Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate.


Hanno studiato l’accoglienza in tutte le lingue. Welcome, bienvenue, velkomst. Prego, entrate pure. Ma l’Olimpiade invernale più estesa di sempre (23mila chilometri quadrati nel Nord Italia) ha dimenticato una piccola fetta di mondo. È quella dei ladini, 37.000 persone a cavallo tra il Trentino-Alto Adige e il Veneto. Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa. La Valle di Fodóm e quella d'Ampezzo. Un dizionario, un inno, una bandiera. Che ha 105 anni di storia (è nata a maggio nel 1920). È verde, bianca, azzurra. Il colore dei prati e dei boschi, quello delle montagne innevate, e del cielo.

Nelle ultime settimane a Cortina le hanno appese ai balconi, e alla fine ne hanno contate quasi 500. Un gesto di orgoglio, mica solo di protesta. La ragione l’aveva già spiegata un anno fa Sofia Stuflesser, la presidente dell’associazione Union di Ladins de Gherdëina: «Ai Giochi non c'è traccia di ladino. Le associazioni ladine non sono state nemmeno contattate».

Fermi, qui non siete i benvenuti. Anche pochi giorni fa, quando era impensabile la più piccola modifica della macchina organizzativa, l’Unione federale delle nazionalità europee ha chiesto ai responsabili dei Giochi di tenere conto delle culture minoritarie. E Bahne Bahnsen, vicepresidente della Fuen e portavoce del Non-Kin-State, si è fatto sentire: «La visibilità non è un gesto simbolico. Chiunque promuova la diversità deve anche attuarla concretamente». 

Tradotto: garantire che le lingue minoritarie siano presenti negli spazi pubblici e negli eventi ufficiali. Ma a Milano-Cortina il ladino non c’è.

Una questione culturale

Mentre il mondo brucia, il Donbass resiste e Gaza piange sulle macerie, occasioni come le Olimpiadi dovrebbero servire a smontare le disuguaglianze. E a dirci che le differenze sono un valore. «All you need is love», cantavano i Beatles. Di amore ne sarebbe servito anche qui, in un posto che ha ancora i conti aperti con la storia.

«Non ci hanno chiesto di esporre la nostra bandiera. Non ci hanno chiesto di essere presenti con i nostri costumi alle cerimonie». È una parte d’Italia nata con la forza, segnata dal fascismo e dalla cancellazione della lingua.

Una ferita che dura nel tempo e che mostra come il Südtirol e i suoi confini culturali senza barriere non siano una trovata per i turisti, ma il riemergere di qualcosa che per anni è stato messo a tacere.

Nei suoi ultimi interventi pubblici Elsa Zardini, storica presidente dell’Union de i Ladis de Anpezo, ha voluto spiegare che «questa bandiera non ci rappresenta solo in quanto comunità, è simbolo di un popolo che è stato diviso, al quale sono stati negati i diritti di autodeterminazione».

Se l’evento sportivo «ci starebbe anche bene», il punto allora è più profondo, più intimo. E ha a che fare con il territorio, lo spazio, la cultura. E i sentimenti. Diventa dissenso civile. «Tutti possono constatare come è stata massacrata la valle. Hanno distrutto il nostro prezioso ambiente. Hanno sventrato la conca ampezzana. Siamo qui a supplicare che arrivi la neve per coprire tante brutture».

Il precedente

Il ladino non risuonò nemmeno nel 2021 ai campionati del mondo di sci di Cortina. A fine gennaio, dopo il successo in Coppa del Mondo, ci ha provato Nicol Delago ad alzare il volume sul traguardo di Tarvisio. Rilasciando un’intervista in ladino alla Rai (ladina). Poche frasi, tanta gioia. Apriti cielo. «Se gareggi per l’Italia, parla in italiano», subito si erano affrettati a scrivere sui social, e giù migliaia di like. Inutile invocare l’Olympic Spirit. Milano-Cortina non ha fatto altro che seguire trend già noti.

I dati sugli effetti del turismo sui ladini e sulla loro lingua sono stati raccolti da Paul Videsott, direttore scientifico dell’Istituto Alto Adige per i Gruppi Etnici e docente di ladino alla Libera Università di Bolzano.

Tra il 1991 e il 2021 i pernottamenti turistici sono aumentati in tutte le valli ladine. Nello stesso periodo, però, la percentuale di persone che parlano ladino è diminuita fino al 35 per cento. E poi gli appartamenti. Nel 2018 a Cortina d’Ampezzo le seconde case superavano il 60 per cento di tutte le abitazioni. In pratica: il turismo può essere vantaggioso per le minoranze, ma un turismo eccessivo le danneggia.

A preservare la cultura ci pensano donne come Susy Rottonara. Ha inventato Wikipedia in ladino, all’ultima Milano Fashion week c’era lei a far indossare i grembiuli della tradizione, e ha raccolto le leggende. «Uno dei cardini della nostra cultura», ha detto. L’Olimpiade avrebbe fatto da cassa di risonanza.

© Riproduzione riservata