Coltelli, ordigni, bandiere naziste e Mein Kampf. Sono questi i ritrovamenti delle perquisizioni effettuate dai carabinieri nelle abitazioni di 17 ragazzi, quasi tutti minorenni tranne tre maggiorenni, in diverse città italiane. I provvedimenti nascono nell’ambito di un’inchiesta sull’estrema destra e sono stati disposti dalle Procure di Roma e Venezia.

Le operazioni sono state condotte dai carabinieri del Ros e dalla Digos di Verona, con la collaborazione di reparti dell’Arma e della polizia impegnati in numerose province. Gli accertamenti sono partiti dal monitoraggio di canali social che, secondo gli investigatori, sarebbero collegati a reti neonaziste e accelerazioniste.

I giovani, oltre a sostenere gruppi suprematisti come “The Base”, diffondevano materiali di auto addestramento per realizzare, ordigni, azioni dirette e giocavano online simulando l’omicidio di minoranze etniche. Nelle chat sono anche stati proposti attentati contro una moschea, una sinagoga e persino una scuola.

Intanto, le autorità hanno disposto la chiusura dei gruppi Telegram dove era presente la rete.

«L’operazione condotta dalle forze dell’ordine, che ha fatto luce su una rete radicalizzata online e portato a perquisizioni in diverse città italiane, tra cui Bologna e Reggio Emilia, suscita profonda preoccupazione e impone una riflessione immediata e profonda da parte di tutte le istituzioni e della società civile», ha detto il deputato del Partito democratico, Andrea De Maria. «Il fatto che siano coinvolti ben 14 minorenni in dinamiche di esaltazione del nazismo, odio razziale, istigazione alla violenza e perfino nell'insegnamento di tecniche per produrre ordigni artigianali - aggiunge - mostra quanto sia drammaticamente diffuso e penetrante il rischio dell'hate speech e della radicalizzazione ideologica tra i più giovani sul web. A maggior ragione in una realtà da sempre presidio di democrazia, antifascismo e convivenza civile come Bologna, non possiamo permettere che la solitudine digitale e il linguaggio dell'odio corrompano la crescita dei nostri adolescenti. La risposta non può essere solo repressiva: serve una risposta educativa e culturale corale».

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