Il primo tormentone estivo è arrivato senza che nessuno lo vedesse arrivare: il nuovo singolo dell’artista pugliese featuring Levante e Delia è un tripudio di folklore e sentimentalismo che fa leva sui fuorisede. Ma forse è anche un modo per prepararci a queste ferie in tempo di guerra
Senza che nessuno lo avesse «visto arrivare», come suole dire in questi tempi di memificazione totale, ecco il primo e primaticcio tormentone dell’estate.
Dopo un Sanremo intimista, Serena Brancale spezza i rigidi calendari dell’industria musicale italiana e tira fuori un precoce featuring con Levante e Delia dal titolo di chiara ispirazione rosselliniana: AL MIO PAESE, scritto proprio così, in maiuscolo, a mo’ di striscione.
Si parla di Madonne nelle chiese, di signore sulle sedie, di feste di piazza, di amore e di fede, di parenti invadenti ma affettuosi, di lenzuola bianche, Sicilia, Calabria, Sorrento, sciuri sciuri e Santa Rosalia. «E cominciano le ferie quando torno al mio paese», cantano le tre artiste in questo tripudio di folklore che ricorda al contempo un raduno neo-borbonico per celebrare l’antico e mai dimenticato splendore del Regno delle due Sicilie, l’inchiesta di Ernesto De Martino su Sud e magia e il rebranding in stile barocco e Vita Lenta di tutti i B&B da Roma in giù.
Il messaggio nascosto
La solita accozzaglia di stereotipi sentimentali per far leva sui fuorisede costretti a vivere in un monolocale a Bovisa, diranno i maligni. Sono solo canzonette, penserà qualcuno; certo, ma proviamo a fare uno sforzo esegetico in più. E se quello di Brancale fosse un lungimirante consiglio per la stagione a corto di carburante che ci si prospetta?
Mentre i giornali cominciano a elargire pratiche guide di «vacanze in tempo di guerra», le Destiny’s Child versione Notte della Taranta propongono un piano concreto per far fronte all’emergenza. Perché prendere un aereo per una vacanza intercontinentale nel Sud Est asiatico quando si può tornare al proprio paese. Perché cercare l’esotico quando l’esotico è proprio qua, su una sedia di plastica, con un rosario in mano e si chiama zia Concettina.
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