Secondo diverse organizzazioni, il MASE ha tagliato i finanziamenti ad aree marine protette e riserve statali di più del 20 per cento rispetto allo scorso anno. Per Federparchi, le risorse sono state dirottate dall’ultima legge di bilancio sul taglio delle imposte sui carburanti
Il Parco nazionale delle foreste casentinesi copre un’area di circa 360 chilometri quadrati, divisa fra l’Emilia-Romagna e la Toscana. Al suo interno ospita una riserva UNESCO di quasi 8 chilometri quadrati di foreste centenarie. Durante l’ultimo anno, circa 400.000 persone hanno pernottato sotto le sue foglie.
«Quest’anno volevamo iniziare un percorso per insegnare alle aziende ricettive come scegliere i prodotti del territorio in modo che fossero veramente utili per la conservazione del parco», racconta a Domani il direttore Andrea Gennai, «ma l’operazione è saltata per questo taglio del ministero». A maggio, infatti, si è visto ridurre dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (MASE) il contributo ordinario del 9 per cento, per un totale di circa 242mila euro. Gennai spiega poi che, per il 2026, anche il fondo previsto per gli interventi di efficientamento energetico è stato completamente assorbito dalle risorse necessarie al taglio delle accise.
Il suo caso non è l’unico. Secondo diverse organizzazioni ambientaliste, il MASE ha infatti comunicato alle aree marine protette, ai parchi nazionali e alle riserve statali un taglio per l’esercizio finanziario in corso, che hanno stimato attorno al 23 per cento dei fondi assegnati lo scorso anno. Nel caso di alcuni parchi nazionali, il taglio si attesta attorno ai 700.000 euro.
«Enti gestori dei parchi nazionali e le aree marine protette sono stati oggetto, come il resto della pubblica amministrazione, dei recenti tagli lineari decisi dal governo per l’emergenza energetica dovuta alle crisi internazionali», spiega a Domani Luca Santini, presidente di Federparchi, la Federazione che riunisce e rappresenta i gestori delle aree protette italiane.
I possibili impatti
A Blue Marine Foundation, Italia Nostra, Greenpeace e WWF Italia risulta che si tratti di un taglio che ha colpito l’intero ministero nella legge di bilancio 2026. Il MASE non ha optato però per una riduzione lineare, ma sta al contrario realizzando tagli variabili a seconda delle singole aree protette.
Secondo le organizzazioni, la sforbiciata riguarda le assegnazioni di fondi per le spese di natura obbligatoria e impatterà dunque direttamente i servizi essenziali, come monitoraggio e azioni di conservazione, apertura al pubblico, educazione ambientale, manutenzione ordinaria e straordinaria. A rischio è anche la prevenzione antincendio boschivo, particolarmente critica nell’attuale stagione estiva.
«È molto grave che tagli così pesanti arrivino a metà anno, quando gli enti gestori hanno già impegnato, se non speso, le somme su cui potevano fare affidamento sulla base del consolidato», denunciano le organizzazioni firmatarie, sottolineando come gli enti rischino di venire meno a impegni già assunti.
Domani ha chiesto chiarimenti al MASE, ma al momento della pubblicazione non aveva ancora ricevuto risposta.
I parchi fino a oggi hanno fatto buon viso a cattivo gioco, ma sperano che si tratti di un intervento eccezionale. Per questo, Federparchi ha chiesto al MASE «l'apertura di un tavolo di lavoro» per individuare le risorse necessarie al funzionamento delle aree protette italiane. Santini vorrebbe infatti che venisse inserita una disposizione per mettere al sicuro le risorse future all’interno della revisione della legge quadro sulle aree protette, che la commissione Ambiente del Senato ha in cantiere da settembre 2024.
Scelte in direzione contraria rispetto agli impegni europei
Gli ambientalisti sono poi preoccupati del fatto che una simile scelta è in controtendenza con gli impegni europei presi dall’Italia. Secondo la Strategia per la biodiversità dell’Ue, i paesi membri dovranno infatti arrivare a proteggere il 30 per cento del territorio entro il 2030. Oggi siamo al 21 per cento a terra e al 16 per cento in mare, stima Federparchi. «Ci sono le condizioni per centrare il risultato, ma serve volontà politica e le risorse necessarie», sottolinea Santini.
Dal canto suo, Gennai vorrebbe anche lavorare con menti e braccia più giovani: «Siamo troppo pochi per le funzioni enormi che abbiamo, ci occupiamo di cose completamente diverse l'una dall'altra, e cominciamo a invecchiare, non c'è ricambio», dice. Ma per quello servono risorse.
Il taglio delle accise dovrebbe rientrare, ma al Parco delle Foreste Casentinesi è già stato comunicato che, in un’ottica di bilancio pluriennale dello stato, sarà prevista una diminuzione dei fondi per i parchi. «Dovremo cominciare a fare più autofinanziamento», chiosa rammaricato Gennai.
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