Non sogni ma solide realtà. Tra il mattone e il Fantacalcio passano diversi gradi di separazione, eppure lo slogan di moda nel mondo dell’immobiliare ben si adatta al gioco che in Italia tocca il 36esimo anno di radicamento, mentre all’estero vanta una tradizione più antica. La notizia, data per prima nei giorni scorsi dal Fatto Quotidiano, che la Lega di Serie A sarebbe pronta a comprare una quota di maggioranza della società che controlla il Fantacalcio sollecita riflessioni che vanno oltre la cronaca, per proiettarsi sul significato culturale di un gioco che resiste al passaggio delle mode e ai mutamenti tecnologici.

Di sicuro si può dire che, fra tante incertezze, la Lega maggiore del nostro calcio realizzerebbe un colpo di grande valore. Certo, poi si tratterebbe di capire come l’oggetto possa essere sfruttato al meglio. Ma questo è un altro discorso.

Trattative avanzate

Un passaggio decisivo dovrebbe essere segnato in occasione della prossima assemblea di Lega Serie A, fissata per lunedì 16 febbraio. In quella data potrebbe essere deciso il via libera a un investimento che porterebbe l’associazione dei club del massimo campionato ad acquisire il 51 per cento di Quadronica, la società costituita nel 2008 che, progressivamente, è diventata il soggetto organizzatore di riferimento per un mercato di utenti da circa 6 milioni di persone.

Il valore stimato della società sarebbe di circa 40 milioni di euro, dunque alla Lega Serie A toccherebbe investire circa 21 milioni. Una fonte vicina al dossier riferisce che nelle stanze milanesi di via Rosellini si è cominciato a trattare questo affare lo scorso dicembre, e che al momento i club favorevoli a portare avanti la trattativa sarebbero una quindicina.

In particolare, qualche resistenza in più proverrebbe dai club a rischio retrocessione. Nulla di insormontabile, un accordo verrà trovato. E la Lega si ritroverà fra le mani un asset che, se intelligentemente sfruttato, consentirà di realizzare sinergie interessanti nella realizzazione del prodotto Serie A.

Continuo rinnovamento

C’è stato un tempo in cui si diceva che l’Italia è un paese di 50 milioni di commissari tecnici. I tempi cambiano e riportano le cose entro dimensioni più realistiche. Sicché ci si ritrova in un paese da 6 milioni di fantallenatori. Un esercito di appassionati che trovano un canale di esercizio della passione che li trasforma in attori del gioco, capaci di virtù gestionali e strategie tattiche come se fossero dei manager a 360 gradi: presidenti, direttori sportivi, allenatori.

Il tutto a partire dall’intuizione di Riccardo Albini, che nel 1990 ha aperto la strada a un gioco che in altri paesi era già in vigore. Soprattutto negli Usa, dove il fenomeno del fantasport si è diffuso da decenni, grazie a una propensione allo sfruttamento commerciale che le quattro leghe professionistiche nordamericane (Mlb, Nba, Nfl, Nhl) mostrano dalle origini. Dall’altra parte dell’Oceano il fenomeno è diventato talmente diffuso da acquisire finestre di popolarità inattese e coinvolgere personaggi eccentrici.

Emblematico il caso della pornostar Lisa Ann, che si è affermata come esperta di football Nfl e gestisce un canale YouTube dal titolo che molto gioca coi doppi sensi: «Lisa Ann does fantasy». Negli Usa il mercato del fantasy sport ha già affrontato un’evoluzione che lo ha portato a intercettare il mercato delle card da collezione e il fenomeno dei non fungible token.

Competenza e competizione

Quanto al caso italiano, dove questo grado di sviluppo tecnologico e di integrazione coi mercati dei collectibles non è stato ancora raggiunto, rimane da spiegare il motivo della crescita costante di un gioco che resiste al gaming di più recente generazione e continua a attecchire anche tra gli appassionati più giovani.

Molte potrebbero essere le ragioni, alcune delle quali appaiono più forti delle altre. In primis, c’è la sfida della competenza: il Fantacalcio è un gioco che richiede acume sia nel formare la squadra a inizio stagione, sia nel gestire le forze durante il torneo. Il secondo motivo sta nel crearsi di un’arena della competizione che porta i giocatori a confrontarsi sia con una cerchia di soggetti conosciuti, sia con una vasta platea di estranei, e che richiede comunque una grande capacità di essere all’altezza della performance.

Ma su tutti prevale il peculiare intreccio fra realtà e finzione, l’ingrediente di maggiore impatto. Le squadre del torneo sono immaginarie, ma i loro risultati dipendono dalle reali prestazioni dei calciatori in campionato. Una configurazione del rapporto fra gioco e giocatore che ha caratteristiche di unicità, e che costruisce un equilibrio affascinante e dinamico fra dimensione ludica e situazioni concrete, fra abilità del giocatore e casualità degli eventi che il giocatore stesso non può controllare. Sta in tutti questi elementi il segreto del successo del Fantacalcio.

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