Ottanta fiale di fentanyl sono scomparse dalla farmacia dell’ospedale Israelitico di Roma. Sarebbero state rubate dalla cassaforte che non aveva segni di scasso quando sono arrivati i carabinieri. Così da far sospettare che chi ha preso il potente oppioide sintetico avesse le chiavi. L’area non era sottoposta a videosorveglianza e i dipendenti potevano accedervi. Il 24 giugno, a denunciare il furto sono stati proprio i lavoratori della struttura.

Il fentanyl, in ambito medico, viene utilizzato soprattutto come analgesico per il trattamento del dolore, ma quando esce dai circuiti ufficiali può essere usato come droga. L’effetto è sedativo: attenua dolore e ansia, può dare euforia, rilassamento e sonnolenza. Ma, proprio perché deprime il sistema nervoso, può rallentare il respiro fino all’arresto.

Sebbene per la sparizione delle fiale ancora tutte le ipotesi siano sul tavolo, la procura di Roma ha avviato un’indagine per furto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Sul caso indagano i carabinieri del Nas che – dopo aver definito l’episodio «grave» – hanno intensificato le normali attività di vigilanza sulla detenzione e gestione degli stupefacenti lungo tutta la filiera distributiva: dalle farmacie alle Asl.

Anche Palazzo Chigi si è subito detto allarmato. Tanto che il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano, conosciuto per la linea dura contro le droghe, ha presieduto una riunione d'urgenza per ribadire la necessità di «assicurare il rispetto delle procedure previste per la gestione dei medicinali ad alto rischio, al fine di tutelare la salute pubblica e di prevenire il ripetersi di episodi analoghi».

Più per prevenzione che per emergenza

All’incontro di Palazzo Chigi, infatti, sono seguiti gli annunci di ispezioni straordinarie avviate dalla regione Lazio e dal Ministero della salute che sta predisponendo una nuova circolare per potenziare i controlli sull’uso del fentanyl: «Si muove in linea con le azioni previste dal Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio e fa seguito a quelle già diramate nel 2024 e nel 2025», si legge nella nota del ministro Schillaci.

Il riferimento è al Piano che l’Italia ha adottato a marzo del 2024. Più per precauzione e preoccupazione, viste le conseguenze dell’abuso di fentanyl negli Stati Uniti, che per fronteggiare un’effettiva situazione critica. Secondo gli ultimi dati disponibili, infatti, della relazione della Direzione centrale per i servizi antidroga, i sequestri di medicinali a base di fentanyl in Italia sono stati solo 71 nel 2024. I decessi 3 dal 2017. E anche nel resto d’Europa non si può parlare di allarme per il consumo illegale di fentanili. Insomma, l’Europa non è un mercato come quello statunitense dove la sostanza miete moltissime vittime.

«Dalle ottanta fiale rubate non si può stimare quante dosi possano entrare nel mercato illegale. Ma è un fatto grave. Anche solo cinque fiale lo sarebbero state», dice a Domani Matteo Marti, direttore del laboratorio di Tossicologia forense dell’università di Ferrara che collabora con la Presidenza del Consiglio. Come fa notare il professore, è proprio per la grande attenzione che da tempo l’Italia ha nel prevenire l’emergenza fentanyl prima che questa inizi, che «la macchina dell’allerta si è mossa bene e in fretta in un momento di necessità: una dimostrazione del fatto che abbiamo un sistema efficiente anche nell’evitare che gli oppioidi arrivino dall’estero. Il problema sta anche nella diffusione di altri oppioidi pericolosi, come nitazeni e orfine».

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