Camici, provette, libri, computer e maschere bianche sul volto. Poi dal balcone – al rintocco di una campana funebre – cala un manichino che penzola davanti all’insegna del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). E un cartello, che recita: «Senza stabilità la ricerca muore». Questo il flash mob andato in scena nella tarda mattinata dell’8 luglio, sul marciapiede fronte alla sede del Cnr di via dei Taurini, a Roma, a pochi passi dal suo quartier generale in piazzale Aldo Moro. L’associazione Precari Uniti (insieme alla Cgil, Cisl e Uil), si mobilita così per portare l’attenzione sul tema della precarietà all’interno degli enti pubblici della ricerca (Epr). Nello specifico del Cnr, cioè il più grande dei tredici enti sotto la vigilanza del ministero dell’università e della ricerca (Mur).

«Centinaia di precari della ricerca, formati con risorse pubbliche e impegnati in progetti strategici per il Paese, stanno uscendo dal sistema, perché i finanziamenti straordinari terminano e non vengono sostituiti da investimenti strutturali», spiega un ricercatore durante la manifestazione. Con loro «scompaiono competenze, esperienza, innovazione e anni di investimenti. Il futuro della ricerca italiana viene lasciato morire». «Chiediamo interventi strutturali, stabilizzazioni e una politica capace di guardare al futuro subito, perché la precarietà uccide», conclude.

«Il Cnr rappresenta un patrimonio nazionale». Così recita invece la lettera indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e diffusa dall’associazione, che a inizio maggio aveva anche scritto anche al presidente della Repubblica.

Un patrimonio, il Cnr, che tuttavia «vive oggi un paradosso». A fronte di «un organico e un investimento pubblico significativamente inferiore rispetto ai grandi Enti di ricerca europei, il Cnr si colloca comunque ai vertici per produttività scientifica, risultando tra i primi in Europa per numero e per qualità di pubblicazioni».

Una parte «rilevante di questa produttività è resa possibile dal lavoro del personale precario che da anni garantisce continuità a linee di ricerca, progetti, infrastrutture e collaborazioni internazionali». Così l’Italia investe in maniera «consistente nella formazione d’avanguardia, mentre troppo spesso non investe altrettanto nel valorizzare e trattenere le competenze». La precarietà «è impossibilità di programmare una vita, ma è anche impossibilità di programmare la ricerca».

E comunque non solo Roma, anche in altre città (Bologna, Palermo, Catania e Sassari tra le altre) i precari del Cnr hanno “celebrato” il funerale al settore della ricerca, qualcuno con bare e altri con lapidi e manichini. Un’azione urgente: all’interno del Cnr, la stima (il numero preciso è difficile da rilevare) è infatti di circa 3mila persone in condizione di precariato.

Lecce
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Gli esclusi dalla stabilizzazione

Nei primi mesi di quest’anno, il “tesoretto” parlamentare a regime (cioè versato ogni anno) di 10,5 milioni di euro stanziato dalle opposizioni (Avs, Movimento 5 stelle e Pd) nella legge finanziaria del 2024, ha permesso la stabilizzazione di 185 persone delle 854 che avevano partecipato a una manifestazione d’interesse (di loro solo 691 erano risultati idonei con requisiti “comma 1”).

Cosa significa? Per la legge sulla stabilizzazione nella pubblica amministrazione (nota come “legge Madia”), per “comma 1” s’intende avere almeno tre anni di servizio in un Epr di cui almeno un giorno con contratto a tempo determinato. Essere riconosciuti come “comma 2” significa invece aver svolto tre anni di servizio, anche con altre forme contrattuali prima ammesse, come l’assegno di ricerca.

Insomma, per i 506 “comma 1” esclusi dalla stabilizzazione, insieme ai “comma 2” e agli altri precari che non rientrano nelle tipologie della legge Madia, si prospetta quindi la disoccupazione. È il caso di Andrea, neuroscienziato di 41 anni e precario da quasi dodici. «Non riesco ad accendere un mutuo o a garantire un affitto: il mio contratto scade tra qualche mese e non so come farò», racconta a Domani.

Situazione simile anche per Federica, 35 anni. Lei è biochimica, si occupa di ricerca sul cancro ed è precaria da cinque anni. «Ho marito e due figli, ed è tutto intestato a lui, quando ho chiesto di essere partecipe al mutuo mi è stato detto dalla banca che era meglio evitare, “creavo problemi”», spiega.

Sono sei anni e mezzo di precariato, infine, per Sara, 40 anni, geologa. Il suo contratto scade a gennaio 2027, e per il futuro «non si sa». «Non ho prospettiva, il rischio è che la ricerca che ho svolto in questi anni rimanga ferma, ma non voglio gettare la spugna: amo il mio lavoro anche se viviamo in uno stato costante di ansia».

«Dopo anni e anni senza concorsi di assunzione congrui si è creata una bolla di precariato», aggiunge Andrea. E conclude: «La legge Madia (in scadenza a fine anno, ndr) deve essere prorogata e devono essere fatti finanziamenti straordinari per stabilizzare tutte le persone precarie». Raggiunto da Domani, il Cnr non ha risposto a una richiesta di commento.

La lettera integrale a Giorgia Meloni

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