Un gommone con a bordo 55 persone si è capovolto al largo della Libia, a nord della città di Zuwara il 6 febbraio. A dare la notizia è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), 

L’imbarcazione era partita il 5 febbraio alle 23 da al-Zawiya e si è capovolta circa sei ore dopo. Secondo le informazioni recuperate, solo due persone sarebbero sopravvissute, due donne nigeriane intercettate dalle autorità libiche e riportate in Libia. Tra i morti ci sono anche dei neonati: «Una sopravvissuta ha riferito di aver perso il marito, mentre l’altra ha dichiarato di aver perso i suoi due bambini nella tragedia», scrive l’Oim. 

L’annegamento di neonati, ha denunciato Refugees in Libya, ricorda «al mondo, ancora una volta, che il mare è diventato un cimitero per coloro a cui è stato negato un passaggio sicuro».

«Ancora nessun nome. Ancora nessun volto. Solo numeri. Ma ogni numero era una vita, un respiro, una promessa interrotta nel buio», scrive l’organizzazione creata da richiedenti asilo e persone migranti che hanno subito violenze e torture in Libia.

I dispersi

Secondo l’Oim nel mese di gennaio nel Mediterraneo centrale almeno 375 persone migranti sono state dichiarate morte o disperse, a seguito dei cosiddetti naufragi fantasma. L’agenzia Onu ricorda però che si tratta di numeri al ribasso, «con centinaia di altre morti che si ritiene non siano state registrate». 

Nel 2025 le persone scomparse nel Mediterraneo centrale sono state più di 1.300. Questo naufragio porta il numero delle persone disperse o morte in mare nel 2026, sulla stessa rotta, a 484. 

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