Paola Deffendi, madre di Giulio, ringrazia Mattarella per il messaggio e chiede a tutti coloro che hanno un biglietto per l’Egitto, a qualsiasi titolo, di stracciarlo. Per il padre, Claudio, «dieci anni è un lungo periodo, ma solo una tappa del percorso» che spera possa riprendere con il processo. Don Ciotti: «Basta omertà»
«Le cose che emergono in quel processo sono orribili, irripetibili e forse l’amarezza più grande è quella che questa battaglia doveva essere una battaglia di tutte e di tutti, di tutte le istituzioni, di tutta la politica, di tutta l’Unione europea. Così non è stato purtroppo, anzi». La segretaria del Partito democratico Elly Schlein è intervenuta a “Parole, immagini e musica per Giulio, l’evento organizzato a Fiumicello, in provincia di Udine, a dieci anni dalla scomparsa di Regeni, il ricercatore rapito e ucciso in Egitto.
«Una battaglia per i diritti umani, una battaglia per i diritti calpestati a Giulio e a tutte le Giulie e i Giuli d’Egitto e del mondo», ha continuato Schlein, sottolineando che invece paesi europei come la Francia hanno premiato Al Sisi come il migliore degli alleati, o la stessa Italia che ha normalizzato le relazioni con l’Egitto: «Abbiamo visto aziende partecipate italiane continuare a fare affari con l’Egitto come se non fosse nulla». Anche l’Ue, ha ricordato la segretaria, ha chiuso un accordo con l’Egitto da più di 7 miliardi per sostenere quell’economia e bloccare i flussi migratori, «l’unica vera ossessione dei governi europei».
È questa ossessione che ha guidato il governo a inserire l’Egitto nella lista dei paesi di origine considerati sicuri: «Io non lo posso accettare. Che paese vogliamo essere? Questa è la domanda». Aggiungere un paese a quell’elenco significa che la situazione dello stato sarebbe tale da presumere che le richieste di protezione internazionale dei suoi cittadini non siano fondate. E, dunque, essere sottoposti a procedure accelerate con meno garanzie.
«Vogliamo essere un paese che si batte contro tutto il male del mondo che si è abbattuto su Giulio? Allora mobilitiamoci e non restiamo indifferenti rispetto a quello che accade intorno a noi», ha concluso Schlein.
«Chi ha un biglietto per l’Egitto lo stracci»
«Io spero che tutte le persone che hanno in tasca o che hanno già prenotato un viaggio in Egitto, turistico e non, anche per un incontro bilaterale, per un incontro culturale, prendano il biglietto e lo straccino». È l’auspicio di Paola Deffendi, la madre di Giulio Regeni, che ha ringraziato il presidente della Repubblica Mattarella per «la lettera veramente graditissima».
Deffendi, dal palco, ha chiesto di tradurre in inglese il documentario di Simone Manetti, Giulio Regeni. Tutto il male del mondo, perché ci sono tante richieste dall’estero, «pensate anche da Cambridge e da Londra», dice la madre del ricercatore.
«Dieci anni è un lungo periodo». Ha poi preso la parola il padre, Claudio Regeni, ricordando che è «solo una tappa del nostro lungo percorso» che spera possa riprendere con il processo e una sentenza della Corte costituzionale «che ci permetta di andare avanti».
Per Claudio Regeni «Giulio potrebbe essere figlio di tantissime famiglie, fratello di tanti, nipote e rappresenta un po’ i giovani di oggi che sono di mentalità aperta, che viaggiano, si interessano, e hanno a cuore anche gli altri». Così come Alberto Trentini, la cui mamma Armanda, ha ricordato, «abbiamo avuto modo di abbracciare più volte».
«Basta omertà»
Che non ci sia più omertà, ha ripetuto poi don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, che ha parlato di «tutto il male del mondo» che si vede sui «corpi di tutte e tutti coloro che sono vittime di un potere oppressivo e repressivo»: come sui corpi delle giovani vittime uccise dalla repressione del regime iraniano o che segna i volti dei prigionieri di guerra del mondo intero. Ancora, «nei volti gonfi delle vittime dei naufragi del Mediterraneo, dove leggi disumane costringono a tentare traversate disperate», negli «occhi terrorizzati» di chi finisce nelle mani dell’Ice, la polizia anti-immigrazione gradita a Trump, e nei corpi delle donne «violate o ammazzate da chi dice di amarle».
Bisogna scegliere, ha concluso don Ciotti, tra «la mitezza, la cultura, la responsabilità che incarnava una persona come Giulio Regeni, e la cattiveria di chi sa usare soltanto la forza, l’inganno e l’omertà».
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