Nell’ennesima girandola della società giallorossa degli ultimi anni, il club ha salutato il suo senior advisor confermando la fiducia all’allenatore. Un all in degli americani sull’ex atalantino, forse anche deciso dopo aver tastato il polso di una piazza che ha complessivamente sostenuto il tecnico
«L’As Roma verrà sempre al primo posto», ha scritto - in un comunicato tanto scarno quanto ricco di messaggi, anomalie e sottotesti - la società giallorossa per rendere ufficiale la separazione da Claudio Ranieri. Niente dimissioni da parte dell’ormai ex senior advisor della squadra capitolina, come ha confermato lui stesso poco dopo, ma un benservito da parte della famiglia Friedkin.
Girandola societaria
Dal 2020, da quando Dan e Ryan hanno preso il controllo della Roma, il viavai di dirigenti non si è mai fermato. In sei anni, prima Fienga, ad della società rimasto in sella fino al 2021, poi Tiago Pinto - il più longevo - che ha assunto il ruolo di direttore generale fino al 2024, la parentesi dal 2023 al 2024 di Lina Souloukou ceo e General manager del club, poi il francese Florent Ghisolfi come direttore tecnico, andato via nel giugno 2025, e infine Frederic Massara come direttore sportivo, in società insieme proprio a Ranieri.
Come quest’ultimo, anche Massara è destinato ad abbandonare la Roma. La conferenza di ieri di Gasperini lo ha confermato: nessun feeling tra i due, diverse incomprensioni professionali e il ds praticamente “licenziato” in diretta dal tecnico, che poi si è schermato lasciando ai Friedkin la decisione.
Così, il parco dirigenti del club dovrà essere per l’ennesima volta rinnovato. E anche in questo caso, come successo altre volte sotto la gestione Friedkin, il tutto avviene in un periodo in cui la programmazione per la prossima stagione dovrebbe essere già imbastita, con le scadenze di contratti alle porte, con il calciomercato in arrivo (e gli obblighi del Fair play finanziario, del Settlement agreement e compagnia cantante). Insomma, con decisioni da prendere e che ora, necessariamente, saranno rimandate.
All in su Gasperini
Il duo americano ha fatto la propria scelta. Gasperini ha vinto il duello interno contro un totem romanista, nonostante abbia ribadito di non aver fatto nulla per portare allo sfogo di Ranieri prima di Roma-Pisa e quindi al suo addio. Poco importa, ormai, che per quasi tutto l’anno, specie negli ultimi mesi, il tecnico abbia continuamente lanciato frecciate alla dirigenza su questioni di mercato.
Ricominciare da capo anche sulla panchina dopo solo un anno era però troppo, perfino per l’amministrazione sportiva improvvisata dei Friedkin di questi anni. Perché la girandola dentro la società in questi sei anni non ha coinvolto solo i dirigenti, ma anche gli allenatori. La fine di Fonseca, l’era Mourinho, l’esperienza (che peggio non poteva essere gestita dagli americani) di De Rossi, la parentesi Juric, la chiamata a Ranieri. Infine, il tecnico di Grugliasco, confermato dai Friedkin con tanto di fiducia espressa nel comunicato su Ranieri.
Un all in totale sull’ex allenatore atalantino, forse anche deciso dopo aver tastato il polso di una piazza che, finita suo malgrado dentro il caos societario, ha complessivamente sostenuto Gasperini. Durante Roma-Atalanta, lo stadio e la Curva sud lo hanno applaudito, hanno dedicato striscioni super partes tra lui e Ranieri che miravano alla difesa esclusiva della squadra. Sui social, che sono bolle ma restano indicative nel mondo “del pallone”, quasi tutti hanno preso le sue parti, così come vari commentatori e cronisti nel magico mondo di radio, siti e giornali romani.
Il Romanista, per esempio, in questi giorni ha preso posizione a favore di Gasperini, con i suoi direttori Daniele Lo Monaco e Tonino Cagnucci. Il primo lo ha ritratto come «osteggiato dentro casa da diversi mesi mentre provava a costruire una Roma più forte e più stabile», il secondo come «umano e romanista». Piccoli, grandi segnali di come una certa fetta di ambiente si sia schierata, forse anche insolitamente visti i toni e gli impliciti riferimenti se si considera che l’altro protagonista della vicenda, quel Ranieri che tanto ha dato alla Roma e ai romanisti, non è l’ultimo arrivato.
Ad ogni modo l’all in del mondo Roma e dei Friedkin su Gasperini è totale, nonostante una stagione fin qui deludente: a cinque giornate dalla fine del campionato vede i giallorossi nel limbo del sesto posto, con 11 sconfitte, ma soprattutto eliminati in Coppa Italia dal Torino e in Europa League dal Bologna. Si punta a costruire con lui nei prossimi anni un qualcosa di solido. Almeno queste sono le premesse, perché dopo aver puntato tutto su Gasp, soprattutto se arriverà un ds a lui congeniale, il tecnico avrà poche scuse in caso di nuovi fallimenti. E la macchina delle epurazioni, in casa Friedkin, sembra non spegnersi mai.
Una cosa l’hanno sicuramente imparata, gli americani. Nella nota con cui hanno silurato Ranieri, almeno hanno avuto l’accortezza di non lasciarsi andare a improvvide dichiarazioni di vittorie e trofei nell’immediato, come invece avevano fatto annunciando Juric (Juric!) dopo aver cacciato De Rossi.
I tempi di adattamento al calcio italiano, per il duo americano, però, sembrano molto, troppo, lenti. E i tifosi romanisti sembrano stanchi di operazioni “populiste” o soluzioni appariscenti (si parla di Totti come ambasciatore della società per l’anno del centenario). In fondo «l’As Roma è una cosa seria».
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