Ricomincia l’anno scolastico con i soliti riti, le stesse riunioni di sempre, i ripetuti adempimenti. La routine del mese di settembre, quest’anno, è stata bruscamente interrotta dalla necessità di ascoltare il dolore della guerra, le urla disperate di chi subisce il genocidio e i pianti di chi seppellisce, da tre anni, i propri figli sotto le macerie di Gaza.

Cep, Cruillas, Uditore, Passo di Rigano, Borgo Nuovo sono quartieri geograficamente marginali e socialmente complessi della città di Palermo e il rumore della difficile quotidianità, troppo spesso, sovrasta il boato dei bombardamenti, il fragore della banalità del male, il rimbombo della catastrofe umanitaria. Sono territori nei quali la scuola pubblica è uno dei pochi presidi della Repubblica e l’unica possibilità di osservare il mondo con uno sguardo speranzoso. Da questa consapevolezza, dalla necessità di fare rimbalzare la realtà dentro le aule scolastiche è nata l’idea di costruire un’attività didattica congiunta tra otto istituzioni scolastiche che operano, in un territorio frastagliato, all’interno della periferia nord-ovest della città.

E cosi venerdì 2 ottobre, in occasione della giornata internazionale sulla nonviolenza, l’attività didattica si sposterà per le strade, la vita della scuola si farà sentire in uno degli assi di attraversamento longitudinale della città per addentrarsi nelle piazze enormi e deserte di un territorio simbolo, diventato improvvisamente famoso per un piano di riqualificazione urbana e sociale da 42 milioni di euro, che nessuno ha ancora visto, finanziato attraverso i fondi del cosiddetto "decreto Caivano". Gli organi collegiali delle otto scuole, all’unisono, hanno deliberato che un lungo sudario di settanta metri, in cui sono scritti i nomi di 18.500 bambine e bambini uccisi a Gaza, sarà portato in corteo dalle studentesse e dagli studenti. Il sudario, realizzato dall’Istituto Superiore Giorgio La Pira di Pozzallo (Ragusa), riprende il messaggio di un grande uomo politico che, da sindaco di Firenze, è stato profeta di pace e messaggero del dialogo tra i popoli.

Nasce, in questo modo, un nuovo sodalizio generazionale tra l’infanzia e l’adolescenza sepolta e lacerata di Gaza e le vite dei nostri alunni, bombardati da social media e prigionieri dello smartphone. Nel tempo in cui si manomette lo spirito e il senso profondo delle Indicazioni nazionali, la scuola non può aspettare che il genocidio in atto venga scritto nei libri di storia ma sceglie di vivere il presente, di educare alla consapevolezza e allo sguardo critico nei confronti di ciò che accade oggi nel mondo. La scuola, sottoposta all’offensiva xenofoba ed identitaria, sceglie di rompere il silenzio davanti alla morte di migliaia di vittime innocenti, in un territorio dove gli alunni stranieri sarebbero il toccasana per contrastare lo spopolamento urbano e per limitare accorpamenti forzati tra scuole, deprivando i territori di avamposti di legalità e di giustizia sociale.

Protagonista di questa giornata di scuola sarà il sudario, un lungo lenzuolo funebre formato da tanti lenzuoli che restituiscono una identità alle bambine e ai bambini crivellati da colpi di arma da fuoco, schiacciati sotto i cumuli di cemento armato, morti di fame dopo una lenta e straziante agonia. Sarà come chiamare l’appello in classe e segnare sul registro i cognomi degli assenti, i nomi di quelli che non frequenteranno più le aule scolastiche, che non ascolteranno più la lezione della maestra, che non potranno più giocare con i loro coetanei. Chiamare l’appello, scorrendo i nomi dell’infanticidio scatenato su Gaza, è un modo concreto per dare un senso all’azione educativa della scuola, per denunciare la retorica del «mai più», per continuare ad imparare «la tragica lezione della storia».

Un sudario, un enorme lenzuolo bianco, ancora una volta penetrerà nelle viscere di Palermo per rinnovare la memoria di una città che, grazie all’esposizione delle lenzuola bianche sui balconi, mostrò per la prima volta, in quella drammatica stagione caratterizzata dalle stragi di mafia, il volto della ribellione e la voglia di riscatto. E oggi, proprio come allora, è ancora la scuola a stare in prima linea, a riempire le piazze vuote, a restituire la voce ai muti.

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