L’Italia ha tra i tassi più bassi di criminalità minorile in Europa, metà più in giù rispetto alla media europea. È quanto emerge dall’ottavo rapporto di Antigone “Io non ti credo più”, sulla giustizia minorile italiana, presentato mercoledì 25 febbraio.

Ma, dopo il decreto Caivano e il recente decreto sicurezza, sottolinea il rapporto, il sistema della giustizia minorile ha imboccato una strada di interventi repressivi e criminalizzanti, attuando una narrazione errata – «allarmistica e infondata» –  di un fenomeno che stando ai dati non cresce: nel 2022 gli omicidi commessi da minori erano 27, nel 2023 25 e nel 2024, 26. Anzi, gli omicidi sono diminuiti rispetto al periodo 2014-2017, quando erano in media 33 l’anno, evidenzia Antigone.

“Io non ti credo più”, titolo del rapporto, si riferisce al grado di sfiducia dei giovani nella giustizia minorile, un sistema che non ha più una vocazione rieducativa. 

I numeri sulla criminalità  

I numeri raccolti da Antigone smentiscono la narrazione politica. L’Italia, infatti, è il paese con meno denunce minorili in Europa. Stando ai dati Eurostat, il tasso di denunce registrate è di 363,4 per 100mila abitanti. Quasi la metà della media europea, che nel 2023 era di 647,9.

Per quanto riguarda le denunce invece la media è positiva: rispetto al 1995, quando si erano registrate 46mila denunce, ne sono state segnalate 38mila nel 2024. Trent’anni dopo, quindi, c’è stata una diminuzione anche se – come sottolinea Antigone – il tasso rimane oscillante e non segna una diminuzione strutturale. 

Nel 2024 le segnalazioni sono aumentate del 16,7 per cento, ma qui emerge un secondo dato rilevante: le prese in carico da parte dei servizi crescono solo del 2,4 per cento. Questo è uno degli effetti della politica sulla criminalizzazione dei minori – sottolinea Antigone – che, inevitabilmente, aumenta la percezione del crimine senza tener conto del dato reale di criminalità. 

Antigone ribalta così il ragionamento politico: il dato realmente preoccupante è quello della povertà assoluta. Nel 2024 erano ben 1,28 milioni i minori in povertà assoluta, il 13,8 per cento dei minori residenti. Un dato in crescita negli ultimi anni. 

Il decreto Caivano 

Il decreto Caivano, approvato dal governo Meloni nel 2023, è, per l’organizzazione, lo spartiacque normativo verso un approccio criminalizzante alla base dell’impianto giuridico minorile. I risvolti negativi sugli istituti di pena minorili (Ipm) sono evidenti: rispetto al 2023, le presenze sono aumentate creando le condizioni per un sovraffollamento strutturale. 

Nel 2024 si è registrato un +30,9 per cento mentre nel 2025 un +7,4 per cento. Nello specifico, a fine 2022 i detenuti erano 381, nel 2025 sono passati a 572. Significa un +35 per cento negli ultimi tre anni. 

Per quanto riguarda la provenienza, invece, il 30, 9 per cento è campana. Al secondo posto la Sicilia con il 17, 4 per cento e al terzo la Lombardia con il 10,4 per cento. Un dato che spicca su tutti è però quello della della custodia cautelare: due minori su tre sono infatti non hanno ancora una condanna definitiva. Tra i soli minorenni, l’83,1 per cento è in custodia cautelare mentre il 39,5 per cento è invece in attesa di un primo giudizio. 

Dopo il decreto, anche le comunità si sono trasformate sempre più in «carceri per adulti»: sono 1.214 i ragazzi in comunità. Il 64 per cento per misure cautelari.    

Minori stranieri 

Uno dei dati più importanti che emerge dal rapporto riguarda i minori stranieri non accompagnati: sono ben 11mila quelli che non trovano posto nel sistema di accoglienza.

Dopo il picco del 2023 (23.226), i minori non accompagnati presenti a fine 2025 sono 17mila con solo 6.646 posti disponibili nel sistema Sai, il sistema di accoglienza diffusa. Il motivo, come sottolinea il report, deriva dal calo dei fondi a disposizione: nel 2016 erano 170 milioni di euro mentre dieci anni dopo lo stanziamento ammonta a 115 milioni, il 32 per cento in meno. Questo comporta una maggiore marginalizzazione e l’aumento del rischio penale per i minori. 

Per questo motivo, per la prima volta nella storia italiana gli Ipm sono sovraffollati. Il 42,3 per cento dei detenuti minorili è straniero, mentre la maggioranza, circa 300, ha un’età tra i 16 e i 17 anni. 

I minori stranieri in carico ai servizi sociali sono 5.524 su poco più di un milione di minori stranieri residenti. Lo 0,52 per cento.

La costruzione narrativa di una criminalità principalmente di matrice straniera è errata, sottolinea Antigone. L’86 per cento di chi commette omicidi è infatti italiano mentre gli stranieri (il 60 per cento) finiscono più spesso in Ipm per reati contro il patrimonio. Tra i reati maggiormente commessi da minori rientrano quelli di violenza sessuale e stalking: il 63 per cento degli autori nel 2025 sono italiani. 

Il problema dei fondi

All’aumento dei detenuti, denuncia Antigone, corrisponde una continua riduzione dei fondi: i fondi del dipartimento di Giustizia minorile sono calati del 1,07 per cento. Passando dai 408 milioni di euro stanziati per il 2025 ai 403 per l’anno corrente. Gli stanziamenti diminuiranno anche per il 2027 e il 2028. Consolidando così una tendenza pericolosa che per l’organizzazione comporta solo maggior disagio.

Il dipartimento ha infatti previsto un aumento degli stanziamenti per la polizia penitenziaria, che pure presenta una situazione di sottorganico strutturale, e nuove infrastrutture detentive.

Il disagio giovanile 

Questa situazione di precarietà, sottofinanziamento e criminalizzazione per Antigone rischia di aumentare, come già sta avvenendo, il livello di disagio giovanile. L’uso degli psicofarmaci è quasi raddoppiato passando da 31,49 confezioni/1.000 bambini nel 2020 a una media di 59,3  nel 2024. Con un aumento dell’88 per cento negli ultimi sei anni.

L’approccio alla criminalità minorile, adottato dal governo, viene definito deleterio. Non c’è, conclude il report, un’esplosione della criminalità minorile. Invece il calo – riscontrabile dai dati raccolti e pubblicati – viene marginalizzato dal discorso pubblico per via dell’eccessiva criminalizzazione penale del fenomeno. Colpendo così principalmente i ragazzi più giovani e fragili socialmente.

La diminuzione dei fondi non può essere una giustificazione ma mostra – si legge – una chiara volontà politica di agire, aumentando invece gli investimenti su infrastrutture detentive e criminalizzazione giuridica.   

© Riproduzione riservata