L’arte di Venezia non è neutrale, e dopo le forti contestazioni al padiglione russo durante la 61esima edizione della Biennale, in pochi sanno che le mani di Mosca rimangono aggrappate alla città. I dividendi di una delle maggiori compagnie russe di gas stanno finanziando direttamente uno spazio d'arte contemporanea operativo oggi nel cuore di Venezia.

Fondatore di Novatek, il principale operatore privato russo nel settore del gas naturale, Leonid Mikhelson ha sempre nutrito una forte passione per l'arte. È il 2009 quando fonda insieme a Teresa Iarocci Mavica la V-A-C Foundation. Come ogni oligarca di rispetto, ha finanziato il governo di Vladimir Putin e approvvigionato il suo esercito tra bombe, razzi e personale. Per questa ragione, è sanzionato da diversi paesi. Viktoria Mikhelson, figlia di Leonid e da cui deriva il nome iniziale della Fondazione, possiede il 2,3% di azioni di Novatek attraverso la società Optima Ltd.

Nel 2022 la Fondazione V-A-C viene occupata, in risposta agli attacchi verso l’Ucraina. Il direttore artistico Francesco Manacorda si dimette, anche lui in protesta. Mentre molti artisti ritirano le opere dalla Fondazione, in un tentativo di pulizia dell’immagine, la famiglia Mikhelson fonda la Scuola Piccola Zattere. Viktoria è proprietaria e presidente. La partecipazione in Optima/Novatek implica dividendi annui pari a circa 5,7 miliardi di rubli al tasso di distribuzione del 2025, che andrebbero quindi a beneficio del suo spazio artistico veneziano, finanziato con fondi personali.

I tentativi del rilancio sono goffi, nel comunicato di lancio si utilizza addirittura la schwa. Scelta interessante considerando che in Russia è illegale fare una transizione di genere o organizzare un Pride. Ma non basta e la verità viene presto a galla. Dietro Piccola Zattere non c’è un laboratorio di arte contemporanea, ma i giganti del petrolio e delle armi.

Svitlana Romanko, fondatrice e direttrice dell’Ong ucraina Razom We Stand, che ha ricostruito questi legami in una campagna mirata, spiega a Domani: «I profitti di Novatek, indissolubilmente legati all’economia russa basata sui combustibili fossili, continuano a finanziare la guerra in Ucraina e, al tempo stesso, contribuiscono al degrado climatico e ambientale».

Fino in Antartide

Irene Calderoni, direttrice artistica della Scuola Piccola Zattere, ha dichiarato che Viktoria Mikhelson non ha alcun legame con il governo russo. Ma gli affari della 34enne nel settore energetico riguardano infrastrutture critiche e progetti legati alla strategia artica russa. Mikhelson detiene infatti attraverso Optima anche Antarctic Investments Ltd, proprietaria della LLC Vostok. Quest’ultima è una stazione scientifica pubblico-privata incaricata dal governo russo nell'ambito della Strategia per lo sviluppo delle attività della Federazione Russa in Antartide fino al 2030. La Strategia di fatto sostiene l’accaparramento dei cosiddetti minerali critici.

Olha Kondratiuk, analista di dati di Razom We Stand, spiega: «Le sanzioni europee prendono di mira i prodotti energetici russi, ma sottovalutano in gran parte le persone che stanno dietro ai principali progetti energetici e che continuano a trarre profitto da tali entrate».

Maggio si ripete

La presenza della Russia di Putin aveva scatenato forti contestazioni già nei giorni della Biennale di Venezia. Nello specifico il 6 maggio, tre giorni prima dell’apertura del festival, il gruppo artistico femminista di contestazione a Putin Pussy Riot insieme al gruppo francese Femen, hanno manifestato contro l’apertura del padiglione russo. Armate di passamontagna fucsia, fumogeni, musica punk, non hanno mancato di farsi notare per gettare luce sulla mancanza di libertà russa e l’ipocrisia europea.

Alcune manifestanti avevano slogan scritti sul corpo, come «Mostra curata da Putin, cadaveri inclusi», «La Russia uccide, la Biennale espone» e «Arte russa, sangue ucraino». Le Pussy Riot sono considerate da Putin un gruppo estremista che va fermato. «Trovo assurdo che l'Europa continui a dire che l'Ucraina è uno scudo per l'intero continente europeo, ma che allo stesso tempo apra ripetutamente le sue porte alla propaganda russa», ha dichiarato Nadya Tolokonnikova, fondatrice del gruppo.

La commissaria europea Henna Virkkunen ha ribadito che l'Unione «condanna fermamente» la scelta della Biennale e ha minacciato di sospendere e revocare il finanziamento europeo di 2 milioni di euro, accusando l'ente di aver violato il Regolamento Sanzioni (articoli 5n e 5t). L'ambasciatore Alexey Paramonov ha definito la pressione Ue un «diktat» inaccettabile.

Maggio è stato un tumulto, con anche l'Ucraina che ha sanzionato cinque personalità culturali russe, tra cui la curatrice del Padiglione russo Anastasia Karneeva, figlia del vicedirettore generale di Rostec (holding statale della difesa russa). Ma le pressioni russe in Europa continuano anche nei mesi in cui i riflettori sono spenti.

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