Canzoni, film e aforismi dei migliori pensatori ci hanno insegnato che il viaggio vale più di qualunque destinazione e forse è questo il concetto giusto per spiegare cosa è stata la seconda parentesi agonistica di Lindsey Vonn. Proviamo a dimenticare le urla di Cortina e quella caduta sfortunata che non le ha restituito il lieto fine a cui ambiva perché quella scena rischia di mettere in ombra ciò che la campionessa statunitense è stata comunque in grado di fare da quel novembre del 2024 in cui, a 40 anni e con una protesi in titanio al ginocchio, annunciava uno dei ritorni in gara più clamorosi della storia dello sport.

Qualcuno temeva un’operazione nostalgia più interessante a livello commerciale che tecnico e si chiedeva perché correre il pericolo di rovinare una splendida carriera con un nuovo capitolo non degno del passato. Lindsey Vonn è tornata perché sapeva quello che poteva ancora dare, perché nella sua testa aveva già previsto tutto.

Scommessa vinta

Il suo addio allo sci nel 2019 era avvenuto dopo la conquista del bronzo mondiale in discesa, ma era stato un ritiro forzato dai problemi fisici. Qualche anno dopo si è quindi fatta operare per sostituire quel ginocchio malandato e, una volta sparito il dolore, si è ripresentata in pista intanto per il piacere di sciare, poi per scrivere un’altra pagina della sua carriera. A soli tre mesi dal rientro nelle competizioni ha centrato il podio in Coppa del Mondo col secondo posto in Super G a Sun Valley, ma è in questa stagione che Vonn ha realizzato l’impresa: tra dicembre 2025 e gennaio 2026 ha preso parte a cinque discese libere e a tre Super G piazzandosi sette volte sul podio, una volta al quarto posto e collezionando due vittorie.

Prima della caduta ai Giochi olimpici era nettamente la leader della classifica di discesa libera con un vantaggio di 144 punti su Emma Aicher, in seconda posizione, e di 168 su Kira Weidle-Winkelmann, terza. Un comeback da cannibale, con lo stile e la velocità di sempre e con un ritrovato entusiasmo. Da allora ci sono volute tre ulteriori gare perché qualcuno riuscisse a superarla: al momento in testa c’è l’azzurra Laura Pirovano e il 21 marzo, durante le finali a Lillehammer, si giocherà la sfera di cristallo.

Indipendentemente da come andranno le cose e da chi scriverà il suo nome nell’albo d’oro di questa specialità, una cosa è certa: Vonn ha già vinto. Intanto perché ha dimostrato di avere ragione: in pochissimi avrebbero scommesso sulla sua competitività, eppure i risultati parlano chiaro. È tornata ed è stata la migliore.

Quello che le ha permesso di primeggiare è stato il duro lavoro, un impegno costante che non è venuto meno neanche durante gli anni di assenza dalle gare, ma anche il fatto di vivere questa nuova esperienza come un regalo, senza dovere provare niente a nessuno, seguendo semplicemente l’istinto e godendosi ogni secondo di benessere sulle piste come non le capitava da tempo.

La forza di reagire

È diventata l’atleta più anziana a vincere una prova di Coppa del Mondo a 41 anni, 2 mesi e 23 giorni, ma soprattutto è entrata nel cuore di tutti, se possibile ancora più di prima. Il suo sogno è diventato quello di molti che si sono rivisti in lei e nel suo coraggio di vivere la vita alle sue condizioni, assumendosi anche dei rischi perché il confine tra successo e fallimento è sottile e passa sempre dal mettersi in gioco.

Vonn non si è mai pentita di avere osato, neanche adesso che è alle prese con l’ennesimo lungo percorso di riabilitazione. Nella sua carriera niente è stato mai facile: ha subito incidenti tremendi, ma che hanno contribuito a costruire la sua epica. Ha suscitato ammirazione per la sua forza di reagire a ogni imprevisto e anche grazie alla comunicazione social con cui negli anni ha raccontato tutti gli aspetti della vita sportiva (risultando a volte anche divisiva): gli allenamenti, le vittorie, gli interventi chirurgici, il recupero dagli infortuni, ma anche il lato più glamour.

La chiamavano già Wonder Woman per tutto quello che ha vinto, dall’oro olimpico a ben 20 sfere di Coppa del Mondo, ma quello che è stata Vonn per lo sport va al di là di numeri e successi. In quest’ultimo anno ci ha ricordato che un fuoriclasse non lo vedi da come arriva al traguardo, ma da quello che fa durante la corsa. «Non avere questa coppa non rende questa stagione meno straordinaria, non mi toglie la gioia che ho provato al cancelletto di partenza o tagliando il traguardo e leggendo “1” accanto al mio nome. Mi sento fortunata di avere vissuto questa avventura», ha detto.

Il privilegio è tutto nostro, per avere assistito a un ulteriore capitolo di una straordinaria leggenda.

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