Lo storico della Chiesa commenta la scomunica che ha colpito il gruppo ultratradizionalista cattolico dopo l’ordinazione di quattro vescovi senza il mandato papale: «L’interpretazione del messaggio cristiano della FSSPX lo rende incomprensibile alla stragrande maggioranza degli uomini d’oggi. Ha però una forte capacità di incidenza mediatica»
«La Fraternità di San Pio X non ha molte carte da giocare nel mondo attuale: la sua interpretazione del messaggio cristiano lo rende incomprensibile alla stragrande maggioranza degli uomini d’oggi. Hanno però una forte capacità di incidenza mediatica, in quanto indirizzano su questo ambito le ingenti risorse di cui dispongono». È quanto dice a Domani, Daniele Menozzi, studioso di storia della Chiesa e professore emerito di storia contemporanea alla Normale di Pisa.
Professore, la scomunica erogata dal Vaticano rappresenta l'ennesimo capitolo di un conflitto che va avanti da molti anni, sempre nelle stesse modalità. Non sembra infatti che da parte dei lefebvriani ci sia la volontà di giungere a una qualsiasi forma di mediazione….
La scomunica del 1988, promulgata da Giovanni Paolo II, era stata preceduta da una lunga trattativa tra l’allora cardinale Joseph Ratzinger e monsignor Marcel Lefebvre. Era approdata ad una bozza di accordo. Due giorni dopo la sottoscrizione, tale piattaforma era stato ripudiata da Lefebvre. Il nodo su cui i collaboratori dell’anziano monsignore avevano richiamato la sua attenzione riguardava l’interpretazione dei documenti del Vaticano II. A loro giudizio non si poteva riservare alla Santa sede, perché Roma era infetta di “modernismo”. Il punto è irrisolvibile, perché riguarda un aspetto centrale del cattolicesimo: l’attribuzione al papa di una suprema autorità in materia dottrinale. I lefebvriani non possono riconoscerla, perché ritengono che il papa, accettando il Vaticano II, sia caduto nell’eresia modernista.
Papa Leone, del resto, non sembra avere grande urgenza di porre mano ai temi più cari per la Fraternità, a cominciare dalla liturgia…
Il motu proprio Traditionis custodes di papa Francesco ha chiarito il gioco che i lefebvriani conducono attraverso il richiamo alla liturgia pre-conciliare: l’invocazione del rito tradizionale è un mero pretesto per condurre quel che a loro davvero preme: mettere in questione le acquisizioni dell’aggiornamento conciliare, in particolare il diritto alla libertà religiosa, il dialogo ecumenico e interreligioso e la collegialità episcopale. Infatti, in seguito a quel motu proprio, i vescovi possono concedere la celebrazione del rito pre-conciliare a condizione che non sia strumentalizzato per condurre una battaglia contro il Vaticano II. Papa Leone ha ereditato una posizione che rende la gestione della questione liturgica più semplice, perché privata delle ricadute “politiche” che i lefebvriani le attribuiscono. Non ha ancora specificato come intende gestirla, ma Traditionis custodes ne è il punto di partenza.
La Fraternità, dal canto suo, ha cercato in ogni modo di provocare una reazione vaticana tale da ampliare ancor di più l'attenzione mediatica sull'evento delle consacrazioni...
La Fraternità non ha molte carte da giocare nel mondo attuale: la sua interpretazione del messaggio cristiano lo rende incomprensibile alla stragrande maggioranza degli uomini d’oggi. Hanno però una forte capacità di incidenza mediatica, in quanto indirizzano su questo ambito le ingenti risorse di cui dispongono. Hanno dunque investito nella comunicazione di una immagine: la rappresentazione di una comunità religiosa radicalmente antitetica alla modernità. Usando gli strumenti di quella modernità che condannano vorrebbero raccogliere il consenso di quanti ne vivono tutti i numerosi disagi. Ovviamente una simile prospettiva comunicativa sconta la totale inconsapevolezza dei complessi rapporti che nel passato hanno legato, e ancora legano, cristianesimo e modernità. Ma la cultura teologica non è un ambito molto coltivato dai tradizionalisti.
A prescindere dalle dichiarazioni di facciata, sembra che la rottura sia più ampi e profonda di quanto sia avvenuto in passato, in fondo Prevost a differenza dei suoi predecessori non ha offerto nulla in cambio alla Fraternità San Pio X…
In effetti tutte le offerte della Santa sede (prelatura personale, società di vita apostolica, ordinariato, ecc.) in cambio del riconoscimento del Vaticano II così come interpretato dal pontefice sono state rifiutate. A questo punto l’aperta disobbedienza al pontefice non può che comportare, secondo il diritto canonico, la scomunica. Colpisce i vescovi (consacranti e consacrati) che hanno partecipato alla cerimonia con cui quattro nuovi soggetti sono stati investiti del munus episcopale e tutti i sacerdoti che sono con loro in comunione. Con tale atto sono stati anche revocati gli atti di misericordia compiuti da Francesco per soccorrere fedeli irretiti nell’ideologia tradizionalista: non sono più validi i sacramenti della confessione e del matrimonio celebrati da sacerdoti della Fraternità. Essendo poi ogni sua attività pericolosa per la fede, i cattolici sono stati esortati ad evitare di parteciparvi.
I lefebvriani avevano la necessità di dare nuova linfa alla loro gerarchia ridotta all’osso; può essere tuttavia che il gruppo scismatico abbia visto nell'attuale situazione politica internazionale l'occasione per provare a diventare punto di riferimento globale per un cattolicesimo reazionario?
Mi pare che l'esigenza di autoconservazione sia la spinta primaria alla consacrazione di nuovi vescovi. In tal modo i lefebvriani possono rivendicare la continuità con la successione apostolica: le consacrazioni sono infatti valide, perché condotte secondo le regole previste dalla Chiesa, anche se illecite per mancanza di mandato del pontefice.
Una tale continuità costituisce un argomento di peso nella propaganda di una comunità che fa della tradizione il proprio marco identitario. Non si deve inoltre dimenticare la concorrenza con le frange più estremiste della galassia tradizionalista (in particolare i sedevacantisti), che a loro volta si presentano con una struttura episcopale. Ciò non toglie che la comunità lefebvriana – che fin dai suoi esordi ha intrattenuto solidi intrecci con le correnti della destra politica del cattolicesimo, in particolare quelle nazionaliste e antisemite – veda nell’ondata conservatrice-reazionaria che percorre la nostra epoca una opportunità di sviluppo.
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