L’Unione europea va verso l’inserimento del nucleare tra le fonti sostenibili. Nel dibattito sulla cosiddetta tassonomia verde dell’Ue, avrebbe vinto il “partito del si”, cioè dei favorevoli all’inclusione del nucleare tra le tecnologie considerate eco-sostenibili. 

La questione della tassonomia verde dell’Ue

«La frenesia pro nucleare di queste settimane – ha scritto Giuseppe Onufrio sulle colonne di Domani – è legata al dibattito sulla tassonomia europea per decidere se includerlo, assieme al gas, tra le tecnologie cosiddette “verdi”». 

Il ministro Cingolani dice sì

Ebbene, l’Ue avrebbe deciso. Lo ha confermato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel corso di un incontro virtuale tenuto con gli studenti delle scuole superiori, lunedì 13 dicembre, nell’ambito del progetto didattico Cosmopolites. «Lo hanno anticipato», ha fatto sapere Cingolani, e l’esito è che avrebbe vinto il “partito del sì” al nucleare come fonte verde. «È certo – ha detto Cingolani – che il nucleare ci sarà nella tassonomia europea della finanza sostenibile, lo hanno già anticipato. È una fonte che non produce CO2».

Agli studenti dell’incotro virtuale, Cingolani ha detto che sebbene l’Italia si sia già espressa in due referendum contro il nucleare (quello del 1987 e quello del 2011), ora la questione sarebbe diversa. All’epoca si trattava di «nucleare di prima generazione, non quello di cui si parla adesso», di quarta generazione. «Oggi – ha spiegato il ministro – la mia posizione di tecnico è che non farei le centrali di prima e seconda generazione, che sono complesse e hanno problemi con le scorie radioattive». Diversi invece «i piccoli reattori modulari», cioè la quarta generazione, «che sono in pratica motori di navi nucleare, sono piccoli e più sicuri. Da lì – ha sostenuto Cingolani –  potrebbero arrivare ottime notizie in termini di costi e benefici». Una tecnologia che «sarebbe saggio» scegliere, anche perché è «assolutamente certo che la fusione nucleare sarà la soluzione di tutto».

Il partito del sì al nucleare

  • LEGA

 Matteo Salvini, come per altre questioni – si pensi ai vaccini – anche sul nucleare  ha tenuto per diverso tempo una linea ambigua, come ha scritto Lisa Di Giuseppe su Domani. A settembre si è deciso per una presa di posizione netta. In un tweet di qualche giorno fa, ha manifestato il suo sostegno al nucleare e a una «collaborazione strategica con la Francia, che diversamente dall’Italia» investe già nel nucleare «soprattutto per far fronte all’aumento dei costi delle bollette». Il nucleare sarebbe la soluzione per il caro bollette, di cui si parla tanto in questi giorni.

  • FRATELLI D’ITALIA

Sulla stessa linea anche Fratelli d’Italia, che sulla questione aveva manifestato la sua amicizia alla Francia già a febbraio scorso, quando il partito di Giorgia Meloni, presiedendo il gruppo dei Conservatorie e riformisti europei, al Parlamento europeo, si era alleata al gruppo Renew Europe del presidente  francese Emmanuel Macron, per presentare a Bruxelles la strategia pro-nucleare come soluzione per ridurre le emissioni di CO2.  Raffaele Fitto, europarlamentare del partito, in un tweet, ha espresso gli stessi temi di Salvini. 

  • FORZA ITALIA

Il partito del Cavaliere è storicamente a favore del nucleare, esibito da sempre come strumento capace di offrire all’Italia la tanto sperata autosufficienza energetica. Nei giorni scorsi, la senatrice Alessandra Gallone, membro della Commissione ambiente al Senato, ha salutato con favore le posizioni del ministro Cingolani sul nucleare, affermando: «Aprire a nuove tecnologie, sostenibili, pulite e sicure, che ci rendano auto-sufficienti sul versante dell’approvvigionamento energetico non può essere a priori un tabù».

Il partito del no al nucleare

  • MOVIMENTO 5 STELLE

I pentastellati sono sempre stati contrari al nucleare. Recentemente il leader Giuseppe Conte, intervistato dal Fatto Quotidiano ha detto: «Secondo noi il gas e il nucleare non rientrano nella qualificazione di “energie verdi”, questo non significa demonizzarle, ma che non sono da incentivare con investimenti pubblici. Per noi sono da incentivare le fonti rinnovabili». Il presidente della commissione Industria Gianni Girotto ha depositato una mozione in Senato per impegnare il governo a escluderlo  dalle fonti sostenibili.

  • PARTITO DEMOCRATICO

Contrario anche il Pd. Chiara Braga, responsabile Transizione ecologica e sostenibilità nella segreteria del partito, rispondendo all’apertura del ministro Cingolani nei confronti del nucleare, ha detto che il Pd è contrario a «una stagione che si è chiusa con il referendum del 1987 e poi con quello del 2011». Per la deputata il nucleare ha lasciato una «pesante eredità» che il paese sta ancora gestendo, ovvero i depositi radioattivi.

«La sfida climatica oggi chiede di accelerare nelle energie rinnovabili,  – ha detto – superando ritardi e resistenze che ancora ci sono; questa è la priorità su cui concentrarsi, molto più che investire risorse su tecnologie che mostrano diversi limiti così come dimostrano anche le esperienze di altri Paesi europei».

La linea è stata ribadita anche da Alessia Rotta, presidente commissione ambiente alla Camera, che nel suo blog Huffpost ha chiuso la questione: «Mettiamo in ordine le questioni, precisando -fin da subito - che il tema del nucleare, oggi, non è all’ordine del giorno».

  • EUROPA VERDE – VERDI

Il partito ecologista è particolarmente critico nei confronti della gestione del dicastero della Transizione ecologica. Al punto da aver lanciato una petizione per le dimissioni del ministro Roberto Cingolani. 

Su Domani, Angelo Bonelli ed Eleonora Evi di Europa verde hanno scritto: «L’inarrestabile Cingolani in Europa, non soltanto dice di voler aprire al nucleare nella tassonomia verde Ue, ma, sottobanco, sembra che trami con la Francia per far sì che anche il gas possa essere etichettato come investimento verde, come evidentemente richiesto da Confindustria Energia». L’allusione era a un presunto scambio di sostegno tra Francia e Italia.

Alla prima infatti occorre che il nucleare possa rientrare, nelle decisioni europee, tra le tecnologie considerate a zero emissioni di CO2, per poter continuare a produrre, come già fa, energia atomica per uso civile. All’Italia e alle sue compagnie energetiche serve poter continuare ad avere a disposizione il gas.

  • AZIONE

Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico, almeno fino a due anni fa era tra i contrari. Il leader di Azione, in un vecchio post su Twitter, in cui gli veniva chiesta la posizione del suo partito sul tema, aveva risposto rimandando alla Strategia energetica nazionale adottata dal Mise, quando era guidato da lui. Una strategia che non prevedeva investimenti sulla fusione nucleare. 

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