò in solitudine Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere, e in apertura di collegamento Ferretti introdusse quella storia immortale mettendosi di fianco a Fausto nell’immaginario degli italiani.
Anche le sue parole sarebbero rimaste per sempre: «Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi».
Coppi che a 13 anni faceva il rider
Novi, che oggi ospita le sale del Museo dei Campionissimi, è centrale anche nella storia di Coppi. A tredici anni Fausto, che non vuole lavorare la terra, va a Novi a cercare lavoro, e lo trova «Da Minghein», la bottega del salumiere, al numero 21 di via Paolo da Novi.
«Ricordo che un mattino di primavera, accompagnato da mio padre, mi misi in cammino: in un grande fazzoletto a quadri portavo la colazione del mezzogiorno e a mano spingevo la bicicletta che mio fratello Livio, primogenito, mi aveva prestato per il viaggio. Mio padre mi accompagnò ai piedi della prima salitella, poi mi lasciò per recarsi al lavoro. Cerca di comportarti bene, ragazzo, mi disse prima di lasciarmi. Era la prima volta che mi allontanavo da casa per un lungo viaggio e il babbo parve un po’ commosso».
È il signor Domenico Merlano che lo prende per le consegne. Fausto è velocissimo a portare la spesa a casa dei clienti del pizzicagnolo, fa quello che oggi farebbe un rider. Dal momento che è tanto veloce, il giovane Coppi allunga un po’ i percorsi, e così mette chilometri nelle gambe. All’inizio è deciso che tornerà a casa soltanto la domenica, ma dura poco.
«Ben presto mi annoiai fra le mortadelle e i prosciutti, e provai una grande nostalgia del paese natio. C’era in me il desiderio di essere vicino ai familiari, il desiderio di mangiare con loro la zuppa tanto squisita che la mamma cucinava, il bisogno della sera trascorsa in compagnia dei fratelli». Ma c’era soprattutto la voglia di fare due volte al giorno, all’andata e al ritorno, quei venti chilometri di strada.
«Ah, le volate solitarie da Novi a Castellania nelle fredde serate invernali! Pedalavo con un’allegria che nessuno poteva capire». Il signor Merlano lo avverte: tutte le mattine alle 7 lo vuole in negozio, niente scuse.
La casa gialla a tre piani e i bachi da seta
È così che Fausto si allena a diventare Coppi. Volando a rotta di collo tutte le sere verso Castellania, e ripartendo la mattina quando è ancora buio. La sua è la casa gialla a tre piani, con le persiane verdi, in via Umberto I.
Fausto dorme nella camera in fondo, su un letto in ferro battuto con la testiera alta. Ma è il letto matrimoniale quello in cui è venuto al mondo alle nove e mezza di una sera di metà settembre del 1919: un neonato piccolo, appena due chili di peso. A casa Coppi allevano i bachi da seta. Ma un giorno suo zio si offre di comprargli una bicicletta da strada, perché Fausto possa smettere di fare il garzone e dedicarsi finalmente alle corse.
Partendo da qui vincerà cinque volte il Giro d'Italia, due volte il Tour de France, tre Milano-Sanremo, cinque Lombardia, una Parigi-Roubaix, una Freccia Vallone. Diventerà campione del mondo a Lugano, nel 1953. Trionferà 110 volte, quasi la metà per distacco. Qui vivrà il dolore tremendo per la morte di suo fratello Serse. La casa gialla a tre piani c’è ancora, oggi è in via Fausto Coppi. E Novi è per sempre la terra dei Campionissimi.
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