Un Notam emesso da Air Bp Italia ha avvertito le compagnie che fino al 9 aprile ci saranno limitazioni nei quattro aeroporti «per disponibilità ridotta». Sarà data priorità nel rifornimento ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a tre ore
Agli aeroporti di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia sono state imposte le prime limitazioni di carburante per gli aerei. È stato Air Bp Italia, tra i principali operatori, a emettere un bollettino aeronautico (Notam) rivolto alle compagnie per informarle che fino al 9 aprile, nei quattro scali, ci saranno limitazioni per il carburante.
Sarà data priorità nel rifornimento, ha spiegato la società che fa parte del colosso britannico Bp, ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a tre ore. Per tutti gli altri voli, la distribuzione sarà contingentata.
Il limite stabilito per aeromobile è di 2mila litri a Bologna e a Venezia, e 2.500 a Treviso. La situazione più delicata, dal Notam rivolto alle compagnie, sembra essere quella dell’aeroporto di Venezia “Marco Polo” poiché è l’unico scalo in cui si fa un ulteriore raccomandazione esplicita: ai piloti si chiede di fare carburante prima di arrivare.
Anche l’aeroporto di Milano Linate è interessato da restrizioni ma, al contrario, non è stato esplicitato alcun tetto quantitativo.
L’effetto della guerra
È l’effetto diretto della guerra innescata dall’attacco di Israele e Stati Uniti sull’Iran, che ha poi avuto forti ripercussioni sulla regione, e non solo. Teheran sta esercitando un controllo e imponendo forti limitazioni sullo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20 per cento della produzione globale di petrolio, circa 20 milioni di barili di greggio al giorno, che proviene dai produttori di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait e Iran. Lo stretto «non tornerà mai allo status di prima», ha avvertito Teheran. I transiti sono ai minimi storici.
La premier Giorgia Meloni venerdì è partita per una missione lampo verso i paesi del Golfo, non solo come gesto di solidarietà per gli attacchi subiti dall’Iran, ma soprattutto per assicurare all’Italia gli approvvigionamenti energetici necessari.
Considerata la situazione che ha portato la presidente del Consiglio a una trasferta a sorpresa, alcune compagnie aeree potrebbero decidere di tagliare il numero di voli.
Il gruppo Lufhtansa ha già avvertito che nel caso in cui il conflitto in Medio Oriente dovesse prolungarsi, ci potrebbero essere problemi di disponibilità di carburante. In un’intervista al quoridiano tedesco Die Welt, la responsabile del settore tecnologia e It Grazia Vittadini sottolinea come «ci siano già difficoltà in alcuni scali in Asia». Lufhtansa si è coperta tramite contratti derivati dai rialzi dei prezzi sull’80 per cento delle proprie necessità per il 2026 ma «certamente la crescita ha un impatto anche su di noi», ha ammesso Vittadini.
Anche Ryanair ha fatto sapere che il protrarsi fino a maggio o giugno dello stretto di Hormuz non permette di «escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei». E non si prevedono «carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione», ha aggiunto la compagnia, «al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire le forniture fino a metà/fine maggio».
Il fabbisogno europeo
Ciò che rende vulnerabile l’Europa ai colli di bottiglia nell’offerta, come quello che si sta verificando con lo Stretto di Hormuz, è il livello di importazioni, che si aggira attorno al 30 per cento del suo fabbisogno di carburanti per aerei. Il dato è stato diffuso a novembre dall’associazione internazionale del traffico aereo (Iata).
Già all’epoca, prima del conflitto, l’associazione ammoniva come nel Continente la capacità di raffinazione per questo tipo di carburante sia in calo e alcune zone dove mancano le infrastrutture possono andare incontro a vulnerabilità.
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