«Come in Francia e Spagna, determiniamo il nostro futuro», spiegano gli organizzatori. Migliaia di studenti in 40 città. Scontri a Torino e Bologna. L’asse con gli autotrasportatori
Carovita, caro casa, caro benzina. Stremata dall’incapacità del governo Meloni di rispondere alle difficoltà di tutti i giorni, l’Italia scende in piazza. «Sull’esempio delle grandi mobilitazioni sociali che attraversano la Francia e l’Europa, anche gli studenti del nostro paese rivendicano un ruolo centrale nel determinare il proprio futuro», dice a Domani Tommaso Marcon, rappresentante di Osa, l’organizzazione politica studentesca che per il 16 ottobre ha lanciato l’insieme di proteste che ha riempito le strade di 40 città per il «No Meloni Day».
Da Torino a Siracusa, passando per Milano, Bologna, Genova, Firenze, Roma, Taranto, migliaia di studenti (400mila secondo gli organizzatori) hanno trasformato l’ondata di occupazioni, assemblee e scioperi in corso da settimane – dall’approvazione del decreto sul tetto di stranieri per classe – in una mobilitazione diffusa contro il degrado delle istituzioni e lo svuotamento del diritto allo studio. «Mentre le aule cadono a pezzi per la mancanza di risorse, la risposta delle istituzioni si limita a una stretta repressiva, trasformando la scuola pubblica in un modello sempre più militarizzato, volto ad azzerare il dibattito e a soffocare ogni forma di dissenso. Contro la guerra e il razzismo, soldi alla scuola, non per le armi», hanno gridato gli studenti che a Roma, in corteo, hanno raggiunto la sede del ministero dell’Istruzione e del Merito per chiedere al ministro Giuseppe Valditara un confronto che è mancato. Ad arrivare, invece è stata la risposta scritta del ministero dell’Istruzione: «Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico», si legge nella nota che enfatizza i comportamenti tenuti da un gruppo di manifestanti che, davanti a viale Trastevere, ha lanciato bottiglie e petardi contro le forze dell’ordine. Ma che niente dice delle ragioni che hanno portato gli studenti in piazza: «Noi costruiamo, altri distruggono», ha aggiunto in serata per sottolineare gli «innegabili risultati ottenuti dal governo» sulla scuola. Ha fatto la stessa scelta del ministro – concentrarsi sulla tensione e non sul contenuto della protesta – anche la maggior parte degli esponenti del centrodestra, da Salvini a Rampelli a Gelmini fino alla premier Meloni che da Bruxelles ha puntualizzato come sia a favore di chi manifesta ma «senza violenza». Affermazioni che ricordano il suo primo discorso alla Camera, il 25 ottobre 2022, quando esprimeva simpatia per i giovani che avrebbero contestato il suo governo mentre le forze dell’ordine colpivano con i manganelli alcuni studenti all’università La Sapienza.
Convergenza di lotte
Attriti con le forze dell’ordine ci sono stati anche a Bologna, davanti alla Stazione Centrale. E a Torino, dove prima docenti, genitori, sindacalisti e personale Ata avevano creato un cordone per separare i manifestanti dalla polizia, che non è bastato. Poi in piazza Castello, davanti alla Prefettura, quando le forze dell’ordine hanno azionato gli idranti ed effettuato cariche di alleggerimento per disperdere chi lanciava bottiglie, sassi e petardi. Nel capoluogo piemontese tre minorenni sono stati arrestati per resistenza a pubblico ufficiale, 50 le persone identificate durante il corteo in cui sono state anche imbrattate di rosso, per richiamare il sangue, le immagini di Meloni, Crosetto, Valditara e Schlein ed è stato dato alle fiamme un carro armato di cartone. Simboli di guerra sono stati incendiati anche a Genova, dove le sagome di Meloni e Valditara sono state appese a testa in giù. A Milano il corteo si è concluso con l’occupazione di un edificio comunale concesso all’università Statale, l’ex obitorio. A Pisa un blitz degli studenti della Normale ha ritardato la cerimonia di apertura dell'anno accademico. Tutte le mobilitazioni si sono chiuse rilanciando lo sciopero generale del 30 ottobre indetto dall’Usb, quando a mobilitarsi per «inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche, nel trovare una soluzione all’impennata dei prezzi», saranno «tutte le categorie del lavoro pubblico e privato», inclusi i portuali che hanno dato vita a un coordinamento internazionale contro il traffico delle armi, riarmo e militarizzazione, fanno sapere dal sindacato.
Dalle scuole alle piazze
Ma il «No Meloni Day» non è l’unica mobilitazione che scuote l’Italia. Sempre sono scesi in una ventina di piazze anche i Fridays for Future. «Questo clima non è vita», lo slogan della protesta non soltanto contro la mancanza di attenzione nei confronti della crisi climatica e di politiche volte ad alleviarla, dell’esecutivo. Ma anche affinché le città tornino ad essere spazi pubblici, non di speculazione, e luoghi di giustizia sociale e climatica, pianificate con chi le abita. Perché «“soldi alla scuola, non alla guerra” va insieme con “soldi alla transizione ecologica”, quella vera, fatta dalle fabbriche socialmente integrate, dalle comunità che decidono per il bene dei territori e per un futuro sostenibile per tutti», ribadiscono i lavoratori del Collettivo di fabbrica Gkn dalla piazza di Firenze che alle istanze nazionali unisce le esigenze del territorio: la necessità di impedire che la regione Toscana conceda l’autorizzazione all’azienda Shikun&Binui, nella lista Onu sulle imprese coinvolte in attività legate alle colonie israeliane, di costruire un impianto agrivoltaico in provincia di Grosseto.
Ma non c’è convergenza solo tra giustizia sociale e climatica a fare da fil rouge. C’è anche l’unione sempre più stretta tra studenti e lavoratori, che affrontano gli stessi problemi. Tra questi, il carovita, in particolare il prezzo del carburante, che «colpisce anche le nostre famiglie e lede il diritto allo studio», hanno spiegato gli studenti che si sono uniti alle mobilitazioni di agricoltori e autotrasportatori che da giorni bloccano il Sud Italia. E l’impossibilità di comprare o affittare una casa nelle città in cui si trasferiscono: sono decine le acampadas allestite per il paese dopo che i Giovani democratici hanno invitato alla mobilitazione, in tutta la penisola.
A Roma, l’Unione degli universitari ha spostato l’insediamento delle tende, simbolo dell’unità del movimento a livello nazionale, da Montecitorio a Piazza del Popolo, dove domani, si concluderà la manifestazione La Via Maestra, indetta da Cgil e altre cento associazioni per costruire «un paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza e sulla pace, così come indicato dalla Costituzione».
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