Un’altra realtà è possibile. Quella in cui il lavoro è dignitoso, la sanità è pubblica, l’università è libera e la scuola non cade a pezzi: «Un altro mondo è non solo possibile ma necessario». A dirlo è piazza del Popolo, piena zeppa di persone. Di ogni età e classe sociale, arrivate da tutta Italia a Roma per dimostrare che c’è un’enorme parte di paese che è stanca delle politiche del governo Meloni, della precarietà, dei salari bassi, delle pensioni che non bastano per vivere, dell’impossibilità di comprare o affittare una casa nella città in cui si vive, della mancanza di cura nei confronti del pianeta, del riarmo presentato come unica strategia di sicurezza e della guerra come la sola possibilità di futuro.

Migliaia di cittadini che credono nella democrazia e nella tutela dei diritti – «quelli che pagano le tasse anche per chi non lo fa», dice il segretario generale della Cgil dal palco, che ha ricevuto in risposta un fragoroso applauso come segno di assenso – hanno partecipato al corteo partito ieri alle 14 da piazza della Repubblica, convinti che la maniera migliore per salvaguardare entrambi (democrazia e diritti), in Italia, sia attuare giorno per giorno i principi che già sono scritti nella Costituzione: «La via maestra da seguire». Una piazza che però non è stata l’unica della giornata: in altre città italiane, come Milano e Torino, le dimostrazioni contro il carovita hanno visto scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

La piazza romana

La Via Maestra è il nome della piattaforma che ha indetto la mobilitazione nazionale che – grazie all’impegno di Cgil, Arci, Anpi, l’Unione degli universitari, Emergency, la Rete pace e disarmo, solo per dire alcune del centinaio di associazioni che ne fanno parte da anni – ha mostrato che costruire un paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza e sulla pace è ancora un obiettivo per cui vale la pena lottare. «Siamo in centomila», ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, dal palco allestito in piazza del Popolo: «Siamo una piazza che unisce i lavoratori con i giovani e gli studenti, gli agricoltori, gli autotrasportatori, tutti quelli a cui il carovita non permette più di andare avanti. Siamo una piazza che mette insieme, non che divide. Siamo qui per dare voce alla maggioranza di questo Paese che non ne può più. E che chiede un cambiamento. È il momento di riprendere la parola: la democrazia si difende praticandola, non rinunciando, non abbassando la testa. Ma mettendo al centro la persona, invece del mercato o il profitto».

Mentre parla non mancano gli applausi, le grida di supporto, le bandire al vento: dalla Palestina alla pace, passando attraverso tutte le realtà che hanno partecipato alla mobilitazione. In fondo alla piazza in alto, calato dalla terrazza del Pincio, c’è uno striscione enorme realizzato della Rete degli studenti medi: «Care scuole e università, quanto ci costate, 20 novembre sciopero generale». Proprio sotto le tende dell’Udu, simbolo della protesta contro il caro casa che attraversa il Paese da giorni. Ed è proprio guardando a loro, ai giovani e alle mobilitazioni a cui sono stati capaci di dare vita, che a conclusione del suo intervento, prima che Piazza del Popolo si riempisse di gioia sulle note di Bella Ciao, che anche il segretario nazionale di Cgil ha annunciato lo sciopero generale per il 20 novembre.

«Lo sciopero è lo strumento più solidale che esiste. Non solo per i tuoi diritti ma per estenderli ad altre persone. Il 20 novembre sciopero generale della Cgil. Per mettere al centro lavoro, diritti e giustizia sociale, non ci fermerà nessuno», ha gridato il segretario della Cgil, che prima dell’inizio della manifestazione aveva criticato la manovra del governo Meloni: «Da quello che vediamomi sembra che faccia abbastanza schifo» .

L’intervento di Landini è stato l’ultimo di una serie di discorsi fatti alla piazza che hanno messo al centro anche l’importanza di contrastare la crisi climatica, invertire la rotta sulle politiche migratorie, la necessità di tutelare la sanità pubblica, il diritto allo studio e di difendere la rappresentanza democratica dalla nuova legge elettorale, contestata per il rischio di introdurre un «premierato di fatto» senza passare per una riforma costituzionale. «Vogliono fare una riforma costituzionale con leggi ordinarie», ha denunciato il costituzionalista Roberto Zaccaria, annunciando la volontà di ricorrere ai tribunali per arrivare a un pronunciamento della Corte costituzionale prima delle elezioni.

A partecipare a La via Maestra anche i leader del campo largo: Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte e Elly Schlein, convinti che ci sia bisogno di «di costruire l'alternativa insieme, di riuscire ad andare noi verso quelle persone che si sono mobilitate e che magari in questi anni sono state più distanti o che magari non si fidano più molto della politica, dei partiti e delle istituzioni, ma hanno ben chiaro cosa vuol dire difendere la nostra Costituzione che va attuata fino in fondo articolo per articolo», ha detto la segretaria dem: «In questa piazza ritrovo tanto dello spirito che ci ha portato insieme a vincere il referendum costituzionale»

Gli scontri

Oltre al corteo di Roma, manifestazioni contro il carovita, i salari bassi e il caro carburanti, promosse dal movimento senza sigle «Italia in Piazza», si sono svolte in diverse città italiane. A Milano, dove migliaia di persone hanno attraversato il centro, si sono verificati scontri tra gruppi di manifestanti e forze dell'ordine, con lanci di pietre e bombe carta, cariche della polizia, feriti e fermati. A Bologna, davanti alla stazione, gli agenti hanno utilizzato idranti e lacrimogeni dopo il lancio di oggetti e la costruzione di barricate improvvisate: sette persone sono state fermate. Tensioni anche a Torino, dove gli organizzatori hanno tentato di contenere alcuni gruppi di giovani incappucciati e si sono verificati lanci di oggetti contro la polizia.

«Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è», ha commentato sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha rinnovato l'appello alle opposizioni affinché condannino le violenze e chiedano che ogni mobilitazione si svolga pacificamente. Della stessa idea anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani che definisce «inaccettabile che parte dell'opposizione soffi sul fuoco della protesta violenta di piazza, nel tentativo di compensare la propria assenza di idee e proposte». Che dalla piazza de La Via Maestra, però, sono arrivate forti e chiare.

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