Il mismatch tra uomini e donne non è solo materiale, costellato di differenze di stipendio e opportunità, ma è innanzitutto una distanza di comprensione e valutazione delle dinamiche cui sono sottoposte le donne nella società. Per gli uomini (37 per cento) il livello di pari opportunità raggiunto oggi è buono e per un altro 28 per cento è sicuramente sufficiente.

La percezione femminile è molto più fredda. Giudica buono il livello di parità raggiunto solo il 17 per cento delle donne e un altro 24 per cento lo valuta sufficiente. Mentre per il 59 per cento delle donne è ancora completamente insufficiente (29 tra gli uomini). Il gap, rilevato dalla recentissima indagine dell’osservatorio Fragilitalia del centro studi Legacoop e Ipsos, è evidente e si dipana su tutti gli aspetti esistenziali.

La qualità della vita che conduce una donna è giudicata ancora insufficiente dal 50 per cento dell’universo femminile (mentre tra gli uomini il dato scende al 24). Per non parlare del gap di sicurezza: il 68 per cento delle donne giudica i livelli di sicurezza insufficienti (contro il 43 degli uomini).

Le relazioni 

Ma a rendere la distanza particolarmente acuta è il tema relazionale. Nel corso degli ultimi lustri è migliorata la possibilità per le donne di sentirsi libere di esprimere sé stesse (+10 per cento, tra le donne, nel saldo tra quante affermano che sia incrementato e quante sostengono che sia peggiorato); così come è migliorato l’equilibrio dei ruoli e delle mansioni tra uomo e donna nella vita domestica (+11 per cento, tra le donne, nel saldo tra quante affermano che sia incrementato e quante sostengono che sia peggiorato).

A fronte di queste evoluzioni positive, abbiamo processi involutivi sul fronte relazionale. Per la maggioranza dell’universo femminile è diminuito il diritto di una donna a vedere rispettato il proprio “no” (con un saldo peggiorativo di -28 per cento tra quante affermano che è migliorato e quante che si è acutizzato).

Un dato che è in ulteriore imbruttimento negli ultimi due anni (+5 per cento). Va ancora peggio sul fronte del diritto delle donne di sentirsi libere di porre fine a una relazione senza temere conseguenze. Qui il saldo è -31 per cento, con il 45 per cento delle donne che ritiene tale diritto peggiorato negli ultimi anni (+ 7 per cento solo negli ultimi due anni). Un quadro completamente opposto è quello che traspare dall’opinione degli uomini.

Per l’universo maschile il diritto delle donne a vedere rispettato il loro “no” è migliorato nel corso degli ultimi anni con un saldo positivo di + 15 per cento. Analogo incremento (+10 per cento) sul diritto delle donne di sentirsi libere di porre fine a una relazione senza temere conseguenze.

Sicurezza e lavoro 

Anche sul fronte della sicurezza le donne segnalano un notevole peggioramento nel corso degli ultimi anni (-24 per cento), mentre per gli uomini il segno è nettamente contrario, con un + 7 per cento nel saldo tra peggiorato e migliorato. Il mismatch si estende a tanti altri aspetti.

Sul fronte lavorativo, ad esempio, per gli uomini la parità retributiva è quasi raggiunta (solo il 9 per cento la ritiene peggiorata e un altro 30 per cento la ritiene ancora difforme). Tra le donne il dato fa un triplo salto: il 22 per cento giudica in peggioramento il gap retributivo e il 41 per cento denuncia il permanere di significative distanze.

Differenze sintomatiche le incontriamo anche sulla possibilità di fare carriera. Il quadro è ancora negativo o in peggioramento per il 45 per cento delle donne, mentre per la maggioranza degli uomini (81 per cento) ormai non ci sono più differenze. Il divario emerso dall’indagine non rappresenta una semplice divergenza di opinioni, ma un vero e proprio scarto epistemologico: uomini e donne hanno due visioni profondamente differenti.

Per gli uomini, la parità è un traguardo archiviato, un dato acquisito nel novero dei diritti formali. Per le donne, è una prassi quotidiana di rivendicazione, costantemente minacciata da un arretramento che si consuma nella sfera più intima e invisibile: quella del consenso, dell’autodeterminazione relazionale e della sicurezza personale.

Inerzia cognitiva

Questo mismatch percettivo rivela la natura subdola e persistente dell’asimmetria di potere. La parità non è un interruttore che si accende una volta per tutte, ma un equilibrio dinamico e fragile, che richiede un continuo lavoro di manutenzione collettiva. L’illusione maschile di un “dovere compiuto” (per alcuni anche di un dovere fastidioso) rischia di divenire essa stessa un ostacolo, perché neutralizza l’ascolto e congela lo status quo, proprio nel momento in cui le donne ne denunciano l’insufficienza.

Il dato più profondo di questa indagine è che il patriarcato non sopravvive più (e solo) come struttura giuridica o economica esplicita, ma come inerzia cognitiva. Fino a quando la maggioranza degli uomini continuerà a percepire come adeguato un mondo relazionale che la maggioranza delle donne vive come insufficiente e ingiusto, la parità resterà un simulacro privo della sua sostanza più autentica.

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