Non sono pochi i tifosi di calcio in Italia rimasti delusi dai recenti post in favore dell’Ice di Giuseppe Rossi, 38enne ex attaccante della Nazionale azzurra, nato e cresciuto negli Stati Uniti. Domenica, Rossi ha destato un certo scalpore sul social X per una serie di commenti particolarmente aggressivi verso dei noti politici democratici, che condannavano il recente omicidio dell’attivista Alex Pretti a Minneapolis, da parte di agenti dell’Ice.

I post di Rossi

Giuseppe Rossi se l’è presa con il governatore del Minnesota Tim Watz, scrivendogli di imparare «cosa significano le parole “protesta pacifica” prima di twittare». Al governatore della California Gavin Newsom ha risposto di stare zitto e che «i tuoi cinque minuti di fama sono terminati». Ha poi accusato la senatrice Alexandria Ocasio-Cortez di contribuire a peggiorare le cose.

Ventiquattr’ore e tanti commenti critici dopo, Rossi ha cancellato i post, scusandosi con i suoi follower e dicendo di aver scritto delle parole «fuori luogo», dettate dalla «frustrazione» per la situazione negli Stati Uniti. Tuttavia, che l’ex attaccante di Parma e Fiorentina sia vicino all’estrema destra americana sembra non essere in discussione. Lo scorso novembre aveva pubblicato un altro commento offensivo nei confronti della senatrice del Minnesota Amy Klobuchar, che denunciava le minacce di Trump contro gli immigrati somali.

Il mese precedente aveva ricondiviso un post in cui l’imprenditore e opinionista Patrick Bet-David invitava coloro a cui non piace l’America di Trump a lasciare il paese. Bet-David, in passato, aveva sostenuto che l’elezione Biden del 2020 era stata frutto di una frode da parte dei Democratici. Ma tra le vecchie pubblicazioni di Rossi si trovano anche messaggi in ricordo di Charlie Kirk o a favore di Robert Kennedy Jr., attuale ministro della Salute e noto per le sue teorie no-vax.

Il calcio come asset del trumpismo 

Quello di Giuseppe Rossi, però, è solo l’ultimo segnale di un mondo del calcio statunitense che, negli ultimi tempi, è diventato una delle principali roccaforti sportive dei Maga. 

Altrove, figure come Steve Kerr, allenatore dei Golden State Warriors, sono state molto critiche verso Trump, e lunedì anche la Nbpa, l’associazione dei giocatori della Nba, ha emesso un comunicato contro le violenze dell’Ice a Minneapolis. Ulteriori voci critiche sono arrivate dal football Nfl, mentre il mondo del soccer si fa notare solo per il proprio silenzio.

Tradizionalmente, il calcio non è mai stato uno sport di primo piano negli Stati Uniti, ma anche per questo è sempre stato considerato vicino al mondo liberal, in quanto privo della retorica nazionalista che spesso accompagna gli sport locali.

Da sempre popolare più tra gli immigrati, in particolare quelli latinoamericani, ora è amato anche tra le altre fasce della popolazione: un sondaggio dell’Economist di inizio gennaio evidenziava come oggi sia il terzo sport più popolare del paese, dietro a basket e football americano, ma davanti al baseball.

I Mondiali della prossima estate stanno giocando un ruolo molto importante, ma allo stesso tempo non è un segreto che Donald Trump abbia orientato molto la sua propaganda sportiva verso il calcio, come dimostrano le performance del 2025 accanto al presidente della Fifa Infantino.

Sostegno Maga

Dalla sua, Trump ha indubbiamente il sostegno di Alexi Lalas, ex difensore passato brevemente anche dal Padova, leggenda del soccer e apprezzato opinionista sportivo. Lalas non ha mai fatto segreto di sostenere i Repubblicani e, in particolare, l’attuale Presidente.

Più sfumata, invece, la posizione della stella attuale del calcio Usa, il milanista Christian Pulisic, che nel novembre 2024 fece discutere per aver celebrato un gol in Nazionale facendo la cosiddetta “Trump dance” e che, un anno dopo, dedicò un post su Instagram a Charlie Kirk. Molto più esplicito è stato Andrew Carleton, promessa mancata con una trentina di presenze nelle nazionali giovanili Usa, che dopo l’omicidio di Alex Pretti ha difeso pubblicamente l’operato dell’Ice.

L’altro lato della medaglia sono le numerose tifoserie del campionato locale Mls che da un anno denunciano i crimini della milizia di Trump.

I più attivi negli ultimi mesi, per ovvi motivi, sono i vari gruppi di tifo organizzato del Minnesota United. Ma per trovare voci critiche tra chi gioca o ha giocato bisogna necessariamente spostarsi tra le donne: «Stanno sostanzialmente intimidendo e minacciando le persone per impedire che protestino ha denunciato nel suo podcast, pochi settimane fa, l’ex Pallone d’Oro Megan Rapinoe, storica oppositrice di Trump.

© Riproduzione riservata