Più di quaranta pagine di elenco, per un totale di oltre duemila associazioni cancellate in un solo atto amministrativo. È la portata della determina della Direzione regionale per l’Inclusione Sociale del Lazio del 29 dicembre 2025, pubblicato sul Bollettino ufficiale regionale, che dispone la cancellazione del Registro unico nazionale del terzo settore (RUNTS) di migliaia di realtà di volontariato e promozione sociale per mancati adempimenti burocratici.

A comunicarlo è Gianluca Peciola, esponente di Sinistra Italiana e attivista per i diritti umani. «Si tratta di un atto burocratico che ha effetti sociali devastanti. Molte di queste associazioni hanno messo a disposizione i loro volontari per accogliere i pellegrini del Giubileo garantendo servizi di accoglienza, ascolto, orientamento, ristoro e assistenza sanitaria di base ai milioni di pellegrini giunti a Roma in occasione dell'evento Giubilare», spiega. «Non parliamo di una semplice pulizia delle liste. La cancellazione dal RUNTS significa non potere più erogare servizi, perdere agevolazioni fiscali, mettere a rischio l’operato di migliaia di operatori e operatrici. A pagarne le conseguenze sono soprattutto i cittadini più vulnerabili».

Il provvedimento

Le realtà cancellate sono le più disparate: pro loco, oratori, centri per anziani ma anche associazioni a tutela delle donne, che si occupano di autismo, associazioni sportive, medicina sociale.

Compare anche lo storico Baobab Experience da sempre in prima linea nell’accoglienza e il sostegno ai migranti. Un’esperienza consolidata e riconosciuta. «Siamo preoccupati. Numeri così non si erano mai visti. C’è stato evidentemente un corto circuito», commenta Andrea Costa, fondatore di Baobab. «Per noi essere fuori dal Registro significa non poter partecipare ai bandi. Ne abbiamo uno importante che scade il 31 gennaio per finanziare per un anno una casa, con una coordinatrice, che accoglie otto migranti tolti dalla strada, arrivati dopo viaggi durissimi e con bisogni sanitari complessi. Se non viene rivista questa cancellazione, il progetto per noi salta».

Un altro nodo cruciale è il 5X1000, risorsa fondamentale per le piccole realtà. «Per noi che siamo tutti volontari è un’entrata vitale», continua Costa. «Serve per rispondere ai bisogni immediati: una visita specialistica, un paio di occhiali, un farmaco. Senza quei fondi, aiutare diventa molto più difficile. Tutto quello che entra viene speso per le persone che arrivano dalla rotta balcanica o dal mare, spesso con segni di tortura e forti fragilità. Interrompere questi servizi significa colpire direttamente chi è ai margini».

Il dialogo con la regione

Dopo la pubblicazione della lista delle associazioni coinvolte e le prime segnalazioni, qualcosa all’interno della Regione Lazio ha iniziato a muoversi. Fa il punto sulle interlocuzioni con i funzionari Francesca Danese, portavoce del Forum del Terzo Settore del Lazio. «Stiamo lavorando incessantemente. Abbiamo aperto subito un confronto con la Regione. È stata riconosciuto che, con un’operazione così massiva e numeri elevati, una parte di errore è prevedibile».

Molte delle realtà cancellate avevano regolarmente depositato i bilanci. «Bisogna fare delle differenze: tra le associazioni che da tempo non sono più operative e quelle che magari non hanno solo aggiornato le modifiche richieste, per esempio l’ingresso di nuovi volontari, modifiche di statuto, mail dei nuovi presidenti, perché non ci sono riusciti. Insieme al Centro di Servizi per il Volontariato del Lazio stiamo raccogliendo materiali e segnalazioni per lavorare caso per caso insieme ai funzionari che si sono messi a disposizione».

Mancata comunicazione

In attesa di soluzioni concrete resta un danno concreto a una rete di solidarietà che ogni giorno garantisce sostegno a chi è più fragile. «Il volontariato non è un’impresa», commenta la dottoressa Lucia Ercoli, responsabile sanitario Medicina Solidale e presidente di Fonte d’Ismaele. «È la spina dorsale della tenuta dello stato sociale. Colpire questo sistema è come un medico che, per curare, sopprime il paziente».

Molte delle realtà coinvolte nella cancellazione non hanno ricevuto nessuna comunicazione, nonostante l’atto prevedesse 120 giorni per regolarizzare le posizioni e caricare i documenti richiesti. «È evidente che stare dietro a tutti i passaggi burocratici che vengono richiesti è sempre più complesso soprattutto per associazioni composte unicamente da volontari», conclude Costa. «Colpire il volontariato significa colpire chi vive ai margini, in un momento in cui l’accesso alle cure è sempre più difficile e la povertà cresce. Questo è il vero problema».

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