Ogni anno, Future Earth, Earth League e il World Climate Research Programme riuniscono ricercatori da tutto il mondo per fare il punto sui progressi più urgenti nella ricerca sul clima
Gli indicatori climatici globali mostrano segnali di allarme sempre più preoccupanti. L'Organizzazione Meteorologica Mondiale ha confermato che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, un primato che si è accompagnato a temperature oceaniche da record, a un ulteriore innalzamento del livello del mare, a una fusione accelerata dei ghiacciai, a una contrazione del ghiaccio marino antartico e a una frequenza crescente di fenomeni meteorologici estremi. In questo scenario di cambiamento sempre più rapido, la comunità scientifica non si limita a documentare quanto sta accadendo: si sforza di comprenderne le implicazioni e di tradurle in messaggi chiari per chi deve prendere decisioni.
Ogni anno, Future Earth, Earth League e il World Climate Research Programme riuniscono ricercatori da tutto il mondo per fare il punto sui progressi più urgenti nella ricerca sul clima. Il loro obiettivo è sintetizzare i messaggi chiave provenienti dai diversi filoni della ricerca sui cambiamenti climatici, attingendo alla letteratura scientifica peer-reviewed più recente, per produrre dieci nuove intuizioni sulla scienza del clima.
L’edizione 2025, pubblicata sia come articolo accademico sia come rapporto scientifico-politico, si basa su studi usciti tra gennaio 2024 e giugno 2025. Frutto del lavoro collettivo di oltre settanta ricercatori e del contributo di più di centocinquanta esperti da tutto il mondo, questa guida accessibile condensa le ultime scoperte in approfondimenti chiari e immediatamente utili alle politiche, pensati per favorire l’integrazione tempestiva delle nuove evidenze scientifiche nei processi decisionali fino al 2026 e oltre.
Sophie Hebden, scienziata dell’Esa, ha commentato: «Questi risultati poggiano su solidi dati empirici pubblicati su importanti riviste scientifiche, tra cui quelli generati dalla Climate Change Initiative dell’Esa, un programma di ricerca e sviluppo che produce serie storiche globali di dati satellitari per monitorare i componenti chiave del sistema climatico terrestre, noti come variabili climatiche essenziali. Così trasformiamo le osservazioni satellitari in prodotti di alta qualità che ci consentono di valutare lo stato attuale del clima, di convalidare e migliorare i modelli climatici per capire dove stiamo andando, e di fornire agli Stati membri dell’Esa informazioni trasparenti per monitorare i progressi nell'azione climatica e negli obblighi di rendicontazione dell’Accordo di Parigi».
Di seguito, una sintesi delle dieci intuizioni principali.
Il caldo record del 2023-2024
Il passaggio alle condizioni di El Niño ha amplificato i recenti estremi di temperatura, ma la sola variabilità naturale non è sufficiente a spiegarne l’entità. Un brusco aumento dello squilibrio energetico terrestre suggerisce che il riscaldamento globale potrebbe essere entrato in una fase di accelerazione. In questo contesto, il progetto MOTECUSOMA della Climate Change Initiative dell’Esa quantifica le variazioni nello squilibrio energetico del pianeta, analizzando i cambiamenti nei processi del sistema climatico in risposta all'aumento delle emissioni di gas serra.
Rapido riscaldamento degli oceani
Le temperature della superficie del mare stanno crescendo a un ritmo senza precedenti, mentre le ondate di calore marine si fanno più intense e prolungate. Questi cambiamenti causano gravi danni agli ecosistemi, mettono a rischio i mezzi di sussistenza delle comunità costiere, aumentano la probabilità di eventi meteorologici estremi e indeboliscono la capacità degli oceani di assorbire carbonio.
L’intuizione si basa sui dati del progetto Sea Surface Temperature della Climate Change Initiative. Le analisi degli ultimi quarant’anni mostrano dove e quando sono stati toccati i massimi più recenti: le ondate di calore marine sono state diffuse, ma hanno colpito con particolare intensità gli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico occidentale. Tra gli effetti regionali già documentati figura la perdita di specie nel Mediterraneo durante l’anno record del 2023.
