Cosa dicono le tracce di Dna sui due frammenti di unghia di Chiara Poggi? La genetista Denise Albani ha spiegato i risultati messi nero su bianco nelle 94 pagine della sua relazione tecnica alla gip del tribunale di Pavia Daniela Garlaschelli. Un modo come un altro per dire che oggi si è conclusa l’udienza sull’incidente probatorio della nuova indagine sul delitto di Garlasco, per cui è già stato condannato in via definitiva il fidanzato della 26enne trovata uccisa nella sua villetta in una giornata di metà agosto di 18 anni fa. 

Nel nuovo procedimento è indagato l’amico del fratello della vittima, Andrea Sempio. Sono sue le tracce genetiche miste repertate dagli inquirenti? È anche a questa domanda che la tecnica Albani, commissaria capo della polizia di stato, ha dovuto rispondere. Nei giorni scorsi gli esiti dell’elaborato scientifico erano stati in parte anticipati: esiste una probabilità «moderatamente forte/forte» per l’unghia della mano destra e «moderato per quella dell’altra mano» che il Dna maschile appartenga a Sempio o a soggetti a lui imparentati per via paterna.

Una risultanza che, in base a quanto si legge nella lunga relazione, deve anche fare i conti con l’impossibilità del metodo bio-statistico di «stabilire con rigore scientifico» se quelle tracce genetiche si trovassero «sotto o sopra le unghie della vittima» e, inoltre, se il trasferimento sia avvenuto in modo diretto e per contaminazione. 

Le parti hanno dibattuto proprio su questi punti. Ad esempio la difesa di Sempio – l’avvocato Liborio Cataliotti insieme alla collega Angela Taccia –  sostiene che «i risultati sono giuridicamente inutilizzabile, e che non valgano né come indizio né come prova». Da parte sua la famiglia Poggi, tramite il legale Francesco Compagna, ha fatto sapere di ritenere gli «accertamenti necessari» ma anche di essere convinti «della colpevolezza di Stasi».

Quest’ultimo, a sorpresa, si è presentato in aula, nonostante non abbia potuto rilasciare dichiarazioni perché si trova in regime di semilibertà. I suoi avvocati, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, leggono «la compatibilità» tra il materiale sulle unghie di Chiara Poggi e il Dna di Sempio come un elemento che colloca il nuovo indagato sulla scena del delitto. Chiusa questa fase, adesso si procederà con l'esame delle analisi dattiloscopiche.

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