A dieci anni esatti dalla prima pubblicazione in Francia e in Italia, dopo una lunga serie di peripezie burocratico-amministrativo-politiche, esce anche nei Balcani il mio libro L'ultimo rigore di Faruk (Sellerio). Fin dall'inizio era qualcosa di più di un auspicio, era proprio un obiettivo che uscisse nella terra che lo ha generato.

Se c'è voluto tanto tempo è stato a causa di considerazioni che nulla hanno a che vedere con l'editoria, ma piuttosto con valutazioni di opportunità: la narrazione dell'implosione della Jugoslavia, vista attraverso la fine della sua squadra di calcio, disturbava soprattutto nelle più ingombranti tra le Repubbliche secessioniste sorte dopo le guerre, la Croazia e la Serbia, che volevano tranciare qualunque legame con il passato comune. C'è voluto dunque il coraggio di un editore non per caso sarajevese, Goran Mikulic, per rompere gli indugi e offrire il libro al pubblico per evidenti motivi più interessato.

In questi dieci anni il volume era stato valutato a più riprese in Serbia e in Croazia. Erano stati già pagati a Seuil, la maison francese che aveva commissionato il lavoro, i diritti di pubblicazione, era stata preparata la traduzione, ma al momento di passare alla rotativa c'era sempre un inghippo che prima ritardava e poi definitivamente annullava il progetto. Con spiegazioni spesso assurde ma che, alle strette, si riducevano alle pressioni che il potere politico può esercitare sugli stampatori negando, ad esempio, i sussidi statali. E tutto perché il testo evocava un tempo condiviso sotto la stessa bandiera per qualche verso felice, prima di diventare tragico.

Da capitano a capro espiatorio

Il Faruk del titolo è Faruk Hadgibegic, l'ultimo capitano della nazionale di calcio jugoslava. Lo avevo incontrato nel 1995 a Strasburgo per la presentazione di un altro mio libro francese, J'accuse l'Onu, poi uscito in Italia con il titolo L'Onu è morta a Sarajevo e scritto con Zlatko Dizdarevic. Faruk stava terminando la carriera di giocatore nel Sochaux. Mi volle raccontare la sua storia. Si sentiva responsabile nientemeno che della guerra per aver sbagliato il rigore decisivo contro l'Argentina di Maradona ai quarti di finale dei Mondiali italiani del 1990.

Sosteneva che se fossero andati avanti nel torneo, se lo avessero addirittura vinto come era possibile, un rigurgito di jugoslavismo avrebbe potuto evitare il conflitto. Un racconto raccapricciante, persino esilarante e niente affatto fondato. Che tuttavia trasformava il calciatore nel perfetto esemplare di chi sente una abnorme etica della responsabilità. Un personaggio letterario.

Dovevano trascorrere vent'anni perché mi decidessi a scrivere la vicenda. Lo rintracciai nel 2014, viveva ancora in Francia. Si ricordava esattamente cosa mi aveva detto all'epoca. Ma aggiunse: «Sono maturato, ho capito che non è stato a causa del mio rigore, però è successo qualcosa di peggio. Quando incontro i miei connazionali ed ex, tutti o quasi, mi imputano di essere stato colui che ha causato la guerra». E Faruk diventava un altro archetipo letterario: il capro espiatorio.

Facemmo un patto. Era disponibile a collaborare purché sentissi anche gli altri protagonisti della spedizione italiana. Ne rintracciai 15 su 22 più allenatore, accompagnatori, dirigenti.

L’ultimo tassello e la presentazione a Sarajevo

Il volume uscì nel 2016, Sellerio ne acquistò i diritti italiani. Ebbe, continua ad avere, un’eccellente fortuna critica, ha vinto diversi premi (in Italia da pochi mesi è diventato anche uno spettacolo teatrale allestito dal teatro Caverna di Bergamo, Faruk è l'attore Damiano Grasselli). Al Jazeera Balkans ne aveva fatto un documentario che lo aveva reso popolare anche nella ex Jugoslavia. E tuttavia mancava sempre il tassello per me più importante: il volume stampato in quella lingua che chiamavamo serbo-croato e che ora, per puro spirito nazionalista, si declina in tre: serbo, croato, bosniaco.

In quell'idioma il titolo si scrive così: Farukov posljednji penal, L'Ultimo rigore di Faruk. Grazie anche alla collaborazione dell'ambasciata italiana in Bosnia-Erzegovina verrà presentato a Sarajevo a inizio settembre, proprio nel bel mezzo di un altro Campionato del mondo di calcio. Faruk è finalmente tornato a casa.

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