La sospensione della squalifica di Balogun, grazie alle pressioni di Trump su Infantino, ha gettato ombre sull’imparzialità della Federazione. Inoltre, uno scontro con l’Inghilterra potrebbe alienare ulteriormente a Infantino i favori delle federazioni europee, in vista delle elezioni del 2027
Tempi duri, per chi pensa che il calcio e la politica debbano restare separati. La mossa dei giocatori dell’Argentina di portare in campo una bandiera con sopra scritto «Le Malvinas sono argentine», dopo la vittoria sull’Inghilterra nella semifinale del Mondiale, è rapidamente diventata un caso diplomatico.
Il portavoce del premier britannico Keir Starmer ha commentato la vicenda dicendo: «Il Mondiale potrebbe non essere nostro, ma le Isole Falkland lo sono di sicuro», contribuendo a infiammare un dibattito che è ormai uscito dal recinto sportivo. Anche perché, nel frattempo, il governo britannico ha chiesto alla Fifa di aprire un’indagine sulla bandiera esposta dai giocatori argentini, che rappresenta una violazione delle regole e dovrebbe dunque portare a delle sanzioni.
Cosa dice il regolamento
L’Ifab, cioè l’organizzazione che stabilisce il regolamento del calcio a livello internazionale, scrive chiaramente che le squadre e i giocatori non possono esibire «slogan, dichiarazioni o immagini di natura politica, religiosa o personale». L’applicazione di questa regola è demandata alla Fifa e alle altre organizzazioni competenti, a seconda dei tornei, ed è sempre stata usata con un minimo di elasticità, punendo quelle simbologie politiche ritenute provocatorie verso gli avversari.
La bandiera che rivendica le Malvinas rientra abbastanza chiaramente in questa categoria. A rischiare di più sono Giovanni Lo Celso, che ha portato l’oggetto in campo, e Nicolás Otamendi, che l’ha tenuto in mano assieme a Lo Celso. Ma è difficile ipotizzare quale sanzione possa essere emessa nei loro confronti: la punizione avrebbe validità nella finale di domenica contro la Spagna, e potrebbe quindi anche risultare decisiva per la partita, se la Fifa dovesse decidere per una squalifica dei giocatori coinvolti.
I precedenti
Non sarebbe la prima volta che una simbologia politica ritenuta controversa dalla Fifa porti a una sanzione. Proprio prima di questo Mondiale, ad Haiti era stato vietato di indossare la sua nuova divisa, che includeva un riferimento all’indipendenza dalla Francia ottenuta nel 1804. Una scelta che aveva fatto discutere, ma che non era stata del tutto insolita: nel 2021, la Uefa aveva vietato all’Ucraina di vestire una maglietta con il disegno dei confini nazionali che includevano anche la Crimea, annessa dalla Russia nel 2014.
Sono però altri due i casi più simili a quello che riguarda oggi l’Argentina. Il primo è avvenuto nel 2024 dopo gli Europei vinti dalla Spagna, quando Rodri e Álvaro Morata vennero squalificati dalla Uefa per una giornata per aver cantato «Gibilterra è spagnola», durante le celebrazioni a Madrid. La sanzione, dunque, era stata comminata a torneo finito.
Invece, nel 2018, la Fifa si trovò a dover sanzionare gli svizzeri Granit Xhaka, Xherdan Shaqiri e Stephan Lichtsteiner, colpevoli di aver celebrato un gol contro la Serbia facendo con le mani il simbolo dell’aquila, in riferimento alle origini albanesi-kosovare dei primi due. Accadde durante la seconda partita del girone, per cui i tre avrebbero dovuto saltare la partita successiva, ma in quel caso la Fifa decise di limitarsi a delle multe.
Nel Regno Unito, la questione si inserisce in un contesto di ostilità sportiva verso l’Argentina, che ha trovato spazio anche su alcuni quotidiani nazionali nei giorni scorsi. La selezione sudamericana viene da tempo accusata di godere dei favori della Fifa, sia per gli ottimi rapporti tra Javier Milei e Donald Trump sia per l’appeal mediatico di Leo Messi, che dal 2023 gioca proprio negli Stati Uniti.
Già nei giorni scorsi, il quotidiano conservatore Telegraph aveva pubblicato un approfondimento sulle diverse accuse di favoritismi a vantaggio dell’Argentina denunciate dall’Egitto, dopo la sfida tra le due squadre negli ottavi di finale.
Il caso della bandiera sulle Malvinas mette dunque la Fifa, per l’ennesima volta, in una situazione molto complicata. Il precedente svizzero del 2018 legittimerebbe una sanzione leggera verso gli argentini, ma è scontato che qualsiasi risposta che non sia una squalifica immediata alimenterà le accuse di preferenze verso Messi e compagni.
Quanto avvenuto di recente con l’attaccante degli Stati Uniti Folarin Balogun, a cui è stata sospesa una squalifica grazie alle pressioni di Trump su Infantino, ha ormai gettato pesanti ombre sull’imparzialità delle decisioni della Fifa. Inoltre, uno scontro con l’Inghilterra potrebbe alienare ulteriormente a Infantino i favori delle federazioni europee, in vista delle elezioni del 2027.
© Riproduzione riservata