L’esperienza degli italiani a Dubai, nelle ore della rappresaglia dell’Iran, continua a essere un incubo. Mentre volano i missili di Teheran, resta grande l’incertezza sul rientro in Italia. Dopo la paura delle prime ore, i dubbi non sono infatti finiti per chi aveva raggiunto (per vari motivi) gli Emirati arabi uniti nei giorni prima dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran.

Il ministero degli Esteri ha istituito una task force con 50 funzionari. Ma la situazione sul territorio è disomogenea.

Il vertice di governo

Il governo, al termine di un vertice alla presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha confermato che c’è «particolare attenzione alle misure per assistere e garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte». È stato quindi ribadito «il massimo impegno dell’esecutivo».

Non tutti, però, sono assistiti negli Emirati arabi uniti. La storia degli studenti, di ritorno da Dubai a Milano, è uno dei casi più mediatici, chiusi nel migliore dei modi. Ma decine di altri connazionali sono in una condizione di difficoltà.

Anche perché, secondo quanto apprende Domani, cambiano i comportamenti di località in località. Ad Abu Dhabi, capitale emiratina, c’è una disponibilità maggiore rispetto ai cittadini stranieri, inclusi gli italiani. Le storie che arrivano da Dubai sono diverse. Ci sono hotel che non prolungano il soggiorno se non dietro pagamento delle tariffe. «In un primo momento hanno chiesto una quota più cara rispetto a quella pagata per la prenotazione, poi hanno accettato la stessa cifra», racconta a Domani una famiglia ospite in una struttura di Palm Islands. A dispetto dell’impegno di garantire gratuità promessa. Il rischio è che la spesa sia fuori dalla portata degli ospiti.

Un cortocircuito clamoroso, perché potrebbe costringere delle persone a cercare nuovi hotel, meno costosi, mentre la raccomandazione è quella di evitare spostamenti a causa di possibili nuovi attacchi missilistici dell’Iran. Da quanto si apprende, il problema sarebbe nella scarsa comunicazione alle strutture ricettive. E ancora: le informazioni giungono frammentarie e talvolta comunicazioni istituzionali non arrivano nemmeno a destinazione, nonostante la registrazione sugli appositi portali consigliati dal ministero degli Esteri. 

Il consolato italiano ha comunque ribadito il massimo supporto, chiedendo ai diretti interessati di segnalare situazioni anomale per farle a loro volta presente alle autorità degli Emirati.

I viaggi verso l’Oman

La soluzione di uscire dal territorio emiratino, attraverso dei pullman che portano in Oman (dopo un viaggio lungo molte ore), è stata rivendicata dalla Farnesina, per facilitare il ritorno in Italia. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha lanciato un appello: ­«Rivolgetevi soltanto ai canali ufficiali, rivolgetevi alla Farnesina per avere indicazioni». Il motivo? «Ci sono anche bagarini e finte notizie di vendita di biglietti. Ci sono anche molte truffe in giro», ha riferito il vicepremier.

E, soprattutto, «quando si prenota bisogna poi andare», ha concluso il ministro. In alcuni casi, però, i biglietti sono inaccessibili: alcuni cittadini erano all’oscuro della possibilità di prenotare un posto per il trasporto in Oman (per l’aeroporto di Muscat) perché i messaggi e le mail informative non sono arrivati a destinazione. Al momento, intanto, non è ancora confermato il viaggio per la giornata di domani, mercoledì 4 marzo. L’unico vettore parte alle 9 del mattino, ma si naviga a vista dal punto di vista organizzativo. Perché c’è da salvaguardare al massimo le misure di sicurezza.

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