«È un latino mio» – dice Davide, età apparente 11-12 anni – «Fabulaetiem. È quando si racconta una favola così piena di dettagli e così realistica che sembra vera». Siamo in Umbria, Amelia, provincia di Terni, dove sta, immersa nel verde, la casa-laboratorio di Cenci, di Franco Lorenzoni e Roberta Passoni.

La scena descritta potrebbe essere quella di uno dei tanti centri estivi che impegnano ragazzini e ragazzine. Ma in questo caso siamo in una situazione e in un ambiente molto diversi. I cinquanta minuti del documentario Fabulaetiem, diretto da Vittorio Antonacci, prodotto da Cenci Casa Lab, Fondazione Beta e ZaLab e disponibile su Vimeo, ci raccontano, appunto, quella che sembrerebbe una favola, ma che è talmente piena di dettagli e di realismo da risultare, come di fatto è, vera.

Mentre da qualche parte si ciancia di ritorno alle classi differenziali, qui invece vediamo in azione tre giovani con trisomia 21 (più nota forse come “sindrome di down”), Valerio, Vladimir e Lorenzo, che, insieme ad altri cinque ragazzi con disabilità cognitive, animano da educatori uno dei villaggi educativi di Cenci.

È l’estate 2025, ma la formazione degli educatori, come possiamo vedere nel documentario, è iniziata durante l’inverno, sei mesi prima. È così che si arriva alle giornate del villaggio educativo non solo con molti progetti di attività di grande interesse (la creazione di parole, la cerca della legna, l’uscita notturna a guardare la luna e molto altro), ma con una intensità di relazioni e di attenzione all’altro che potrebbe servire da esempio a molti di noi.

Ribaltando i ruoli tradizionali (secondo i quali i “normodotati” educano, i “disabili” vengono educati) il fantastico trio di animatori-educatori si fa protagonista di una esperienza straordinaria sia per loro stessi che, anche e soprattutto, per i ragazzini e le ragazzine che partecipano al campo estivo. Organizzano le attività. Conducono le uscite. Avvertono dei rischi di infortunio quando si taglia la legna. Dirigono il risveglio muscolare mattutino con una sapienza e un’empatia davvero rare. Si assumono responsabilità e carichi di lavoro da giovani adulti con una serietà e una competenza ammirabili. Senza retorica, nelle belle riprese del documentario (Franco Lorenzoni, maestro di didattica e di pedagogia quale è, fa anche l’operatore alla macchina da presa, insieme a Susanna Sala) vediamo dipanarsi una vicenda che è, al contempo, esemplare e appartenente alla “normalità” quotidiana.

Così come si ripercorrono due grandi temi come quello dell’ombra e della luce, a dirci che se mantenessimo un briciolo di saggezza ci ricorderemmo che l’una è complementare all’altra. La canzone Raggi argento della luna, con la quale Orlando Li Mandri ha messo in musica versi di Ludovico Ariosto, accompagna i primi piani dei visi, alcuni commossi, degli adulti e dei ragazzi che la ascoltano. È il momento conclusivo di un lavoro durato qualche giorno, per il quale tutti hanno immaginato e poi realizzato l’ombra di un compagno o di una compagna, riprendendo un tema seminale per la crescita dell’essere umano, già redatto in letteratura da Adelbert von Chamisso nel 1814 ne La meravigliosa storia di Peter Schlemihl, via via ripreso da Andersen, Jung, fino a Topolino e la rivolta delle ombre, scritto da Ennio Missaglia e disegnato dal grande Giovan Battista Carpi nel 1960.Così come, nel bel momento dell'invenzione delle parole, è sfida anche per chi guarda interpretare il significato del lemma “mucco” (e fin qui potremmo anche azzardare la risposta) o del più, ma solo apparentemente, oscuro “lunuce”.

Scritto da Daniela Mitta e Vittorio Antonacci, Fabulaetiem è una testimonianza appassionata e appassionante di come il lavoro con chi anche solo pochi decenni fa era considerato diverso e quindi irrecuperabile, (ricordiamo che la legge 517 che abolisce le classi “speciali” e differenziali è del 1977), può superare pietismi e paternalismi e far inserire a pieno titolo chiunque a fianco di chiunque altro.

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