«Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, poveri, malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario», il messaggio del pontefice al Sacro Cuore di Gesù a Roma
Papa Leone ha scelto la parrocchia del Sacro Cuore di Roma, alla stazione Termini, per la sua seconda visita pastorale in Quaresima e subito mette in evidenza le contraddizioni che si consumano in pochi metri: la violenza e la solidarietà, il disagio dei clochard e la spensieratezza di chi prende un treno per partire. Tra i volontari c'è anche un professore di italiano che aiuta gli stranieri a imparare la lingua, prima chiave dell'integrazione. «Il prossimo suo allievo posso essere io», dice Leone XIV.
Tra i presenti ci sono anche i senza dimora assistiti ogni sera dalla Comunità di Sant'Egidio. Papa Prevost nell'omelia parla di «sfide» e «contraddizioni»:
«la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e coloro che non hanno un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i commerci illeciti delle droghe e della prostituzione». Quindi questa parrocchia romana «è chiamata a farsi carico di queste realtà, ad essere lievito di Vangelo nella pasta del territorio, a farsi segno di vicinanza e di carità. Ringrazio i Salesiani per l'opera instancabile che portano avanti ogni giorno, e incoraggio tutti a continuare ad essere proprio qui una piccola fiammella di luce e di speranza», ha concluso il papa.
Che ha lanciato un ultimo messaggio: «Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, poveri, malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario. Facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone, ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità».
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