Lunedì 22 giugno solo l'1,2 per cento della Terra rischia di essere stato più caldo del punto più caldo in Francia: il Sahara, i deserti occidentali degli Stati Uniti e il Medio Oriente. Lo ha fatto notare il meteorologo del Washington Post Ben Noll e questo dato restituisce l'eccezionalità statistica dell'ondata di calore in Europa occidentale, la seconda del 2026, e siamo solo a fine giugno.

L'Italia è rimasta ai margini, con le punte critiche nelle aree interne della Sardegna e in Pianura Padana, dove il problema sono le temperature notturne nelle città, che non scenderanno sotto i 26°C.

La situazione peggiore però è in Francia e Regno Unito. Il caldo estremo sta colpendo territori con infrastrutture e abitazioni meno attrezzate a temperature prossime o superiori ai 40°C, in Regno Unito solo il 15 per cento delle case ha l'aria condizionata. In Francia il servizio meteo ha dato l'allerta rosso in 49 dipartimenti, sono state chiuse più di 800 scuole, le ferrovie hanno sconsigliato ai più vulnerabili di viaggiare in treno durante l'ondata di calore, perché non è possibile escludere treni fermi, e a lungo, su una rete così sotto stress.

Come ha scritto il climatologo del Cnr Giulio Betti: «Questa ondata di calore per l'esagono francese potrebbe esser la peggiore mai registrata per intensità e durata, addirittura superiore a quella dell’agosto 2003 o del giugno 2019».

Bollino rosso anche nel Regno Unito: per il Met Office è la seconda volta nella storia che il caldo viene indicato come un pericolo per la vita delle persone in salute, in un'area che va dal Galles a Londra. Bill McGuire, docente di geofisica e rischi climatici allo University College di Londra, ha detto che i servizi sanitari, le infrastrutture energetiche e i trasporti del Regno Unito non sono costruiti per queste condizioni, e che diventerà sempre più comune che le persone debbano dormire in strada perché case isolate male diventano trappole di calore. L'ondata di calore raggiungerà Paesi Bassi, Belgio, Germania, Polonia, Repubblica Ceca.

Dopo un periodo di divagazione, il futuro dell'Europa è tornato a manifestarsi in modo brutale, anche se potrebbero volerci anni per stimare i costi in termini di vite umane: i morti da ondata di calore sono i più invisibili e difficili da contare, ma l'Oms li stima in 200mila negli ultimi quattro anni in Europa.

Le ondate di calore sono la manifestazione più lineare del cambiamento climatico, quello in cui causa ed effetto hanno la catena più stretta e innegabile: più emissioni, più gas serra in atmosfera, pianeta globalmente più caldo, giornate e notti localmente più calde, più spesso, più a lungo, in modo più pericoloso. Secondo il progetto World Weather Attribution dell'Imperial College negli ultimi dodici mesi il cambiamento climatico ha aggiunto 26 giorni di caldo estremo in più, dove per estremo si intende più caldo del 90 per cento delle temperature locali.

Il vero problema è che dire «globalmente» non rende l'idea di quello che sta accadendo in Europa, continente che si riscalda al doppio della media globale. Tra Stoccolma e Palermo la vita si svolge già oggi a +2,4°C rispetto a prima dell'inizio di questa crisi (+3.8° di anomalia a Milano in questi giorni). Quello dell'anomalia europea è un concetto ribadito con queste identiche parole ogni estate da quando esiste questo giornale, l'unità di misura più piccola del clima per valutarne i cambiamenti sono i trent'anni, l'argomento può sembrare ripetitivo, ma questo non lo rende meno grave.

Su queste scale, la scienza sta affinando la conoscenza dell'emergenza: anche il cambiamento climatico è cambiato. Finora gli oceani sono riusciti a bilanciare le emissioni assorbendo il calore in eccesso, ma il bilancio energetico è sempre più squilibrato a causa dell'abuso di idrocarburi (causa di 2/3 delle emissioni) e il pianeta è sempre meno in grado di smaltirlo.

Per decenni le temperature globali sono aumentate in modo grave ma regolare, di +0.2°C ogni dieci anni dal 1970 al 2015, e poi dal 2015 a oggi hanno quasi raddoppiato la velocità, passando a +0.35°C.

È il motivo per cui il grado e mezzo di aumento delle temperature verrà superato intorno al 2030, secondo l'Organizzazione Meteorologica Mondiale. Il margine per intervenire esiste, quello per limitare l'overshoot, il superamento, sia per intensità che per estensione, di quella soglia.

Questi dati e la situazione di emergenza sanitaria e sociale mostrano quanto il clima dovrebbe essere priorità strategica per l'Europa, sia nella politica interna (sopra una certa temperatura gli attacchi al Green Deal diventano improvvisamente più rari e cauti) che nelle relazioni internazionali. Promuovere una rapida decarbonizzazione globale è un bisogno esistenziale per un continente che si scalda il doppio di tutti gli altri.

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