Incardinata davanti alla Giunta per le autorizzazioni la richiesta di acquisizione delle chat tra Andrea Delmastro Delle Vedove e Mauro Caroccia, indagato insieme alla figlia Miriam di riciclaggio e intestazione fittizia di beni nell’ambito dell’inchiesta su Bisteccheria d’Italia
La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha incardinato questa mattina la richiesta di autorizzazione avanzata dalla procura di Roma per l’acquisizione delle chat tra Andrea Delmastro Delle Vedove, ex sottosegretario alla Giustizia, e il prestanome del clan Senese Mauro Caroccia, indagato insieme alla figlia Miriam di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Una richiesta, quella dei pm capitolini, che si inserisce nell’ambito del procedimento sulla società Cinque Forchette srl in cui il meloniano (non indagato) era in affari con Caroccia jr.
Il relatore della pratica, nominato dal presidente della Giunta Devis Dori, è il forzista Pietro Pittalis. Nella sua relazione introduttiva, esposta oggi, l’azzurro ha illustrato l’istanza dei magistrati, che chiedono alla Giunta di «accedere e prendere cognizione delle comunicazioni, memorizzate sul dispositivo in sequestro, destinate all’onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove e provenienti dal medesimo, nonché ad acquisirle agli atti del procedimento».
Delle comunicazioni, «conservate nel telefono cellulare di Mauro Caroccia», si è venuto a conoscenza anche durante gli interrogatori dei due indagati. «Durante gli interrogatori, l’indagato e la sua stretta familiare avrebbero riferito che, tramite tale dispositivo, sarebbero stati intrattenuti rapporti con alcuni soci e finanziatori dell’area piemontese, indicati dagli stessi come soggetti effettivamente interessati alla gestione sociale e ai proventi dell’attività economica. Secondo quanto riferito dagli indagati, vi sarebbe stata anche una chat dedicata alla gestione del ristorante, alla quale avrebbe partecipato l’onorevole Delmastro delle Vedove», si legge nella relazione di Pittalis.
«Secondo la procura – è ancora scritto – le comunicazioni in questione potrebbero essere rilevanti per verificare le modalità di costituzione, finanziamento e gestione di una società operante nel settore della ristorazione. In tale prospettiva, la procura ritiene necessario verificare se tale nuova attività sia stata avviata o gestita anche mediante risorse provenienti dal gruppo criminale sopra richiamato e se i proventi dell’impresa fossero destinati, almeno in parte, a tale gruppo. Viene pertanto contestata, allo stato delle indagini, anche l’aggravante dell’agevolazione mafiosa».
Qualora ci fosse l’autorizzazione da parte della Giunta, la procura potrà «procedere alla formazione della copia forense e alla successiva analisi del dispositivo, nel rispetto dei limiti e delle condizioni eventualmente stabiliti dall’organo parlamentare». Le sedute proseguiranno nei prossimi giorni.
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