Lunedì 31 agosto in Emilia-Romagna suonerà la campanella. Ma ad aspettare bambine e bambini non ci saranno lezioni, compiti o insegnanti: nelle scuole primarie coinvolte nella sperimentazione voluta dalla Regione ci saranno educatori, laboratori, sport, musica e attività culturali.

La scuola inizierà ufficialmente martedì 15 settembre. Ma per migliaia di famiglie le porte degli istituti si apriranno già alla fine di agosto. È la risposta dell’Emilia-Romagna a un problema che ogni estate torna identico: le scuole chiudono, i genitori continuano a lavorare e per settimane qualcuno deve occuparsi dei figli. Un equilibrio precario fatto di centri estivi costosissimi e spesso assenti in agosto e settembre, nonni, babysitter, ferie alternate.

A confermare la necessità di questo servizio è il numero di famiglie che ha aderito: quasi diecimila. A Bologna, in un solo giorno, sono arrivate circa duemila richieste. «Per una famiglia come la nostra, in cui entrambi i genitori lavorano, l’inizio di settembre è un incubo», racconta Alessia Manfredini, mamma di Alice che sta per iniziare la quinta elementare. «I centri estivi non sempre sono disponibili anche a settembre e, quando lo sono, non è detto che ci siano posti per tutti. Anche se possiamo contare in parte sui nonni, non sempre è sufficiente».

È dalla distanza tra i tempi della scuola e quelli delle famiglie che è partita la Regione. L’idea iniziale era intervenire sul calendario scolastico ma spostare qualche giorno tra giugno e settembre non avrebbe risolto il problema. «Le 200 giornate di lezione previste dalla normativa devono essere garantite, per cui si sarebbe trattato semplicemente di spostare due o tre giorni tra settembre e giugno, senza rispondere davvero ai bisogni delle famiglie», spiega Isabella Conti, assessora regionale al Welfare, terzo settore, politiche per l’infanzia e scuola.

«Ripensare il calendario scolastico ha senso solo all’interno di una riflessione complessiva sugli orari, sui tempi della didattica, sulle modalità di apprendimento, sugli strumenti a disposizione degli insegnanti e sulla valorizzazione del loro lavoro, anche attraverso maggiori risorse e organici adeguati». Una riforma che appartiene alle competenze del ministero dell’Istruzione. La Regione ha quindi scelto quella che Conti definisce «una soluzione emiliano-romagnola, concreta e innovativa».

La sperimentazione 

Sono coinvolti i dieci Comuni capoluogo e le Unioni di Comuni per un totale di 42 amministrazioni. «Si tratta di un servizio completamente gratuito per le famiglie, che consente di utilizzare gli spazi scolastici in un periodo in cui la scuola non ha ancora ripreso le attività didattiche. Un aspetto per noi fondamentale è che questa iniziativa non comporta alcun aggravio di lavoro per il personale scolastico, né per gli insegnanti né per il personale ATA».

Le attività sono gestite da educatori esterni appartenenti al terzo settore e sono interamente finanziate dalla Regione. Allo stesso modo, sono previste risorse specifiche anche per le pulizie straordinarie degli edifici scolastici, così da non gravare sul personale della scuola. «In questo modo riusciamo a offrire un servizio concreto alle famiglie, valorizzando al tempo stesso la rete educativa del territorio e preservando il corretto funzionamento dell’istituzione scolastica».

Gli insegnanti non verranno quindi richiamati anticipatamente al lavoro. Una parte dei dirigenti scolastici e degli amministratori locali ha sollevato dubbi sull’organizzazione, sugli spazi e le risorse necessario ma Conti sottolinea che si è trattato di risolvere difficoltà soprattutto amministrative. «I Comuni avevano la necessità di gestire in tempi molto rapidi risorse rese disponibili con l’assestamento di bilancio di luglio. Si trattava quindi di affrontare procedure tecniche e amministrative complesse in tempi stretti ma ci siamo riusciti».

L’iniziativa si svolgerà tra il 31 agosto e il 14 settembre. «Da un lato ci aiuta a conciliare meglio i tempi di vita e di lavoro, dall’altro offre ai bambini un’opportunità preziosa: vivere la scuola in modo diverso, con attività sportive, culturali e laboratoriali che li fanno stare insieme, imparare e divertirsi prima dell’inizio delle lezioni», continua Alessia Manfredini.

C’è anche un elemento economico non da poco: ovvero il risparmio garantito alle famiglie e l’aiuto a quelle che non possono permettersi centri estivi per tutto il periodo di chiusura delle scuole. «A partire dai dati sulle adesioni, punti di forza ed eventuali criticità apriremo un tavolo di confronto con tutti i soggetti coinvolti, comprese le organizzazioni sindacali con le quali ci confrontiamo continuamente in un dialogo prezioso e costruttivo», conclude Conti. «Il nostro obiettivo è arrivare entro dicembre 2026 a una misura strutturale, da inserire in legge, così da estendere il progetto a tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna e renderlo operativo, in modo stabile, a partire da settembre 2027 per tutte le famiglie e i bambini della regione».

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