Carbonio terrestre
La significativa riduzione dell’assorbimento di carbonio registrata nel 2023 alimenta il timore che una quota crescente di Co₂ rimanga nell’atmosfera, erodendo ulteriormente il budget carbonico disponibile. Gli ecosistemi dell’emisfero settentrionale, un tempo considerati relativamente resilienti, sono oggi sempre più compromessi dagli incendi boschivi e dallo scioglimento del permafrost. Questa intuizione si basa in larga misura sui dati del progetto RECCAP-2 della Climate Change Initiative, che chiarisce le fonti e i pozzi di carbonio a livello globale. I dati mostrano una riduzione della biomassa a partire dal 2016, un segnale che potrebbe indicare un maggiore rilascio di carbonio dalla vegetazione verso l'atmosfera.
Circolo vizioso
Le evidenze scientifiche dimostrano che il cambiamento climatico e il declino della biodiversità si alimentano in un circolo vizioso che minaccia la resilienza degli ecosistemi e la loro capacità di stoccare carbonio. Un coordinamento più efficace tra le Convenzioni di Rio potrebbe massimizzare le sinergie, evitare frammentazioni nelle politiche e dare priorità alla protezione e al ripristino degli ecosistemi più ricchi di biodiversità e dei grandi serbatoi naturali di carbonio. Le osservazioni satellitari offrono un contributo fondamentale, monitorando tipologie, estensione e dinamiche degli ecosistemi attraverso iniziative come ESA WEED, e il loro funzionamento in condizioni di cambiamento climatico come ESA FORTRACK ed ECOMOSAIC.
L'esaurimento delle falde acquifere
Le riserve idriche sotterranee si stanno riducendo più rapidamente rispetto ai decenni precedenti: il cambiamento climatico altera i meccanismi di ricarica, mentre la crescente domanda socioeconomica ne aumenta l’estrazione. Le conseguenze includono rischi maggiori per l’agricoltura e la sicurezza alimentare, fenomeni di subsidenza del suolo e intrusione di acqua marina nelle aree costiere. Questa intuizione si fonda principalmente sui dati della missione statunitense-tedesca GRACE, integrati da studi regionali che utilizzano Copernicus Sentinel-1 per ottenere informazioni ad alta risoluzione sulla subsidenza.
La diffusione globale della dengue
La febbre dengue ha raggiunto dimensioni epidemiche mai registrate prima. L'aumento delle temperature sta espandendo gli habitat delle zanzare e allungando le stagioni di trasmissione, aggravando gli effetti dell'urbanizzazione, dei viaggi internazionali e di una gestione insufficiente dei rifiuti. I sistemi sanitari sono già sotto pressione e le proiezioni indicano un ulteriore incremento del rischio nel corso di questo secolo. La sesta fase del Coupled Model Intercomparison Project, il cui ufficio internazionale è ospitato dall’Esa, supporta la comprensione dei fattori climatici di rischio per le malattie trasmesse da vettori e la previsione di future epidemie.
Lo stress da calore
Il calore estremo indotto dai cambiamenti climatici sta riducendo la produttività del lavoro e i redditi, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, con ricadute che si propagano lungo le catene di approvvigionamento globali e le reti commerciali. Le stime indicano perdite di Pil significativamente inferiori nell’ambito di percorsi a basse emissioni, confermando la necessità di misure di mitigazione più ambiziose.
La rimozione di Co₂
La rimozione dell’anidride carbonica sarà indispensabile per gestire le emissioni residue e i rischi climatici, ma deve affiancare le riduzioni delle emissioni, non sostituirle. Quadri di governance internazionale chiari, ricerca e innovazione continuative, e solide garanzie ambientali e sociali sono condizioni essenziali per colmare il crescente divario nella rimozione di carbonio e garantire la stabilità climatica nel lungo periodo.
Crediti di carbonio
La rapida espansione di questi mercati ha messo in luce gravi problemi di affidabilità, tra cui la sovrastima del sequestro e una debole addizionalità. Il ricorso a crediti di scarsa qualità rischia di ritardare la vera decarbonizzazione. Miglioramenti negli standard, nella trasparenza e nel benchmarking, insieme a una tendenza a trattare i crediti come contributi piuttosto che come compensazioni, indicano una strada verso mercati più credibili.
Politiche integrate
Le combinazioni di politiche coordinate conseguono riduzioni delle emissioni sistematicamente superiori rispetto agli interventi singoli. Gli approcci che uniscono strumenti come la fissazione del prezzo del carbonio e la riforma dei sussidi ai combustibili fossili tendono a essere particolarmente efficaci, anche se la progettazione delle misure deve tenere conto dei contesti nazionali.
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