Steward e hostess impiegati ai Giochi raccontano le condizioni in cui vivono e lavorano. La società che li ha assunti, One Group, ha come clienti, tra gli altri, anche il ministero del Lavoro. L’accusa di repressione del dissenso: «La Digos ci ha fermati e sequestrato i volantini che volevamo distribuire»
«Lavoriamo 12 ore al giorno quasi tutti i giorni. Dormiamo in stanze in cui ci sono più persone che posti letto, quindi si fanno i turni per dormire». A raccontare le condizioni in cui lavora è Michele, un giovane assunto come steward alle Olimpiadi di Milano-Cortina da One Group, società romana tra i destinatari dell'appalto per la gestione della sicurezza nei giorni dell’evento. Da qualche settimana è a Livigno, dove si svolgono i Giochi. Negli ultimi giorni lui e buona parte dei lavoratori assunti hanno deciso di denunciare pubblicamente cosa succede dietro i riflettori.
Le condizioni di lavoro
«Le paghe non rispettano gli standard sanciti dai contratti nazionali. Abbiamo un part-time, ma lavoriamo molte ore più di quelle contrattualizzate. La paga è di 8 euro l’ora nei quali è compreso tutto: Tfr, tredicesima, permessi. Quindi la cifra reale, alla fine, si attesta sui 6 euro l’ora». Il giorno di riposo non è retribuito e alcuni dei lavoratori dormono a Bormio, a un’ora da dove hanno luogo i Giochi: alle 12 ore di lavoro se ne aggiungono così altre di trasporto. Su questo i sindacati confederali hanno mandato delle diffide alla società e aperto un tavolo di lavoro.
Un altro lavoratore, che chiede di rimanere anonimo, ha raccontato a Domani che nei giorni scorsi One Group avrebbe chiesto ad alcuni dipendenti di firmare una liberatoria in cui dichiaravano che la società ha fornito loro dispositivi di protezione e generi di conforto, oltre a rispettare i periodi di riposo. «Ho riposato solo due volte in un mese, nonostante nel contratto siano previsti due giorni a settimana», racconta il giovane.
La protesta
Nella notte tra il 7 e l’8 febbraio due steward sono stati trasportati in pronto soccorso con sintomi di ipotermia. «Dopo questo episodio abbiamo deciso di denunciare pubblicamente la nostra condizione», racconta Michele. Così hanno prodotto un volantino da consegnare in via Saroch, dove si trovano i giornalisti, ma la voce di una protesta dei lavoratori si è diffusa e Michele è stato fermato da alcuni agenti della digos di Sondrio.
«Sono stato trattenuto per ore e mi hanno sequestrato cartelli e volantini, senza però dimostrare che avessero un ordine». I volantini riportano un comunicato dal titolo Olimpiadi della vergogna in cui si parla delle condizioni di chi lavora a Milano-Cortina. Il gesto, per i lavoratori, si configura come una grave violazione del diritto al dissenso.
In un secondo momento, racconta, gli sarebbero stati ridati, con la proposta di spostare il volantinaggio nel centro di Livigno, lontano dagli occhi puntati sui Giochi olimpici. La questura di Sondrio, contattata da Domani, ha dichiarato di non essere in possesso di alcun atto che attesti sequestri di volantini, ma di essere a conoscenza di un presidio regolarmente autorizzato a Livigno per sabato 21 febbraio.
Anche Fadel M. è stato assunto da One Group per lavorare come steward ai Giochi olimpici. È palestinese, vive in Italia da cinque anni e gode di asilo politico. Partito da Roma su un van insieme ad altre persone, è stato assunto dalla società con un contratto part-time con decorrenza dal 25 gennaio al 15 marzo. Ma dopo sette giorni effettivi di lavoro un referente aziendale lo ha chiamato dicendogli che il rapporto di lavoro era concluso, «facendo mero riferimento ad asserite comunicazioni ricevute dalla questura di Roma», si legge nella lettera mandata a One Goup e alla Fondazione Milano-Cortina dalle avvocate Giulia di Pasqua, Marianna Raffa e Alessia Ragusa, da noi visionata.
«È per la mia nazionalità?», racconta di aver chiesto, senza ricevere risposta. Il 5 febbraio gli arriva anche una lettera di poche righe di mancato superamento del periodo di prova, scaduto però il 3 febbraio. «Ha subito un evidente trattamento discriminatorio a causa della sua nazionalità ed è stato licenziato ingiustamente con una motivazione del tutto pretestuosa», scrivono le avvocate, annunciando il ricorso alla magistratura del lavoro.
La società romana
One Group è una società romana a cui è stata appaltata la sicurezza dei Giochi, reclutando hostess e steward da più parti d’Italia. Tra i molti clienti della società figurano alcune tra le principali aziende italiane di telecomunicazioni, multinazionali (una su tutte Eni) ma anche il ministero del Lavoro e il comune di Roma. Prima di Milano-Cortina, tra i grandi eventi a cui hanno lavorato ci sono l’Internazionale di tennis e il Giubileo dei Giovani dello scorso agosto.
Spesso il recruiting avviene su gruppi Whatsapp, in cui girano gli annunci. Michele racconta di aver appreso del lavoro alle Olimpiadi di Milano-Cortina da un suo amico e di aver compilato un form. Dopo qualche minuto è stato contattato e assunto: «Ci occupiamo di security e svolgiamo mansioni per cui non siamo formati, come controllare se ci sono bombe sotto le auto. L’unica spiegazione che ho ricevuto è stata una presentazione Power point su Whatsapp».
La formazione sul campo sarebbe stata garantita solo a chi è arrivato a gennaio, mentre per gli altri non ci sarebbe stato tempo, racconta l’altro lavoratore. «Alcune persone hanno cercato contatti diretti con l’agenzia al di fuori dei referenti sul posto, senza ottenere risultati». Domani ha provato a contattare One Group ma, ad ora, non ha ricevuto risposta.
Il presidio
Domenica calerà il sipario sui Giochi olimpici, lasciando spazio a quelli paralimpici. Alcuni lavoratori lasceranno Livigno, mentre altri hanno ancora un mese di contratto. Il questore di Sondrio Sabato Riccio ha ordinato ai lavoratori di effettuare il presidio e il volantinaggio in Piazza del Comune a Livigno, lontano da dove hanno luogo i Giochi, vietando così qualsiasi protesta nel luogo dove è concentrata l’attenzione del mondo.
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