Una decisione «vergognosa». Così il ministro dello Sport ucraino, Matvii Bidnyi, ha commentato la decisione di ammettere con una wild card, dunque senza che debbano passare dalle fasi di qualificazione, ai Giochi paralimpici invernali di Milano-Cortina sei atleti russi e quattro bielorussi. E per questo motivo, l’Ucraina ha deciso di boicottare la cerimonia d’apertura del 6 marzo all’Arena di Verona, chiedendo che la bandiera ucraina non venga utilizzata durante l’evento. Mentre nessun membro del governo parteciperà alla cerimonia d’apertura, né ad altri eventi connessi alle manifestazione.

La scelta del Comitato paralimpico internazionale lascerà lunghi strascichi di natura politica, con i colloqui trilaterali in corso tra Kiev, Washington e Mosca. E dopo la squalifica dell’atleta ucraino di skeleton, Vladislav Heraskevych, privato della possibilità di poter gareggiare alle Olimpiadi per l’utilizzo di un casco con stampate sopra le foto di 24 degli oltre 500 atleti ucraini uccisi dall’inizio dell’invasione russa. Un casco giudicato non conforme dal Cio.

Intanto la delegazione ucraina ha confermato la partecipazione alle competizioni sportive, intendendo così «difendere i principi di giustizia nello sport paralimpico». 

Nella conferenza stampa di chiusura delle Olimpiadi, Kirsty Coventry – presidente del Cio – ha detto di non essere stata coinvolta nella decisione: «È una scelta dell'Ipc che è un'organizzazione separata rispetto a noi». Mentre sulle possibili ripercussioni sulla posizione del comitato internazionale, Coventry non si è esposta: «Al momento non c'è stata nessuna discussione su questo argomento – ha detto –, di certo considereremo tutto, però al momento non ci sono piani per il prossimo futuro».  

La ricostruzione 

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina quattro anni fa, avvenuta nel pieno della tregua olimpica visto che i Giochi del 2022 iniziarono il 20 febbraio, quattro giorni prima dell’attacco ordinato da Vladimir Putin, il Comitato olimpico internazionale (Cio) aveva deciso di escludere gli atleti e le atlete russe e bielorusse in applicazione della Carta olimpica. Da qui l’esclusione di Minsk e Mosca dalle Olimpiadi di Parigi 2024. Una sanzione indiretta che aveva avuto allora un forte impatto. 

Tuttavia, già ai Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, sono stati ammessi atleti russi e bielorussi con bandiera neutrale (“Ain”), senza che gli inni dei loro paesi possano essere eseguiti e soprattutto senza che le loro medaglie vengano conteggiate nel medagliere. Un passo visto da alcuni analisti come la possibile fine dell’isolamento dell’orso russo nello sport. 

Per le Paralimpiadi di Milano-Cortina, invece, la riammissione degli atleti e delle atlete avverrà con bandiera, inno e divisa nazionale. Un’acrobazia diplomatica importante che si sviluppa a partire dal 27 settembre a Seul quando il brasiliano Andrew Parsons, rieletto alla guida dell’International Paralympic Committee (Ipc), chiese ai 177 delegati di votare per il reintegro a pieno titolo di Russia e Bielorussia nell’organizzazione. In quel caso, la decisione fu accolta favorevolmente con 111 voti a favore tra cui quello dell’Italia, revocando parzialmente la sospensione introdotta nel 2023. 

Successivamente, a dicembre – dopo la decisione di escludere gli atleti russi e bielorussi della Federazione internazionale di sci e snowboard, che esprime 57 medaglie olimpiche assegnate su 116 – il tribunale amministrativo dello Sport (Tas) di Losanna ha stabilito, su ricorso russo, la riammissione alle qualificazioni olimpiche per gli atleti sanzionati che rispettavano i requisiti. 

Nelle settimane successive, poi, si sono moltiplicati i segnali verso una progressiva riammissione degli atleti di Russia e Bielorussia, tanto che alcune federazioni – come quella di judo – hanno votato per riammettere gli stessi sportivi.

I reduci di guerra  

Dietro a questa riammissione c’è Pavel Alekseevich Rozhkov, funzionario putiniano all’interno del board di governo del ministero dello Sport russo. Rozhkov vuole infatti far confluire nelle batterie olimpiche alcuni reduci di guerra tramite il programma «Eroi dei Nostri Tempi». L’idea alla base è quella di reclutare ex soldati rimasti feriti in operazioni belliche, incluse quelle in Ucraina.

Secondo il Center for Strategic and International Studies (Csis), il numero di soldati russi feriti, uccisi o dispersi durante la guerra con Kiev supera il milione. Di questi circa 325mila sono stati uccisi in combattimento. Questo significa che la Russia, sempre secondo le stime del Csis, deve gestire un numero di reduci feriti con lesioni permanenti o invalidanti intorno alle 875mila. Anche per questo Mosca è la maggior produttrice di protesi al mondo, con un incremento produttivo del 60 per cento negli ultimi tre anni. Un dato industriale che ha la sua rilevanza nella costruzione di alleanze, non solo politiche in senso stretto, ma anche sportive tra federazioni per la fornitura di materiale altamente costoso.  

Attualmente, per questa edizione dei Giochi, non sembrano esserci atleti reduci dal fronte in gara ma la questione politica rimane: lo sciatore Alexey Bugae ha, ad esempio, ricevuto l’«Ordine di Padre della Patria», onorificenza civile-militare riservata a chi esalta la Nazione, da Vladimir Putin. 

Le proteste

Questo ha portato così alla situazione attuale. Ai Giochi paralimpici di Milano-Cortina parteciperanno due atleti russi nello sci alpino, due nello sci di fondo e due nello snowboard. Per la Bielorussia, invece, i quattro atleti gareggeranno tutti nello sci di fondo.

Questa decisione è stata definita «cinica» da parte del Comitato paralimpico ucraino. Russia e Bielorussia non potevano prender parte alla manifestazione a cinque cerchi «in quanto non avevano alcuna licenza legale per i loro soggetti sportivi», ha specificato il comitato ucraino. Questa decisione «ha un carattere puramente politico, poiché contraddice completamente i principi di assegnazione dei posti per la partecipazione alle Paralimpiadi e offre alla Russia una presenza politica con la bandiera e l'inno». 

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