Nessuna accusa, nessun processo. Nella prigione di Nafha, la cella di isolamento del pediatra palestinese Hussam Abu Safiya resta chiusa a chiave. Lo ha deciso la Corte suprema israeliana, che ha respinto il ricorso per la sua scarcerazione, assecondando l’estensione della detenzione per altri sei mesi. Il 27 dicembre 2024, le truppe dell’Idf hanno prelevato nella Striscia di Gaza il dottore 52enne, direttore dell'ospedale di Kamal Adwan, insieme ad altre 350 persone – tra personale medico e pazienti – in nome della lotta ad Hamas.

Sono passati 536 giorni, tra fame, assenza di cure mediche e denunce di maltrattamenti e torture, ma Hussam Abu Safiya è ancora dietro le sbarre. Anzi, per aver fatto appello, 13 giorni fa è stato trasferito dalle autorità israeliane dal carcere del Naqab a quello di Nafha, in totale isolamento. Israele lo considera arbitrariamente un «combattente illegale» e, in base a una legge del 2002, può privare i detenuti dei diritti sanciti dalle Convenzioni di Ginevra e trattenerli senza accuse formali o regolare processo.

L’arresto

Hussam Abu Safiya era diventato un simbolo di resistenza per tutti i gazawi, ma non ci sono prove che fosse un «terrorista» di Hamas, come sospettato dalle forze armate di Tel Aviv. In due anni di guerra, come riportano fonti del governo palestinese, Israele ha bombardato tutti i 36 ospedali presenti nella striscia e l’ospedale Kamal Adwan non fa eccezione. A fine 2023 era stato preso d'assalto dopo un assedio durato ore, fino all’arresto del precedente direttore sanitario, Ahmad al-Kahlout, e la struttura ha continuato a subire raid e blitz militari anche nei mesi successivi. 

Il 52enne prigioniero era subentrato da poco più di un anno e, secondo le testimonianze locali, si spese fino all’ultimo minuto per sopperire alla cronica carenza di cure, mettendosi al servizio della sua comunità. Il suo arresto è l’ultimo atto di un assedio durato 85 giorni, che aveva in ultima battuta ridotto l’ospedale in macerie. Hussam Abu Safiya l’aveva diretto, barricandosi nella struttura, fino all’incursione finale, perdendo, nel frattempo, suo figlio Ibrahim, ucciso da un drone israeliano

La detenzione

Il medico palestinese è stato prelevato in quanto sospetto «combattente illegale» e le autorità israeliane hanno vietato ogni forma di assistenza legale fino a febbraio 2025. L’associazione Physicians for Human Rights-Israel ha denunciato torture e pestaggi per mano delle guardie carcerarie, e condizioni estreme, che l’avrebbero portato a perdere almeno 40 chili di peso. In più, a causa della carenza di igiene e assistenza medica, l'avvocato di Abu Safiya ha chiesto alla Corte Suprema di obbligare l'amministrazione penitenziaria a curare le sue malattie croniche e il disturbo agli occhi di cui soffre, ma il penitenziario israeliano ha negato ogni accusa.

Come spiega Haaretz, la detenzione di Hussam Abu Safiya è stata uno dei motivi principali che hanno spinto la Fondazione Hind Rajab a chiedere alle autorità inglesi di arrestare il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar durante la sua visita a Londra. Inoltre, scrive il quotidiano israeliano dissidente: «Uno dei medici palestinesi detenuti nelle strutture di detenzione israeliane ha rivelato che nell'ala in cui è rinchiuso si ricorre spesso all'uso di gas lacrimogeni contro i detenuti, rilasciandolo nel cortile e talvolta all'interno dell'ala stessa, causando soffocamento e bruciore prolungato».

Durante l’udienza, inoltre, tramite il suo avvocato difensore Nasser Abu Odeh, il medico ha affermato: «La mia detenzione è ingiusta e arbitraria, e chiedo il mio immediato rilascio. Sono un pediatra che fornisce assistenza medica e cure ai pazienti, ai feriti e alle persone vulnerabili nella Striscia di Gaza».

Pochi giorni dopo la messa in isolamento punitivo nel carcere di Nafha, è stata proiettata nell'aula dell'Alta Corte di Giustizia una sua fotografia che ha fatto il giro del web: Hussam Abu Safiya appare seduto, con lo sguardo fisso, visibilmente dimagrito e con decine di tagli sulle braccia. L’attenzione sul caso dell’«ultimo medico di Gaza» ha ormai diffusione internazionale e sono in corso campagne mediatiche per fare pressione sul rilascio.

I medici nel mirino

Durante lo sterminio in corso nei territori palestinesi occupati, le forze armate israeliane hanno preso sistematicamente di mira il personale medico. Secondo la rete sanitaria palestinese Healthcare Workers Watch sono 446 i professionisti sanitari arrestati dal 7 ottobre 2023, mentre salgono a 1571 gli uccisi. In più, secondo l’organizzazione, sarebbero sei quelli uccisi durante la detenzione, senza che ancora siano stati restituiti i corpi.

Il Guardian riporta i casi del dottor Iyad al-Rantisi, specialista in ostetricia e ginecologia, proprio all’interno dell’ospedale Kamal Adwan, e il dottor Adnan al-Bursh, primario del reparto di ortopedia dell’ospedale al-Shifa. Il primo è deceduto nel carcere di Shikma, mentre il secondo è morto poco dopo essere stato trasferito nel carcere di Ofer nell’aprile 2024. Ex detenuti sostengono che sia morto a causa delle torture e che abbia subito violenze sessuali.

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