Un telefono in mano e il corpo delle passeggere divulgato senza consenso. A Milano esplode il caso di una chat sessista di dipendenti di Atm, l'azienda dei trasporti del capoluogo lombardo, all’interno della quale venivano inviate immagini di donne recuperate dalle videocamere di sicurezza dei mezzi pubblici. 

La segnalazione – rivelata dalla newsletter “Rassegna Stanca” di Carlotta Vagnoli – è partita da una passeggera del tram 15. La testimone ha fotografato una chat tra un dipendente, riconoscibile perché «in divisa atm», e altri colleghi, dentro a un gruppo dal nome “Ticinese Staff”.

Nella testimonianza si fa riferimento a «fotogrammi di gambe, volti, seni e cosce di donne ignare». L’azienda di trasporti, dopo aver dichiarato in una nota di essersi «attivata per fare piena luce sull'episodio e verificare il corretto uso degli strumenti aziendali», ha sporto denuncia riguardo all'uso improprio di immagini delle telecamere di bordo.

Per ora c’è un indagato per accesso abusivo a sistema informatico. Mentre l’azienda ha fatto sapere di aver sospeso dal servizio, e dalla retribuzione, i dipendenti della chat. Martedì sono iniziate le perquisizioni: sono in tutto cinque e sono state fatte nei confronti dell'indagato e di altri quattro membri del gruppo. La polizia locale ha sequestrato alcuni cellulari e altro materiale informatico. Parallelamente, l'azienda ha presentato un esposto al Garante della Privacy. 

Il tema centrale nelle indagini è ricostruire l'origine di quelle immagini: resta da capire se siano state carpite fotografando i filmati del sistema di videosorveglianza interno dei mezzi, che gli autisti possono vedere, o entrando in modo più complesso e illecito nei sistemi centrali di raccolta dei video di sicurezza.

Il dipendente indagato, da quanto si è saputo, è l’uomo fotografato dalla passeggera, ma dopo le attività di perquisizione, di verifica e di analisi dei telefoni potrebbero finire nel registro anche altri membri del gruppo.  

Le reazioni

Sull’episodio è intervenuto il sindaco Giuseppe Sala. «Atm deve far luce ma anche intervenire, e se verranno individuati dei responsabili non ci siano interventi che rimettano coloro che hanno fatto queste cose in condizione di nuocere ancora», ha sottolineato il primo cittadino a margine dei premi in memoria di Giorgio Ambrosoli al Piccolo. «Le mie indicazioni ad Atm sono di essere incisivi nelle analisi e duri nei provvedimenti da prendere».

Intanto anche il Codacons ha deciso di presentare un esposto al garante della privacy e alla Procura di Milano. «Gli illeciti sanzionati dal nostro codice penale aprono la strada anche ad azioni risarcitorie in sede civile», ha spiegato il presidente della sede lombarda Marco Maria Donzelli. 

I precedenti 

Un caso analogo, avvenuto sempre a Milano, risale al 2023. Nell’agenzia di comunicazione We Are Social venne scoperta una chat, a cui erano iscritti solo i maschi dell'azienda, in cui venivano inviati commenti sessisti e foto di colleghe in bikini ignare, accompagnate da classifiche su chi avesse il fondoschiena migliore.

I contenuti emersero sui social dopo la denuncia del pubblicitario Massimo Guastini, ex presidente dell'Art Directors Club Italiano. Secondo la testimonianza di un ex dipendente, la chat serviva a commentare in tempo reale le colleghe durante le riunioni, a loro insaputa. Nelle settimane seguenti arrivarono centinaia di testimonianze su casi che coinvolgevano oltre 200 agenzie di comunicazione.

Più di recente, ad agosto 2025, è stato scoperto il gruppo social “Mia moglie”, poi rimosso da Meta per «violazione delle policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti». Nel gruppo centinaia di uomini condividevano foto di corpi femminili con commenti violenti. Il gruppo era venuto alla luce grazie alle denunce di Carolina Capria e Biancamaria Furci. 

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