La Serie B è uno snodo decisivo tra formazione e professionismo. È il punto in cui il talento incontra o perde la possibilità di diventare carriera. Negli ultimi anni, la crescita della categoria è stata evidente, anche grazie alla nascita di nuovi club e allo sviluppo di strutture adeguate.

Sebbene il divario rispetto al calcio maschile rimanga ampio, il focus è altrove: questa categoria non è solo un ponte verso la serie superiore, ma un ecosistema a sé stante, dove le atlete possono familiarizzare con il campo e completare il percorso per diventare professioniste a tutto tondo.

Lontano dai riflettori

Nata nel 1970 come campionato interregionale, la Serie B femminile si è trasformata in terza divisione nel 2002 con l'introduzione della serie A2. Dopo un periodo di assenza e la successiva rinascita attraverso gironi geografici, nel 2018 è tornata a essere un girone unico. Nel 2023 nasce la Divisione Serie B femminile, sotto la guida della Figc. «La narrazione spesso si ferma ai 90 minuti della partita, ma dietro a ogni calciatrice, ogni squadra, ogni club, c’è una storia da raccontare», dichiara con fermezza Laura Tinari, che la presiede.

La Serie B è un luogo in continuo mutamento, capace di espandersi e contrarsi come un elastico. Ne è un esempio il Como 1907, una realtà giovane come racconta Monica Caprini, dirigente della squadra: «La società, nella sua attuale configurazione, ha circa 7/8 mesi di vita. Lo scorso anno eravamo in Eccellenza, poi abbiamo acquisito un titolo di Serie B e costruito praticamente da zero una struttura in grado di competere in questo campionato».

In un panorama in cui il calcio femminile fatica ancora a trovare un pubblico consolidato, spazi negli impianti principali e posto nelle programmazioni tv, l’attenzione tende a concentrarsi esclusivamente sulla Serie A, e la B rischia di passare inosservata. Eppure, sottolinea Monica Caprini, questa categoria è essenziale per formare le atlete: «Anche se il progetto è giovane, l’idea è di osservare attentamente ogni atleta, darle il giusto spazio e accompagnarla gradualmente verso livelli sempre più alti, senza bruciare le tappe».

Uscire dal cono d’ombra

Da due anni, la Figc trasmette le gare in streaming sulla piattaforma Vivo Azzurro Tv: «Lo facciamo per il secondo anno, la piattaforma OTT della Figc, e in questa stagione abbiamo inserito un anticipo al sabato pomeriggio per dare più visibilità a una gara che riteniamo di punta», racconta Tinari. Sempre sul fronte dell’immagine, sono stati introdotti nuovi canali di comunicazione: «Una nuova immagine con un nuovo logo, nuovi profili social (Instagram e TikTok, ndr) e pagine dedicate a noi sul sito federale. Il ritorno di immagine è enorme e i numeri sono buoni».

La copertura mediatica è cruciale per la carriera di una calciatrice, favorendone il riconoscimento anche fuori dal campo: «La visibilità crea opportunità, aumenta il valore dell’atleta, è una leva fondamentale per la crescita del movimento», commenta Caprini. Per la presidente Tinari, il coinvolgimento del territorio e dei tifosi resta un pilastro per lo sviluppo.

Professione calciatrice

Per costruire una carriera solida, è indispensabile un'organizzazione che garantisca una formazione d'eccellenza, a partire dallo staff tecnico. Il Como 1907 ha investito prioritariamente proprio sulla qualità del personale, mirando a una «organizzazione quotidiana e la creazione di un ambiente professionale. Abbiamo puntato su figure competenti, strutture adeguate e su una programmazione chiara, perché una carriera sportiva si costruisce prima di tutto con metodo e serietà».

Anche Tinari sottolinea l'importanza della qualificazione professionale: «Con le componenti tecniche della Federazione, Aic e Aiac, collaboriamo perché calciatrici e tecnici siano sempre più formati, qualificati e consapevoli del loro ruolo in campo e nel movimento. Con le ragazze il lavoro si espande nel dare loro gli strumenti per mettere a frutto al meglio, una volta terminata la carriera, le skills acquisite giocando e affinché sappiano che, se lo vorranno, potranno restare nel settore in altri ruoli, ad esempio da allenatrici o dirigenti».

Gli ostacoli e il futuro

La Federazione si mostra dunque attenta al post-carriera, fornendo alle atlete competenze dirigenziali o tecniche. Monica Caprini precisa tuttavia che, nonostante l'attenzione ai singoli, permangono ostacoli economici e strutturali: «Non tutte le società riescono a dare stabilità». L’obiettivo resta creare club equilibrati e solidi. Garantire un «quotidiano sostenibile», come afferma la dirigente del Como, è fondamentale per una carriera basata su metodo e serenità.

Spesso, infatti, le atlete di questo livello devono conciliare «calcio, lavoro o studio. Serve tempo e un sistema più solido per rendere questa professione realmente sostenibile». In questo contesto, l'ottimizzazione del lavoro tra società e Federazione diventa vitale per guidare le atlete. Senza dimenticare che ogni donna, entrando in campo, porta con sé un bagaglio di «valori etici e tanta responsabilità nei confronti del territorio in cui le società vivono, giocano e da cui traggono legittimità», sottolinea Tinari.

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