Indagate 85 persone. I rappresentanti delle forze dell'ordine coinvolti prelevavano informazioni per conto di una decina di agenzie, a cui si rivolgevano persone interessate ad avere dati di vario tipo su calciatori, cantanti e altra gente del mondo dello spettacolo. Non è escluso che quelle informazioni potessero essere utilizzate come forma di ricatto
Sono 85 gli indagati dell’inchiesta coordinata dalla procura di Napoli, che ha individuato una organizzazione criminale dedita all'accesso abusivo ai sistemi informatici. L'operazione dalla polizia, eseguita questa mattina, ha interessato le province di Napoli, Ferrara, Bolzano, Roma e Belluno. L'ordinanza cautelare dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati, gli arresti domiciliari nei confronti di sei e la misura dell'obbligo di presentazione nei confronti di 19 destinatari. A vario titolo, sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata all'accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio.
Nell'attività oggetto dell'indagine sono coinvolti anche due poliziotti che con le loro password hanno acquisito informazioni personali di personaggi famosi, dello spettacolo e calciatori, da diverse banche dati nazionali per venderle a diverse società. Le indagini della squadra mobile di Napoli, con il supporto del Centro operativo per la sicurezza cibernetica postale e delle comunicazioni Campania-Basilicata e Molise, hanno individuato una organizzazione criminale ben strutturata, ramificata in varie zone d'Italia, finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali con lo scopo di acquisire illegalmente informazioni e dati sensibili che poi diventavano oggetto di compravendita. Tra i soggetti coinvolti ci sono appartenenti alle forze dell'ordine, in buona parte in pensione, e imprenditori operanti nel settore delle agenzie d'investigazione e del recupero crediti.
I rappresentanti delle forze dell'ordine coinvolti prelevavano informazioni per conto di una decina di agenzie, tra cui anche quelle investigative private, su cui sono in corso ulteriori accertamenti, a cui si rivolgevano persone interessate ad avere dati di vario tipo su calciatori, cantanti e altra gente del mondo dello spettacolo.
Non è escluso che le informazioni destinate alle agenzie investigative private potessero anche essere utilizzate come forma di ricatto, per esempio, risultati positivi ai narco e alcol test.
Sequestrato dalla Polizia un server in Nord Italia sul quale venivano convogliate informazioni frutto, secondo una stima, di circa un milione e mezzo di accessi abusivi. «È accaduto purtroppo che delle forze dell'ordine, in particolare dei poliziotti infedeli, si sono venduti per soldi, c'era proprio un tariffario, e sono andati davanti al loro computer con la loro password e hanno fatto degli eccessi abusivi per esfiltrare dei dati importanti su imprenditori importanti, gente dello spettacolo, cantanti, attori, calciatori e poi hanno venduto alle varie agenzie queste notizie», ha spiegato il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, durante la conferenza stampa in cui sono stati forniti i dettagli dell'operazione della polizia.
«Tra gli indagati ci sono pubblici ufficiali e impiegati di pubblico servizio, infedeli ovviamente, che hanno avuto accesso alle loro banche dati - aggiunge il procuratore - ad esempio al DIS del ministero degli Interni o alla banca date dell'INPS o all'Agenzia delle entrate. Ci sono almeno 10 società, anche dislocate al Nord, anche in Emilia, che continuamente compulsavano, richiedevano quasi quotidianamente informazioni - dice Gratteri - era un lavoro frenetico. In pochissimo tempo, stiamo parlando di un milione e mezzo di accessi. Questa notte è stato anche sequestrato un server importante all'interno del quale ci sono, pensiamo, più di un milione di dati conservati. Adesso - spiega ancora - deve essere sviscerato e sviluppato per capire chi è stato interessato e a che livello è stato interessato perché ci saranno, a questo punto, pensiamo, migliaia di parti offese», conclude.
In particolare, è stato trovato su un file Excel, durante una perquisizione, il tariffario che regolava le richieste di denaro che gli agenti infedeli formulavano in cambio delle informazioni estrapolate attraverso i loro accessi abusivi alle banche dati riservate.
Accanto ai dati anagrafici dell'ignaro soggetto sul quale venivano eseguiti gli accertamenti c'era la tariffa che variava dai 6 ai 25 euro a seconda del tipo di accertamento eseguito, se, per esempio, fatto sulla banca dati riservata alle forze dell'ordine, o su quelle dell'Inps o dell'Agenzia delle entrate, o delle Poste.
La polizia, ha sottolineato Vincenzo Piscitelli, coordinatore del pool cyber-crime della Procura di Napoli, «è riuscita a individuare i colleghi infedeli, i presunti innocenti, che però hanno violato le regole di accesso alle banche dati riservate». Il meccanismo «articolato e complesso» ha consentito agli agenti infedeli di prelevare e veicolare le informazioni sensibili in cambio di soldi: «Ci sono agenzie che raccolgono informazioni riservate per cederle a terzi, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti - ha precisato Piscitelli - Il mercato delle informazioni è un mercato vivissimo e questa indagine lo dimostra».
Sono coinvolti agenti della polizia di Napoli, Caserta e, a Roma, anche altri appartenenti delle forze dell'ordine. Non solo. Gli accessi abusivi, secondo una stima, sarebbero complessivamente circa un milione e mezzo, per un giro d'affari che appare plurimilionario, considerate le tariffe che venivano imposte. Tra gli indagati per un singolo accesso, anche una persona ritenuta legata all'agenzia Equalize di Milano, già coinvolta in altre inchieste. La procura di Napoli ha infatti lavorato in coordinamento con la Dna di Roma.
L'indagine sui dati sensibili e coperti da segreto d'ufficio rubati, coordinata dalla procura di Napoli, si intreccia con il lavoro della procura di Milano per un indagato, Giuliano Schiano, già coinvolto nell'inchiesta Equalize. All'epoca dei fatti era appuntato scelto della Guardia di Finanza, in servizio presso la direzione investigativa antimafia di Lecce. Da quanto si apprende è indagato per una singola abusiva consultazione di dati, su cui il gip non ha concesso misura cautelare
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