Lacrime, abbracci e sorrisi per il rientro del cooperante e dell’imprenditore. «Nessuna tortura fisica in carcere» Il ministro: «Mesi di lavoro silenzioso»
Una dolce e pacata carezza sul viso del figlio. Gli occhi che non riescono a trattenere la commozione. Un paio di grandi occhiali neri a proteggere l’intimità del volto di fronte a tutto il paese. Il sollievo di essere di nuovo insieme, in Italia, e un abbraccio lungo sognato per oltre 423 notti. Il fermo immagine immortalato dalle telecamere sulla pista dell’aeroporto di Ciampino a Roma tra Armanda Colusso e suo figlio Alberto Trentini è già una delle immagini più potenti di questo 2026. Un ritrovo sperato per tanto tempo e che nell’ultima settimana sembrava non dover arrivare mai.
Il Falcon partito da Caracas con a bordo Trentini e Mario Burlò, liberati dal carcere El Rodeo I dopo 14 mesi di detenzione, è atterrato alle porte di Roma poco dopo le 8.30. Insieme a loro anche il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, andato in Venezuela a prenderli di persona. Proprio come lo scorso anno con il caso della giornalista Cecilia Sala, come a voler rivendicare ancora una volta la paternità della buona riuscita delle trattative tra servizi di sicurezza intavolate nell’ultimo anno. Trattative sbloccate con la forza militare di cui dispone Donald Trump che ha portato alla cattura del regno di Maduro.
Nella pista ad accogliere il cooperante veneziano oltre alla madre c’era anche l’avvocata Alessandra Ballerini, la stessa dei casi Giulio Regeni e Patrick Zaki. Per Burlò erano presenti i suoi due figli Gianna e Corrado. Fuori ad attendere, decine di giornalisti, pronti a immortalare l’arrivo dei due italiani. La premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani li hanno aspettati all’interno per un breve saluto. «Hai abbracciato la mamma, è stata tanto in pensiero, lo sai?», ha detto la premier a Trentini. Poi la stretta di mano e i ringraziamenti del cooperante al governo. «Ma stai scherzando?», ha risposto Meloni, prima di salutare anche Burlò e i figli: «Non vi voglio disturbare perché avete del tempo da recuperare».
Di poche parole anche il capo della Farnesina che è corso in Senato a riferire sul caso.
Le prime parole
La famiglia Trentini ha lasciato la parola all’avvocata Ballerini che ha letto una dichiarazione concordata. «Siamo felicissimi oggi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo. Non si possono cancellare le sofferenze di questi interminabili 423 giorni. Da adesso in poi abbiamo bisogno di vivere giornate serene e costruttive per tentare di cancellare i brutti ricordi e superare le sofferenze di questi 14 mesi. Grazie a tutte le persone che ci sono state vicine in tanti modi diversi, anche silenziosamente, ma efficacemente», ha detto. «Ora – prosegue la dichiarazione – vi chiediamo di rispettare il nostro desiderio di stare un po’ raccolti, lontani dal clamore di queste giornate, per affrontare con tranquillità ed entusiasmo il futuro di libertà che ci attende».
E infine il messaggio per chiedere la liberazione degli altri prigionieri politici. «Un pensiero va a tutte le persone ancora detenute e alle loro famiglie, perché possano presto condividere la gioia della liberazione. La solidarietà, dentro e fuori dal carcere, è la nostra salvezza. Grazie davvero a tutti voi, sta bene, andiamo a casa».
Burlò ha raccontato che nessuno dei due ha subito torture fisiche. Sarà comunque difficile recuperare da quelle psicologiche. «Avevo paura che ci ammazzassero, di non rivedere i mie figli. Dormivano per terra in mezzo agli scarafaggi, ci tenevano incappucciati», ha raccontato al suo arrivo. «Non è stato facile, è stato difficile ma il pensiero che il governo c’era, i miei figli e l’amore che provo per loro, mi hanno dato la forza di andare avanti. Si, sono provato, ho perso 30 chili ma non importa, l’importante è essere tornato, riabbracciare i miei ragazzi», ha aggiunto.
Il ministro
In Senato un applauso bipartisan ha accolto la notizia dell’arrivo dei due italiani durante l’informativa del ministro Tajani.
«La loro scarcerazione segue di pochi giorni quella di Biagio Pilieri e Gerardo Antonio Buzzetta. Per Luigi Gasperin abbiamo ottenuto l’ordine di scarcerazione», ha detto il capo della Farnesina elogiando l’esecutivo. «È il risultato di mesi di lavoro silenzioso, costante e tenace del governo, che ha consentito, dopo la rimozione di Maduro, di cogliere un obiettivo così importante». La liberazione degli italiani «è un importante passo in avanti per chiudere una pagina dolorosa», ha detto specificando di essere stato avvertito della loro scarcerazione poche ore prima dal suo omologo venezuelano.
In Senato, il ministro ha spiegato che nel paese sudamericano ci sono ancora 42 prigionieri, di cui 24 per motivi politici. Hanno tutti doppio passaporto italiano e venezuelano. Resta da capire ancora se avrà il sostegno di Washington anche per loro.
«Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, con cui in questi mesi ho mantenuto uno stretto, costante raccordo, ha sempre manifestato il pieno sostegno dell’Amministrazione americana per il rilascio dei nostri detenuti», ha detto Tajani ringraziando l’amministrazione Trump. E poi il messaggio alla nuova amministrazione venezuelana: «Ora che la stagione di Maduro, segnata da oppressione e violenza, rappresenta il passato, il nostro obiettivo è avviare una fase nuova attivando un partenariato positivo con le autorità guidate da Delcy Rodríguez».
Anche le opposizioni gioiscono con la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha avuto un colloquio telefonico con la madre di Trentini.
Il cooperante non rientrerà immediatamente a Lido Venezia, probabilmente lo farà nei prossimi giorni. I suoi amici lo attendono a braccia aperte e non vedono l’ora di organizzargli «una bella festa».
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