Nuovi particolari sull’indagine che riguarda il marito dell’ex zarina di via Arenula, Bartolozzi. Nelle carte anche la richiesta di «addomesticare un magistrato del Consiglio di Stato»
A Gaetano Armao, l’ex politico della Regione Siciliana indagato per corruzione dalla procura di Palermo, arrivava una caterva di richieste. Richieste che, in cambio di favori e utilità personali, avrebbero dovuto avvantaggiare e favorire – è questa la tesi dell’accusa – imprenditori “amici”.
Di richieste ce n’è una in particolare che è richiamata in una informativa dell’11 novembre 2025 della squadra mobile di Palermo. Ad avanzarla ad Armao è l'imprenditore pugliese Mario Gaetano Doronzo, amministratore unico della Doronzo Infrastrutture srl e cioè «un’impresa beneficiaria – si legge nelle carte – di varie e rilevanti commesse pubbliche in campo edile».
Ebbene Doronzo, in una telefonata captata dagli investigatori, chiederà ad Armao “aiuto” nel contattare un magistrato del Consiglio di Stato. «Si captava Doronzo – è scritto nell’informativa – introdurre all'Armao una richiesta di addomesticamento di un magistrato del Consiglio di Stato, Urso, individuato quale relatore di un ricorso in appello, depositato dalla Doronzo Infrastrutture in riferimento ad una soccombenza di tale azienda in un giudizio di prime cure dinanzi ad un Tar».
Ancora. «Si percepiva che Doronzo aveva dei dubbi sul nome di battesimo dell'alto magistrato, chiamandolo: "Urso Gianfranco, mi pare, una cosa del genere", in proposito potrebbe trattarsi di Alberto Urso, magistrato in servizio alla Quinta Sezione del Consiglio di Stato». E «nel riportare una sorta di disagio nell'eventuale avvicinamento del presidente del Collegio, ovvero Francesco Caringella, Doronzo rappresentava che la causa sarebbe stata discussa a fine novembre».
«È una cosa che si discuterà a fine novembre... c'è pure un mesetto per poterlo vedere», dirà l’imprenditore ad Armao. Di cui, secondo gli inquirenti, si coglie «l’impegno ad interessarsi alla vicenda pur senza assumere un’obbligazione di risultato in proposito».
«Fammi verificare, va beh me lo controllo io, ok va bene fammelo verificare, non te lo do per certo», la risposta di Armao. «Vedi un po’ tu come puoi», ribatterà Doronzo.
Quest’ultimo, secondo i pm, aveva dato all’ex politico una tangente da 5mila euro. Una mazzetta che sarebbe stata intascata al Senato.
«In data 29 ottobre 2025 è stata documentata la dazione della somma di 5.000 euro in favore di Armao degli uffici del Senato della Repubblica di via Degli Staderari 2 in Roma», si legge ancora nell’informativa. L’obiettivo? In base a quanto si apprende, risolvere rapidamente una controversia nata intorno a un appalto.
A ogni modo, Armao accederà al Senato insieme a «tale Di Noia, in corso di identificazione». «Dopo aver lasciato il varco di ingresso l'Armao e il Di Noia si intrattenevano a dialogare in maniera riservata all'interno dell'ascensore dove il Di Noia chiedeva all'Armao: "Mail curriculum glielo hai dato a Giusy?».
Giusy non è altro che Giusi Bartolozzi, ex capa di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio e moglie di Armao. Quest’ultimo alla domanda di Di Noia rispondeva così: «Ce l'ho sul tavolo».
«Proseguendo – concludono gli inquirenti nell’informativa – Armao forniva un'altra informazione al Di Noia che verosimilmente lo riguardava e affermando: "Invece per quell’altro mi ha confermato che il posto ce l’hai tu… io te l’ho detto subito dove posso, dove non posso mi fermo».
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