Prime due medaglie di questi Giochi nello skimo: gli spagnoli ne avevano vinte cinque in tutte le Olimpiadi invernali. Il catalano si allena con Kilian Jornet, l’andalusa cinque mesi fa è stata investita da un fuoristrada. Sabato ci riprovano insieme nella staffetta
Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate. “Oltre il traguardo” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Cronache dal ghiaccio”, un focus su risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti di ogni giornata.
In mezzo alla bufera di neve, la Spagna si è cambiata la storia. Ci ha messo meno di sei minuti. Ne ha impiegati poco più di tre Ana Alonso, 31 anni, andalusa, per portare al suo paese la prima medaglia di questi Giochi: bronzo nello skimo.
Subito dopo è toccato al leader dei scialpinisti spagnoli, Oriol Cardona, 31 anni, catalano di Banyoles: ha vinto per distacco lo sprint maschile, due minuti e mezzo per portare un oro che mancava agli spagnoli dall’unico meraviglioso precedente di Paco Fernández Ochoa nello slalom a Sapporo, 54 anni fa.
Per la Spagna sono Giochi storici. Si è presentata a Milano-Cortina con venti atleti divisi in tre diverse federazioni - neve, ghiaccio e montagna - tutte alla ricerca dell’oro. Dopo Sapporo ‘72 erano arrivate tre medaglie di bronzo - quella in slalom ad Albertville 1992 ottenuta dalla sorella di Fernández Ochoa, Blanca, quelle di Regino Hernández nello snowboard cross e di Javier Fernández nel pattinaggio di figura a Pyeongchang 2018 - e il primo argento quattro anni fa a Pechino grazie a Queralt Castellet nell’halfpipe.
Perché poche medaglie
Perché la Spagna è così marginale negli sport invernali? La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo. Mancano le strutture, la tradizione, gli allenatori. Manca soprattutto la neve, ad eccezione di poche località sui Pirenei e in Sierra Nevada.
Ci sono più di 40 atleti di buon livello che vivono e si allenano all’estero, mantenuti dalle famiglie. La chance per rovesciare questa dinamica poteva arrivare dai Giochi del 2030, ma si è scelto di ritirare la candidatura di Barcellona-Pirenei, e ora la Spagna è «almeno quindici anni indietro rispetto a paesi come Inghilterra, Francia e Italia», ammette Frank González, presidente della federazione ghiaccio. «Abbiamo bisogno di quantità per raggiungere la qualità. Se non ce n'è abbastanza, non avremo molta scelta».
Lo skimo è l’eccezione: in una disciplina minoritaria - che debutta ai Giochi, e non necessariamente sarà riconfermata - la Spagna è una potenza. Negli anni si è costruita una tradizione solida, e quando è arrivata la notizia dell’inclusione dello skimo nel programma dei Giochi di Milano-Cortina si è puntato molto su un gruppo di atleti vincenti.
Oriol Cardona, Ot Ferrer e María Costa vivono insieme diversi mesi l’anno nello stesso edificio sui Pirenei francesi, tra Font Romeu, Bolquere, Les Angles e La Quillane. «Siamo degli eremiti totali. Dormiamo, ci alleniamo, mangiamo e torniamo a dormire. Prima delle otto di sera siamo a letto».
Le storie
La star è Cardona, figlio di Joan, che è stato un pioniere della corsa in montagna spagnola negli anni '90, prima di dedicarsi allo sci alpinismo. E anche il fratello di Oriol, Nil, gareggia nello skimo. Il primo campione olimpico della storia di questo sport aveva già vinto 7 medaglie mondiali (2 ori nelle ultime due edizioni), 3 ori europei: da anni domina lo sprint, la sua specialità.
Piace anche alle riviste di gossip: prima di diventare un professionista dello skimo per arrivare a fine mese faceva diversi lavoretti, tra cui la guardia forestale e il modello, e ha una storia d’amore da copertina con l'attrice basca Amaia Aberasturi.
Oriol è un talento anche nella corsa in montagna (ha vinto un bronzo mondiale) e per il progetto olimpico ha chiamato tre allenatori: Andrés Arroyo si occupa della preparazione quotidiana, Víctor López analizza i dati e Kilian Jornet è… Kilian Jornet. Cioè il miglior atleta di montagna di sempre, famoso in tutto il mondo per i suoi record di velocità mentre sale sulle vette più alte e per le tante vittorie nelle corse di resistenza in montagna.
Il percorso olimpico ricavato sulla Stelvio, un percorso monco per rispondere alle esigenze dello show televisivo, per lui è una passeggiata. La scorsa estate Kilian ha portato Oriol nella sua casa di Romsdalen, in Norvegia, e lo ha allenato sulle scogliere a picco sui fiordi. «Con lui ho avuto momenti difficili molte volte», ha confessato Oriol.
Sabato rivedremo le due medaglie spagnole nella staffetta. Insieme hanno vinto la Coppa del Mondo di specialità nel 2025. A fine settembre però Ana è stata investita da un uomo alla guida di un fuoristrada mentre scendeva in bicicletta dalle montagne di Granada, e il suo ginocchio sinistro sembrava irrecuperabile.
L’ennesima cicatrice nella sua vita tormentata. Sedici anni fa Ana in montagna ha perso il padre, che faceva la guida alpina, per una frana. Nel 2017 si è fratturata tibia e perone. In seguito ha sofferto di aritmie e ha dovuto sottoporsi a due interventi di ablazione al cuore. Poi l’investimento, meno di cinque mesi fa.
Ha lavorato duramente per essere pronta a quest’occasione d’oro: pochi giorni prima di arrivare ai Giochi lei (con un tutore) e Oriol si sono piazzati secondi al mondo nella staffetta. È stata una luce in fondo al buio. E adesso ogni cosa è illuminata.
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